Taccuino Liberale #71
È un po’ di tempo che scrivere il Taccuino sta diventando complicato, in quanto sono tante, troppe le sollecitazioni in materia di libertà ‒ liberale ‒ violata, negata, ridotta, censurata che, se si volesse scrivere un pensiero su ogni cosa che stimola una riflessione, ogni Taccuino diventerebbe un cahier de doléances abbastanza indigesto.
Poiché la soavità vuole essere, per quanto possibile, uno dei cardini di questo 2026, cercheremo di circoscrivere l’attenzione liberale, e di offrire una lettura interessante e piacevole.
La prossima settimana il 20 presso la Luiss ed il 22 presso la Biblioteca del Senato saranno ricordati due liberali, Lorenzo Infantino e Valerio Zanone. Erano due personaggi liberali caratterialmente molto diversi tra di loro, con carriere professionali per nulla affini e, cosa più importante, per concezione molto diversa dell’idea di libertà. Il primo decisamente e nettamente a favore della libertà da quale ideale di libertà liberale, individualista metodologico convinto, assertore della concezione di uno Stato minimo; pensiero maturato durante una vita dedicata lo studio dei grandi liberali classici. Il secondo profondamente convinto che bisognasse andare avanti e aderire al concetto di libertà di, per poter rispondere validamente alle esigenze della società, che lo ha infatti portato, politicamente, ad avere una carriera politica sia nel Pli che nel Pd. Tuttavia, entrambi hanno dato un contributo fondamentale al liberalismo italiano.
Lorenzo Infantino era di origine calabrese, aveva studiato un periodo a Cambridge, poi aveva lavorato in Banca d’Italia e quindi era approdato alla Luiss. Una vita dedita allo studio, la traduzione dei grandi liberali classici, alla diffusione del pensiero liberale e all’istruzione di generazione di studenti che una volta ritrovatisi Infantino sulla propria strada universitaria, difficilmente abbandonavano il solco che lui tracciava nelle loro menti e le loro culture. Anche quelli che poi si sono affermati come paladini di una certa sinistra, non hanno rinnegato ciò che Infantino ha insegnato loro. Se ci sono tanti liberali in giro, probabilmente hanno studiato alla Luiss ed hanno avuto Lorenzo Infantino come professore. Nonostante il carattere non facile, nonostante il suo rigore intellettuale. Ci manca tanto quel rigore, quella chiarezza espositiva che lo contraddistingueva e quella sua passione per la divulgazione che lo ha portato a curare la traduzione e/o pubblicazione di autori che in Italia erano sostanzialmente sconosciuti e tali sarebbero rimasti a lungo se Lorenzo Infantino, infaticabile studioso non si fosse fatto carico di pubblicarli. Sarebbe troppo lungo l’elenco delle sue pubblicazioni da riportare qui, ma la proficua collaborazione con un altro calabrese, Florindo Rubbettino, che era stato suo allievo sia alla Luiss che alla Scuola di Liberalismo, ha portato alla formulazione di un catalogo, presso la casa editrice Rubbettino, che consiglio a chiunque di andare a sfogliare.
Valerio Zanone si era laureato in Filosofia con una tesi in Estetica e non vi era discorso in cui tale conoscenza non emergesse chiaramente. Aveva un garbo che veniva alla profonda cultura che ormai è pressoché rara nella media politica italiana attuale. Si poteva non essere d’accordo con le sue idee, ma non si sottraeva mai al confronto e alla dialettica politica, senza dover scivolare in attacchi personali beceri, senza dover ricorrere a sotterfugi lessicali. Era poco social, ma sicuramente socievole quando riteneva valesse la pena interagire, riconoscendo implicitamente il valore dell’interlocutore.
Valerio Zanone aveva una cravatta, con dei gufi. Era la sua preferita e la indossava solo in alcune circostanze ed in talune giornate. Quelle buone. Quelle in cui c’era qualcosa di importante, e l’umore assecondava tale situazione. Appena lo incontravi, dunque, potevi sapere se era il momento giusto o era meglio rimandare ad altro momento.
Antesignano della comunicazione non verbale. Ci manca, ci mancano il suo stile, la sua capacità argomentativa, il suo sorriso sornione, lo sguardo acuto, le sue cravatte.
(*) Leggi il Taccuino liberale #1, #2, #3, #4, #5, #6, #7, #8, #9, #10, #11, #12, #13, #14, #15, #16, #17, #18, #19, #20, #21, #22, #23, #24, #25, #26, #27, #28, #29, #30, #31, #32, #33, #34, #35, #36, #37, #38, #39, #40, #41, #42, #43, #44, #45, #46, #47, #48, #49, #50, #51, #52, #53, #54, #55, #56, #57, #58, #59, #60, #61, #62, #63, #64, #65, #66, #67, #68, #69, #70
Aggiornato il 16 gennaio 2026 alle ore 14:56
