Taccuino Liberale. Fine vita, una battaglia di civiltà

Sono molte le riflessioni che in questi giorni un liberale potrebbe svolgere sui maggiori temi che tengono banco tra i media e l’opinione pubblica, dato che la situazione generale sembra improvvisamente essersi fatta così buia, che la tempesta sembra essere l’unica opzione possibile. Il governo annaspa, e pure il paese non si sente troppo bene. La congiuntura internazionale è quella che è, quella economica che con le previsioni di crescita del Pil tendenzialmente fermo allo 0,7 per il periodo 2026-2029 c’è davvero da mettersi le mani nei capelli.

Tuttavia, in Parlamento, si legge dai media, potrebbe avere un’accelerazione l’iter di approvazione del provvedimento legislativo sul fine vita. Sarebbe un atto di civiltà estremo ed un segno per contrastare l’immagine ormai molto sbiadita del Parlamento, che più che aula dove si svolge il confronto democratico sembra un’aia (ma come si fa a sopportare che un leader di partito si rivolga al governo definendolo la famiglia Addams? Fin dove può scadere il linguaggio del confronto politico?).

Non c’è ancora un testo congiunto, ma l’approvazione sarebbe un segno che siamo finalmente arrivati alla modernità ed alla civiltà piena, e soprattutto che i cittadini, almeno in questa materia non sono sudditi che devono pietire dallo stato la possibilità di smettere di soffrire, ma sono liberi di autodeterminarsi, o di esprimere per il tramite dei propri cari la propria volontà qualora sopraggiunga l’impossibilità fisica di esercitarla.

Chissà perché quando un animale d’affezione, viene colpito da un male incurabile, o ha una patologia che lo fa soffrire, e il mantenimento in vita significherebbe solo far perdurare il dolore e la sofferenza, nessuno invoca il diritto dell’animale a morire quando lo decide il cielo, e si evita l’accanimento terapeutico procedendo con l’accompagnamento al fine vita medicalmente assistito, mentre per gli esseri umani non vi è analoga forma di pietà. Cosa ci spinge ad accettare per i nostri pelosi (cani, gatti, conigli e chi più ne ha più ne metta, ed aggiunga a questo misero elenco il suo pet prediletto) l’aiuto all’eliminazione della sofferenza, mentre l’essere umano deve per forza soffrire e morire dopo magari mesi, anni di dolore, di vita non autonoma. Per dirla con le parole di un noto esponente della sinistra se si è costretti ad una esistenza immobile su una sedia a rotelle senza fare nulla, apparendo alla sinistra inutile vivere in queste condizioni perché non lascia gli individui liberi di scegliere e quindi si impegna a persuadere anche i più recalcitranti e retrivi parlamentari di ogni fede politica ad approvare una legge che farebbe smettere di costringere tanti cittadini ad andare a morire dove è concesso? 

È un costo emotivo e finanziario che non tutti possono permettersi, anzi solo pochi possono farlo, per questo sarebbe anche una legge “democratica” offrendo a tutti la stessa opportunità. Lanciamo quindi un appello alle Commissioni che stanno valutando il provvedimento di lavorare affinché questa battaglia di civiltà possa essere portata a compimento, con l’auspicio che non sia il solito provvedimento all’italiana, in cui oltre gli intenti c’è una tale complessità attuativa che di fatto svuota di efficacia la legge. 

Ecco, su temi come questo, fare melina, sarebbe peggio che non averla la legge sul fine vita. 

Bisogna fare bene, le persone hanno diritto almeno quanto gli animali, di non soffrire quando si ammalano, e se i nostri animali di affezione si affidano a noi per la cura e l’accompagnamento verso la dipartita, altrettanto meritiamo noi e/o i nostri cari, e solo chi non ha mai avuto animali che si sono ammalati, o persone care che hanno vissuto gravi malattie, possono pretendere di imporre la loro contrarietà alla legge sul fine vita a tutti gli altri. 

Illiberali che non hanno a cuore né la propria di libertà, né quella degli altri, che inizia dove la loro finisce. Chissà cosa toglie agli altri la possibilità che questi possano disporre della propria vita, possano scegliere, con coraggio, umiltà, e spesso con cognizione del valore della vita molto più profonda di quelli che si sono sempre opposti all’introduzione in questo Paese di una legislazione sul fine vita.

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Aggiornato il 15 maggio 2026 alle ore 10:19