Taccuino liberale. Una lady di ferro per Palazzo Chigi?
Foto: La bella addormentata nel bosco

Ferragosto è alla porte e a meno di grandi disastri anche il governo, ricaricherà le batterie, in vista di un autunno che si prospetta molto impegnativo. Finiti i guai derivanti dal rialzo dei carburanti e alla querelle sulle accise, la sostanza prevede una sessione di bilancio che si prospetta come un bella passeggiata tra le sabbie mobili. Sarà l’ultimo bilancio a firma di questo governo o il penultimo della legislatura? Domanda non di poco conto, perché strategicamente c’è un’immensa differenza; nella indeterminazione dell’esito della riforma della legge elettorale, della data dello svolgimento delle prossime elezioni politiche nazionali, e nell’ambito del risiko geopolitico dalle geometrie sempre più variabili, la tentazione di fare una legge di bilancio da “far implementare” all’attuale opposizione qualora si abbia la sensazione che possa vincere, potrebbe essere forte; ma se non ci fosse la certezza di essere sconfitti, o che questa non sia l’ultima manovra, perché ci sarebbe anche il prossimo anno, qualora le elezioni si tenessero d’autunno, allora bisognerebbe evitare di fare harakiri, quanto meno sul piano economico, e poi su molto altro. Autunno caldo alle porte dunque, ma con attuale navigazione a vista.

Si dice che la premier abbia a cuore la data del 4 settembre prossimo, in cui il suo governo diventerebbe il più longevo giungendo al primo posto della graduatoria dei governi con la durata più lunga nella storia della Repubblica italiana. Un traguardo non da poco, per un Paese noto per l’instabilità dei governi (eravamo conosciuti per quelli con i governi cosiddetti “balneari”) ma è davvero la durata la cosa più importante per un governo? E davvero la premier vuole essere ricordata per aver battuto Silvio Berlusconi sulla durata del governo? È davvero questo che fa la differenza tra un governo “da ricordare”, solo perché lungo e stabile rispetto a un governicchio di pochi giorni?

Qualche dato: tra i governi più brevi della repubblica ricordiamo il Governo Andreotti I nel 1972 di soli 9 giorni effettivi; segue a ruota il Governo Fanfani VI nel 1987 di appena 11 giorni, quasi appaiato dal Governo De Gasperi VIII nel 1953 che ebbe soli 12 giorni di vita effettiva; concludiamo la carrellata ricordando il Governo Fanfani I nel 1954 durato 22 giorni.

È chiaro che essere arrivati ad oggi a già quasi 1.400 giorni è un risultato, ma solo se la durata è un valore superiore ad altri. Qualora invece la premier volesse essere ricordata non solo per un dato tutto sommato “formale” ma per aver lasciato un buon segno del suo passaggio a Palazzo Chigi, nel Paese e nella società allora bisognerebbe interrogarsi su cosa potrebbe o dovrebbe fare per essere ricordata come statista che ha inciso profondamente nel Paese, come seppe fare ad esempio Margaret Thatcher, durante un periodo che fu senz’altro più lungo di governo rispetto a quello in carica in Italia, ma che intraprese il ruolo di modernizzatrice della nazione sin dalla prima dichiarazione pubblica una volta arrivata a Downing Street, in cui le era così chiaro cosa fare per risollevare il suo Paese, considerato il malato d’Europa, e come farlo, che non esitò a citare San Francesco (o quanto meno ad utilizzare le parole a lui attribuite) per far capire che la storia del suo Paese, con la sua elezione, aveva preso un’altra piega rispetto al passato.

Vero che la premier italiana viene da una tradizione politica profondamente diversa da quella della premier inglese, e altrettanto vero che negli anni di premierato della Thatcher, sulla sponda dell’oceano atlantico, c’era un presidente del calibro di Ronald Reagan e di consiglieri dello spessore di premi nobel, et similia, mentre oggi tutto ciò è impensabile di avere sia qui, sia in Uk che nel continente americano. Altrettanto vero però è che proprio perché le buone leadership europee latitano, ci potrebbe essere spazio per la nostra premier per fare qualcosa di grande, di liberale, per lasciare un segno in questa legislatura, per festeggiare davvero con un significato autentico il governo più stabile e lungo ma che dovrebbe essere ricordato anche per essere il più efficace, e per gettare eventualmente i semi per proseguire, se gli elettori le daranno il mandato di proseguire il lavoro anche nella prossima legislatura. Altrimenti, quanto a lunghezza di azione, vince la bella addormentata nel bosco, che con il suo sonno, fece trascorrere ben 100 anni, in attesa che arrivasse il principe azzurro, e di principi azzurri, in suolo patrio, non ci pare di scorgerne all’orizzonte.

Su cosa e come potrebbe la Meloni procedere, nel segno di una Lady (di ferro) che traghettò un paese asfittico, con un’economia post imperiale disastrosa ad un Paese che ha anche detto no all’Europa burocratica made in Bruxelles, ne abbiamo parlato qualche mese fa, presso la sede di Confedilizia, ad un evento sui liberali in Italia, di cui trovate le registrazioni sul sito de L’Opinione delle Libertà e sul canale YouTube. Lì, assieme a Luca Bellardini curatore del libro La donna che ha cambiato il mondo. Margaret Thatcher e la sua eredità, edito da Liberilibri, assieme agli altri coautori assieme alla sottoscritta, dinanzi a un parterre d’eccezione tra cui molti volti che hanno fatto la storia della Prima e della Seconda repubblica, abbiamo provato a raccontare di un parallelo anomalo, ma non impossibile tra le due premier e a delineare cosa potrebbe prendere la premier italiana dalla lady di ferro per traghettare questo Paese, che non sta molto meglio di quando la Thatcher divenne primo ministro.

Se volete scoprire cosa ci siamo detti in quel consesso, il link è questo. Buona visione e buon ferragosto “cari amici vicini e lontani, ovunque voi siate”.

Aggiornato il 07 agosto 2026 alle ore 10:29