La giustizia del Ponte Morandi: qualche riflessione critica e di sistema
Il processo per il crollo del Ponte Morandi ripropone una domanda che va oltre il singolo caso: di fronte a una tragedia, ha senso cercare a ogni costo un colpevole individuale?
L’esito del processo di primo grado sul crollo del Ponte Morandi non ha, probabilmente, stupito nessuno. Nell’attesa di conoscerne le motivazioni di dettaglio è però possibile svolgere alcune considerazioni sul contesto in cui sono avvenute prima la tragedia, poi il giudizio. Se ne occupa l’avvocato Matteo Repetti nel Focus dell’Istituto Bruno Leoni La giustizia del Ponte Morandi: qualche riflessione critica e di sistema.
Scrive Repetti: “Fino al crollo dell’estate del 2018 nessuno aveva mai esplicitamente evidenziato criticità strutturali del ponte, almeno tali da poter mettere in conto un suo cedimento. Ed anzi, quando si era discusso del progetto alternativo della Gronda, da più parti se ne era contestata la necessità affermando che il viadotto sul Polcevera non presentava criticità particolari”.
“È certamente verosimile che il ponte abbia ceduto per essere stati omessi i necessari interventi di manutenzione. È normale pensare che i ponti non debbano cedere da un momento all’altro”. Ma l’esito del processo risponde anche alla volontà di trovare un “colpevole”. “In termini di civiltà giuridica, è opportuno tenere presente che attribuire responsabilità a soggetti a cui in realtà non dovrebbero essere imputate significa aggiungere ingiustizia ed arbitrio alle disgrazie, con l’ulteriore grave conseguenza di deresponsabilizzare per il futuro i comportamenti anziché provare − nei limiti del possibile − a migliorarli”.
Per questo la vicenda, secondo Repetti, dovrebbe indurre a una riflessione più ampia: “Altrove ad essere processata e condannata a sanzioni miliardarie in sede civile ed amministrativa è generalmente la società nel suo complesso, in ragione di scelte e decisioni superindividuali e di variabili che difficilmente sono totalmente controllabili, privilegiandosi l’aspetto risarcitorio e di indennizzo nei confronti delle vittime dei guasti e dei cattivi funzionamenti; nel nostro paese, pur a fronte di un sistema mediamente più farraginoso anche a causa degli standard di scarsa efficienza della nostra pubblica amministrazione, si ritiene che un colpevole, a titolo personale, debba comunque essere trovato”.
Ma questo rischia di produrre un esito indesiderabile: “È infatti quantomeno da mettere in conto che − al di là delle valutazioni del caso concreto (e sempre con il massimo di rispetto dovuto a chi in tragedie come quella del crollo del Ponte Morandi ha perso incolpevolmente la vita) − la nostra impostazione di partenza porti fatalmente alla conseguenza che sempre meno saranno quelli che in futuro vorranno ricoprire ruoli di responsabilità in grandi aziende: e questo vuole dire vivere in un mondo, oltre che meno civile, anche meno sicuro”.
(*) Fondatore dello Studio Legale Repetti, Matteo Repetti si occupa prevalentemente di diritto amministrativo e di questioni in cui è comunque coinvolta una pubblica amministrazione.
(**) Tratto da Ibl
Aggiornato il 04 agosto 2026 alle ore 13:30
