Taccuino Liberale. “Voting with their feet”

Domenica 24 e lunedì 25 maggio, circa 6,5 milioni di abitanti saranno chiamati alle urne per il rinnovo di 894 consigli comunali e relativa elezione dei sindaci. Sono 121 comuni (di cui 18 comuni capoluogo) con più di 15.000 abitanti e 773 comuni pari o inferiori a 15.000 (di cui n. 2 comuni capoluogo). Qualora il lettore fosse appassionato ai numeri e alle statistiche può trovare ogni indicazione cliccando qui.

Parliamo di una miriade di piccoli e piccolissimi enti locali, che però rappresentano il primo livello di rapporto con lo Stato, e spesso sono la fonte primaria di rapporto con il cittadino (e a volte anche l’unica). Sono anche il primo livello impositivo, che può incidere non poco sulle tasche dei contribuenti. Le imposte locali sono aggiuntive rispetto alle statali, e la virtù ˗ o meno ˗ degli amministratori locali può incidere più o meno pesantemente sui cittadini, a volte anche tra comuni limitrofi.

Come abbiamo letto sulle colonne di questo quotidiano, Confedilizia, nel corso dell’assemblea annuale che si è tenuta qualche giorno fa ha sostenuto molto correttamente che: “La proprietà immobiliare rappresenta una delle infrastrutture economiche e civili più importanti del Paese. Produce ricchezzaoccupazioneinvestimenti, manutenzione urbana, gettito fiscale...”.

Per questo, se fossi un elettore di uno di quegli 894 comuni, prima di scegliere chi votare, guarderei ai programmi proposti, oltre che ai singoli candidati, preoccupandomi qualora fossero estremamente generosi di promesse non a costo zero, e mi concentrerei su chi prevedesse abbassamento di aliquote fiscali, riduzioni di tributi, semplificazione e facile accesso ai servizi, privatizzazioni, liberalizzazioni.

Insomma sarebbe importante sostenere chiunque fosse teso a rimuovere ostacoli, consentendo l’espansione della libertà individuale e riducesse l’ingerenza del pubblico, e soprattutto si impegnasse a mantenere la tassazione locale bassa, perché in quegli 894 comuni, le case spesso o sono spolpate vive anche quando sono piccole case, sorte su territori oggi fragili, ma non ritenuti così quando furono concesse le licenze edilizie, magari 60-100 anni fa, o sono case spopolate perché sono seconde case, o sono case abitate da gente con la pensione sociale e poco più. 

La casa è uno dei beni più tassati e facilmente tassabili in Italia, dimenticando che è un patrimonio di cultura, economia e sociale che non può essere banalmente considerato come vecchio retaggio borghese da archiviare al più presto.

Ricordiamo anche che ci sono comuni in cui si cerca ancora di avere un posto di lavoro, una casa, un favore o un vantaggio dal sindaco, piuttosto che pretendere che ci siano le condizioni perché si riesca a soddisfare le proprie aspettative sul mercato.

Ogni elezione, dunque, ripropone temi cari all’organizzazione della macchina burocratica, che a livello locale impatta molto rapidamente sui cittadini, perché di un disservizio nazionale possono anche non accorgersi, ma di un pessimo servizio di raccolta rifiuti, o anche semplicemente dei servizi anagrafici o cimiteriali percepiscono immediatamente e direttamente tutte le conseguenze.

Forse sarebbe ora di rivisitare quella normativa nata dopo il 1990, che fu un vero e proprio spartiacque per la disciplina degli enti locali, e provare a disegnare ambiti diversi di intervento, geografie fiscali più omogenee e soprattutto forse una costruzione della spesa diversa da come è oggi.

Se passi da gigante si sono fatti con l’abbandono del criterio della spesa storica tipica degli anni ‘70, sicuramente ancora si può e si deve fare oggi, perché i comuni in dissesto e predissesto sono ancora troppi, ed i cittadini, soprattutto alcuni, come i proprietari immobiliari, sempre più spesso sono chiamati a pagare tasse molto alte per servizi di cui poi non possono fruire adeguatamente o affatto.

Purtroppo, da una parte il free riding è ancora molto esteso (e ci si chiede quanti dei candidati che promettono di impegnarsi per il bene dei cittadini, sappiano cosa sia e se saprebbero implementare politiche volte a ridurlo) e dall’altra se i cittadini possono difendersi da livelli fiscali locali quasi predatori “voting with their feet” purtroppo le loro case, gli immobili dedicati alle loro attività imprenditoriali, commerciali o produttive, non possono essere spostati fisicamente dove ci sono aliquote più basse e servizi migliori.

Quindi rivolgiamo pure con fiducia, un augurio di buon voto ai tanti elettori chiamati a scegliere il loro futuro prossimo e delle entità locali in cui vivono, invitandoli a ricordare che non esistono soldi pubblici, ma solo soldi dei contribuenti, e che ogni euro di spesa in più che viene promesso, è un euro di guadagni che viene prelevato dalle loro tasche e quindi reso indisponibile per sé e per i propri cari, per essere speso da altri, magari a favore solo di altri. Sono politici che non hanno alcun’altra forma di responsabilità se non quella politica di non essere eventualmente rieletti alla tornata elettorale successiva.  

Dopotutto, domani è un altro giorno, dice una celebre battuta di un celebre film, e votando si può scegliere il tipo di risveglio che si preferisce.

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Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 10:35