Il tabellone dei playoff Nba è quasi completo. La regular season è finita, e negli Stati Uniti si respira aria di post season Nba. Sabato prossimo inizia la fase a eliminazione del campionato di basket più bello del mondo, che si concluderà con le Finals di Nba. Ma prima, si stanno svolgendo le eliminatorie per definire il 7° e l’8° slot del bracket. Questi play-in hanno già sancito il loro primo verdetto: i Philadelphia 76ers, battendo gli Orlando Magic, hanno staccato il pass per i playoff. Nella notte di sabato, invece, i Golden State Warriors giocheranno contro i Phoenix Suns per poter sfidare gli Oklahoma City Tunders al primo turno dei playoff. Orlando, invece, è all’ultima spiaggia: sfiderà gli Charlotte Hornets per poter raggiungere il primo turno contro i Detroit Pistons.
I Warriors arrivano all’appuntamento dopo aver finalmente spezzato un tabù pesante. La squadra di Steve Kerr non vinceva a Los Angeles contro i Los Angeles Clippers da nove partite consecutive e non era mai riuscita a imporsi all’Intuit Dome. Il successo è arrivato nel momento più importante. Sotto di 13 punti nel quarto periodo, Golden State ha reagito con una rimonta poderosa, chiudendo il quarto con un parziale di 16-6 e ribaltando l’inerzia della partita. Protagonista assoluto Stephen Curry, autore di 35 punti. Determinanti anche tre triple pesantissime di Al Horford (14 punti complessivi) e la difesa del solito instancabile Draymond Green, fondamentale nella fase decisiva del match. Dopo un primo tempo sottotono, chiuso con appena 8 punti, Curry ha cambiato ritmo nella ripresa: 27 punti nella seconda metà di gara, di cui 16 nel solo terzo quarto, mettendo in seria difficoltà la difesa dei Clippers. Il bilancio finale racconta di un 12/23 dal campo e 7/12 dalla lunga distanza, con la tripla che ha spezzato la parità a 50 secondi dalla sirena finale, finendo addirittura tra le prime file del pubblico. Accanto al numero 30 si sono distinti anche Gui Santos e Kristaps Porziņģis, entrambi a quota 20 punti, oltre ai 17 di Brandin Podziemski. Ma il contributo decisivo è arrivato soprattutto dall’esperienza dei veterani nei momenti più delicati della gara.
Nella Eastern conference, invece, i 76ers hanno piegato Orlando nonostante l’assenza di Joel Embiid, comparso nello spogliatoio circa un’ora prima della partita per motivare i compagni e poi rimasto in panchina per tutta la gara. Philadelphia ha costruito il successo nell’ultimo quarto, chiuso 30-23, trascinata dalla leadership di Tyrese Maxey. Sono stati proprio sette punti consecutivi della guardia dei Sixers a creare il solco decisivo nel finale, quando Orlando era riuscita a rientrare da -10 fino a -1 grazie ai 34 punti di Desmond Bane. A pesare sull’esito del match sono state le pessime percentuali dall’arco dei Magic: appena 3 su 21 da tre punti, escludendo il 4 su 6 dello stesso Bane. Il successo proietta così Philadelphia verso l’ennesima serie playoff contro i Boston Celtics, una rivalità storica che per i Sixers resta però complicata: la franchigia non riesce a superare Boston nella post season dal 1982. Ancora una volta è stato Maxey a guidare la squadra. Il leader dei 76ers ha chiuso con 31 punti e 6 assist in oltre 42 minuti di gioco, tirando 11 su 25 dal campo (3/9 da tre) e 6 su 8 ai liberi. Accanto a lui sono stati decisivi anche VJ Edgecombe, autore di 19 punti e 11 rimbalzi, Kelly Oubre Jr. con 19 punti e 5 triple a segno, Paul George (16 punti, 5 rimbalzi e 5 assist) e Andre Drummond, prezioso dalla panchina con una doppia doppia da 14 punti e 10 rimbalzi.
Aggiornato il 16 aprile 2026 alle ore 16:33
