Taccuino Liberale. La rivoluzione silenziosa

Settantanove incombenze fiscali nel solo mese di marzo. A cui va aggiunto l’obbligo di associare i pos ai registratori di cassa presso l’agenzia delle entrate. Anche quelli virtuali. A cui va ulteriormente aggiunta l’eventuale incombenza, qualora si abbia la sventurata ipotesi di avere una colf, di dover scaricare solo online i bollettini per il pagamento dei contributi, perché l’Inps sta comunicando che non manderà più le raccomandate con i pagamenti. È la digitalizzazione bellezza, che vuoi di più?

Di fatto lo Stato, in tutte le sue forme, scarica sempre di più e sempre più spesso sui cittadini oneri che servono solo alla sua perpetrazione e per fini propri, in quanto non aggiungono valore e non concorrono alla formazione di valore, quindi alla produttività, alla crescita, allo sviluppo, al reddito.

Questo continuo mettere oneri sul cittadino e sulle imprese, rende solo più asfittica la situazione economica e di converso anche sociale, e non bastano i dati sugli espatri, la fuga dei cervelli, il crollo della produzione industriale per mettere intorno ad un tavolo i decisori politici e pubblici per chiedersi: cosa bisogna fare per invertire la rotta (ammesso e non concesso che sia ancora fattibile e possa produrre effetti prima che saremo completamente impoveriti e senza sistema industriale)?

Questo governo e questo Parlamento, alcune regioni, alcuni comuni vedranno scadere il proprio mandato l’anno prossimo e quindi nel 2027 si andrà al voto sia a livello nazionale che locale. È quindi l’ultimo anno di legislatura e governo. Nazionale e locale. Riusciranno o riuscirebbero a fare qualcosa i politici nazionali e locali per far sentire i cittadini e le imprese meno sudditi e a consentire loro di far crescere il Pil ed il benessere?

Non basta che meno del 50 per cento degli aventi diritto non vada a votare? Possibile che i politici non capiscano che il mancato voto è una delle rivoluzioni silenziose che le persone perbene stanno facendo, e che se queste persone perbene decidono di esserlo un po’ meno, o se ne vanno (anche loro) o la rivoluzione sarà meno serafica?

Ps: risposta a quei soggetti appartenenti all’ordinamento giudiziario che tuonano sulle categorie di votanti al prossimo referendum:

Cari signori, tra i Sì ci saranno tante persone perbene, che credono che andare a votare ed esprimere la propria volontà in materia referendaria sia un gesto per dimostrare, ancora una volta, qualora ce ne sia bisogno, di quanto siano perbene. Spesso hanno avuto a che fare, o i loro cari, con le aule di giustizia, in cui campeggia o dovrebbe campeggiare la scritta La legge è uguale per tutti ben consci che la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici. Insomma, anche in quelle aule, più sudditi che cittadini.

Se le imprese se ne vanno, se investimenti stranieri non arrivano è grazie al funzionamento della giustizia (soprattutto civile, ma anche quella penale non scherza) e della burocrazia.

Quindi invece di congetturare contro ipotetiche categorie di votanti, nella speranza di una manipolazione del voto verso la scelta che voi prediligete, ma che è funzionale alla vostra carriera non all’impatto che il vostro ordinamento ha sulla gente, pensate a quante persone ed imprese perbene avete fatto passare la voglia di lavorare in questo paese. Almeno questo, dato che la responsabilità civile degli errori non è valore né sentito né attuato, alle persone perbene riconoscetelo.

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Aggiornato il 13 marzo 2026 alle ore 14:07