Una Roma sempre meno eterna

Taccuino Liberale #73

La chiusura improvvisa di un famoso bar a pochi passi da Palazzo Chigi, per fare posto all’ennesimo locale gelateria per turisti, appartenente ad una catena di locali che stanno sorgendo come funghi nella zona del centro storico di Roma, oltre ad essere una triste notizia perché il centro storico perde l’ennesimo locale a favore di un’attività commerciale ad uso esclusivo dei turisti, impone una riflessione sulla visione della città di Roma, schiacciata tra incapacità progettuale politica, e mancanza di forza da parte del settore del commercio, di progettualità imprenditoriale.

Nel giro di pochi mesi si sono persi diversi locali considerati “storici”, o comunque affermati, per fare posto ad attività commerciali quantomeno di dubbia necessità. Davvero al posto del bar Pascucci, c’era bisogno dell’ennesimo minimarket turistico (in cui ovviamente non c’è mai un avventore ad acquistare alcunché) e davvero al posto del Bar La caffettiera c’è bisogno di un’ennesima gelateria?

Purtroppo il centro di Roma sta assumendo sempre di più le sembianze di una specie di Las Vegas pataccara per turisti peraltro indegni di attività commerciali di qualità, con una ristorazione sempre più votata alla proposta di massa, piuttosto che a proporre un’offerta qualitativa, degna della monumentalità millenaria che dovrebbe contraddistinguere la città.

Negli ultimi 30 anni, nessuna amministrazione comunale aveva mai permesso un ricambio commerciale così al ribasso, una perdita così grave della personificazione del commercio, e la chiusura di gran parte delle attività ritenute di prossimità e quindi utilizzabili dai residenti, che si vorrebbe tanto tenere in centro, ma che poi di fatto vengono cacciati per l’impossibilità di vivibilità come c’è invece in altri quartieri e zone della città. 

Nei decenni passati, soprattutto tra tanti liberali, vi era il mito della liberalizzazione delle licenze e della libera impresa commerciale, come motore di sviluppo, che portò a fine anni ‘90 all’abolizione delle tabelle merceologiche; l’idea era che ciò avrebbe stimolato la concorrenza e portato benessere per tutti.

A Roma, nel centro storico non è così, e la chiusura anche della Caffettiera (e vedremo a breve se anche piazza San Lorenzo in Lucina subirà stessa sorte) si chiude per sempre un capitolo importante per un certo tipo di locali che davano la dimensione del carattere quanto meno del centro della città, mentre oggi c’è un’accozzaglia di attività che apre, rimane un po’ in piedi e poi chiude, per fare posto all’ennesima attività commerciale inutile, sempre vuota (ma come fanno a pagare le locazioni se nei negozi non si vede mai nessuno?), mal arredata, tenuta sempre più spesso da persone non italiane (prendiamo il caso di Pascucci, ma come ha fatto uno del Bangladesh a venire a Roma e dopo 4 mesi dal rilascio del permesso di soggiorno ad avere ben duecentomila euro per pagare la licenza?). 

Ci chiediamo dove siano gli organi preposti ai controlli, l’Assessorato al commercio che politiche di controlli ha? Quante attività sono state verificate negli ultimi 3 anni? Ma i vigili chi e cosa controllano?

Piazza di Pietra, assieme a Piazza San Lorenzo in Lucina erano i salotti buoni della città e della politica. La Caffettiera era la “contro buvette”, era frequentata da politici, giornalisti, imprenditori, clienti internazionali, dipendenti della Presidenza del consiglio. Con la sua chiusura si abbassa il sipario su un modo signorile e perbene di intendere la vita e le giornate, e quello che lo sostituirà non avrà la stessa funzione. Non si sentiva affatto né il bisogno né la necessità di una nuova gelateria, mentre un posto come il Bar la Caffettiera sappiamo che non nascerà a breve, così come non tornerà Pascucci o riaprirà Focacci con le sue prelibatezze gastronomiche (anche perché oggi chi spenderebbe soldi in arredi di pregio, finiture in lacca oro, marmi, bancone in radica?), chi si azzarderebbe a servire dolci di laboratorio e non prodotti congelati?

Questo si chiama degrado, imbarbarimento, e la politica locale non può fare finta di non vedere, perché la devastazione del centro storico, da parte di questa amministrazione comunale, non ha eguali, e ci vorranno almeno 20 anni prima di risalire la china, sempre che lascino in piedi le condizioni per farlo, altrimenti sarà un fenomeno irreversibile.

Altro che Caput Mundi.

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Aggiornato il 30 gennaio 2026 alle ore 13:26