Taccuino Liberale. Uno Stato da Maalox

In questa settimana due filoni di notizie molto distanti da loro, ma uniti da un minimo comune denominatore ˗ lo Stato ed il suo ruolo ˗ sono protagonisti dell’attività politica e sociale nel paese.

Il primo filone di argomenti di cui abbiamo letto e di cui si è discusso nei talk show televisivi gira intorno all’economia con una dedica speciale alle tasse, alla maggiore spesa e ad un paese cicala, che sembra aver perso il lume della ragione per quanto attiene alle sorti economiche del Paese. 

Un liberale credo faccia davvero fatica a stabilire se sia più grave l’ipotesi di una patrimoniale “europea” auspicata dalla segretaria del Pd (così da evitare la fuga dei contribuenti dal loro dovere di perpetuare la fornitura di risorse sempre maggiori per mantenere in piedi un sistema in cui ˗ a differenza di quello affermato dalla Schlein ˗ non c’è un 1 per cento di ultraricchi a fronte del 99 per cento tutto povero e bisognoso, ha spiegato in tv. Tutti numeri da dimostrare, soprattutto quel 99 per cento in cui si è annoverata anche lei, che notoriamente non risulta povera, anzi dotata anche di armocromista al seguito in occasione di shooting fotografico per Vogue, e non risulta neanche che tra le preoccupazioni dei povery ci sia la definizione delle migliori nuances da prediligere in armonia con i propri incarnati. C’è invece il 35 per cento dei contribuenti che paga il 65 per cento dell’Irpef) oppure se sia peggiore la patrimoniale italica, ma stavolta battezzabile l’Imu in salsa Ue.

Spieghiamo meglio.

Forse né i liberali e né i soliti comunisti sanno che, dal 3 giugno 2026, è entrato in vigore in Italia il nuovo metodo di calcolo della Certificazione energetica APE, previsto dal Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 28 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025. Si tratta di un aggiornamento rilevante della metodologia tecnica utilizzata per determinare la Classe energetica degli immobili; cambiando le modalità di calcolo che ne determinano il risultato finale, a parità di immobile, la Classe energetica potrebbe risultare diversa rispetto al passato, ed ovviamente in peius. Questo comporta una diminuzione di valore degli immobili e quindi si sostanzia come una tassa patrimoniale perché si riduce la possibilità di guadagno sia in caso di vendita che di locazione. È in Classe energetica bassa la stragrande maggioranza del patrimonio immobiliare italiano, e per chi non ha avuto l’accortezza di far fare un’APE prima del 3 giugno, si ritrova ˗ oggi ˗ automaticamente in una classe peggiore, e a poter guadagnare meno, rimanendo però costanti rendite catastali e dunque le tasse.

La Classe energetica di gran lunga più diffusa e frequente del patrimonio immobiliare in Italia è la classe G e rappresenta oltre il 57 per cento degli edifici. Peggiorando i criteri di valutazione delle superfici esposte prive di isolamento termico come balconi e terrazzi, peggiorerà ulteriormente il valore di tale patrimonio. Considerato che l’81,6 per cento delle famiglie italiane vive in una casa di proprietà, e che il 26 per cento ha anche una seconda casa ˗ percentuali tra le più alte in Europa ˗ è del tutto evidente come le attuali normative europee in materia di risparmio energetico, siano fortemente penalizzanti per l’Italia.

La nuova APE si configura quindi come di una sorta di patrimoniale occulta addizionale alla patrimoniale già in vigore, che andrà a peggiorare il già disastrato patrimonio immobiliare del paese, in gran parte costruito prima del 1980, e che non è propriamente tutto come il bosco verticale a Milano. 

Questo ulteriore decremento del valore delle proprietà immobiliari degli italiani (a meno di ingenti ristrutturazioni per le quali sono state ridotte le percentuali di detraibilità dai redditi, riducendo ulteriormente le già pessime condizioni reddituali disponibili degli italiani che si collocano ben al di sotto della media europea) contrasta con il fatto che l’Italia ha ottenuto dalla Ue della flessibilità per poter ridurre il costo energetico a famiglie e imprese, a patto e condizione che riformi il catasto. Un ulteriore, pesante aggravio di tasse sugli immobili in arrivo.

Ora da liberali, e forse anche da semplici ed umili teste pensanti risulta abbastanza evidente la contraddizione: se l’obiettivo della riforma del catasto serve per aumentare gli estimi e quindi imporre maggiori tasse, come può avvenire se dal 3 di giugno, di fatto, molti immobili hanno perso ulteriore valore per via delle scarse dotazioni e qualità energetiche presenti in un patrimonio immobiliare vetusto e poco ristrutturato? 

Per aumentare i valori catastali da qualche dato bisognerà partire, e se le case valgono meno perché immobili meno performanti e con rating APE bassi valgono meno ed hanno prezzi di mercato più bassi, come saranno giustificati agli occhi dei cittadini da parte del governo gli aumenti di tasse imposti dall’Ue, per il tramite della riforma del catasto?

Perché una riforma degli estimi catastali è sempre ipotizzata in rialzo e mai in diminuzione, nonostante i valori immobiliari, ad esclusione di quelli in alcuni grandi centri urbani, siano di fatto diminuiti di oltre il 30 per cento rispetto a 10 anni fa?

Possibile che l’unica, vera ed indefettibile mission italiana ed europea sia tassare, tassare e poi anche tassare? Possibile che di ridurre spese e tasse non se ne parlerà mai? Un tabù a destra e manca.

Ma se è vero, come afferma una certa vulgata mainstream, che il governo e la maggioranza politica attuale perderanno le elezioni, perché i politici attuali non provano a lasciare un segno vero, forte e profondo, tagliando selvaggiamente spesa e tasse, e lasciando margine di manovra sostanzialmente nullo all’opposizione che aspira ad andare a Palazzo Chigi?

Perché non provare a vincere non rincorrendo il già chiarissimo programma politico in ambito economico e fiscale del campo largo, bensì facendo il contrario, tagliando le tasse, aumentando la libertà d’impresa, deregolando e liberalizzando, riducendo al lumicino il prelievo fiscale, e cercando di ridurre spazio e profondità di manovra e di utilizzo dei soldi dei contribuenti italiani da parte del futuro governo e della nuova maggioranza?

A questo punto ci si potrebbe quasi meravigliare del fatto che l’attuale opposizione, non pensi già di proporre una tassa patrimoniale che vada ben oltre i confini terracquei, che sia magari intergalattica, in modo da tagliare anche la speranza a chi dovesse decidere che sia meglio affidarsi a qualche missione spaziale con destinazione Marte o anche oltre, piuttosto che essere prosciugati da uno Stato vessatore che ci vede come limoni sempre pieni e sugosi da spremere a piacimento. 

Lo stordimento per l’incapacità e la mancanza di volontà del taglio della spesa, dello sperpero pubblico, della pretesa di dare tutto a tutti, anche quando non partecipano alla produzione della ricchezza ma vivono nel sottobosco della magnanimità pubblica, in attesa di ricevere un bonus, un aiutino, un’esenzione, un contributo, senza rinunciare però alle unghie fatte dai centri estetici cinesi, allo spritz, tutto spesso pagato cash only (altro che cashfree di londinese memoria), un liberale potrebbe anche averlo, accompagnato magari da un vago senso di nausea o bruciore di stomaco, e neanche un gastroprotettore potrebbe salvarlo dalla barbarie di certe notizie.

Il malessere si aggrava infatti, prima di tutto come essere umano, e poi come liberale, dal secondo filone di notizie, riguardanti le tristi sorti di bambini. Madri protagoniste di orrori inenarrabili, che hanno ucciso, o seviziato o maltrattato figli piccoli, e dinanzi alle quali è impossibile non indignarsi, soprattutto dopo che siamo stati costretti a seguire le cronache dell’iperattivismo pubblico, nei riguardi della famiglia nel bosco e di tanti neo-rurali nel Paese.

Sorge spontanea la domanda: ma se ci deve essere questo Stato che ti invade e pervade la vita, dov’era in Liguria ed in Lombardia per Beatrice, o per i quattro fratelli di Bergamo, seviziati dalla madre, noti al Tribunale di Brescia ma lasciati alla madre perché i figli, come racconta il Corriere, già nel 2019, non erano stati in grado di parlare dopo le denunce di un nonno, ed ora cresciuti sono riusciti a liberarsi di un fardello enorme raccontando quanto accaduto loro in casa? 

Perché ˗ lo Stato ˗ non ha evitato quelle stragi di vittime innocenti, mentre si accanisce su genitori che non risulta abbiamo picchiato i figli con cavi elettrici, non li abbiano obbligati a dormire nelle docce, non hanno spento mozziconi di sigaretta sulla loro pelle delicata, o fatto loro ecchimosi in volto, o costretti a fumare, o lasciare morire di stenti in una culla come accaduto alla piccola Diana, o uccisi nonostante i segnali mandati dai bambini stessi come nel caso del piccolo Giovanni. Come mai i servizi sociali ed i tribunali per i minori pagati con le tasse dei contribuenti italiani, in Abruzzo o in Toscana, nei riguardi dei genitori colpevoli solo di essere neo-rurali operano e provvedono in un modo, mentre in Liguria, in Lombardia, in Friuli, contro madri disfunzionali non hanno agito in modo da evitare le torture tremende di cui si legge ancora in questi giorni?

Ci hanno sempre raccontato che le tasse sono belle, buone e giuste, perché servono per dare ai cittadini bisognosi servizi essenziali, e che chi vuole il taglio delle tasse è egoista, e non ha a cuore la sorte dei più fragili a cui solo lo Stato può e deve provvedere e quindi lo Stato, per questo deve esistere con tutte le sue esigenze e va mantenuto. Ma se lo Stato fallisce la sua missione? Se non riesce a proteggere adeguatamente neanche i più piccoli, e ad arginare questa mattanza e si accanisce ideologicamente contro chi non ha una vita “conformata all’ideale mainstream”, e si fa sfuggire i casi drammatici veri, che si fa?

Neanche un Maalox ci salverà dallo stato di disagio per uno Stato sempre più spesso sprecone e disfunzionale, che dice di prelevare i nostri soldi dalle nostre tasche per fare del bene, ma le cronache non paiono dargli troppo ragione.

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Aggiornato il 05 giugno 2026 alle ore 14:40