Lezioni di banalità: il sesso vende
Foto: © Sydney Sweeney/Adv Novig

La nuova ondata di critiche feroci che vorrebbe travolgere l’attrice americana Sydney Sweeney è stata scatenata dalla pubblicità di 60 secondi che ha girato per Novig, una piattaforma di scommesse sportive di cui, tra l’altro, risulta “strategic partner and equity holder”, quindi possiede una partecipazione nell’azienda.  

Nel video e nelle diverse immagini che lo accompagnano, guarda caso diventati subito virali, si vede l’attrice ventinovenne che posa nuda, coperta a malapena da articoli sportivi di vario genere, come palloni da basket, palloni da football, racchette da tennis.

La bellissima e bonazzissima cowgirl, inoltre, nel video dice: “Niente scommesse sulle guerre o sulle morti e niente politica. Solo tu, le tue opinioni e lo sport”, continuando a ripetere la parola “sport”, tipo mantra.

Apriti cielo.

Si sono mobilitate sia organizzazioni sportive che numerose atlete per criticare, tutti in coro e a gran voce, sia lo spot pubblicitario che, soprattutto, il teorico messaggio che lo stesso veicolerebbe: la sessualizzazione delle donne nello sport e la banalizzazione di ciò che si nasconde dietro il successo delle atlete.

Alcune atlete, tra cui la ginnasta Gracie Kramer, la velocista Bree Rizzo e la nuotatrice olimpica Lani Pallister, hanno pubblicato video in cui mostrano il loro duro allenamento, competizioni internazionali e premiazioni proprio per sottolineare il valore dello sport ed il sacrificio che compie chi intraprende una carriera agonistica.

Perché, attenzione, il problema della banalizzazione dello sport femminile esiste. Così come la sessualizzazione delle atlete. Basta guardare una qualsiasi competizione sportiva per rendersi conto della differenza che c’è, per esempio, delle inquadrature televisive dedicate a uomini e donne per capire quanto un certo tipo di approccio sia purtroppo radicato.

Però, che c’entra la piattaforma di scommesse con tutto questo? Perché le scommesse sono sullo sport, ok. Ma lo spot deve invogliare a scommettere, di certo non è stato pensato per valorizzare lo sport in quanto tale. E si sa che il sesso vende. Qualsiasi allusione al sesso vende. Da sempre. E, piaccia o meno, continuerà ad essere così.

E poi, cosa c’entra Sydney Sweeney con lo sport? Lei è un’attrice che ha consapevolmente accettato di girare, nuda, uno spot pubblicitario a fronte di un compenso.

Ora, si può discutere fino all’infinito se e quanto piaccia questo tipo di pubblicità, ma non si può negare che sicuramente abbia un appeal che non lascia indifferenti. Esattamente ciò che desidera chi spende soldi per pubblicizzare ciò che vende.

Quindi il punto, forse, è che si stanno sovrapponendo due piani che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Come è vero che esiste il problema della sessualizzazione delle atlete, è anche vero che il fine ultimo di una pubblicità è vendere. Ed un’attrice è libera di scegliere come utilizzare il proprio corpo: quante scene di sesso e di nudo si vedono quotidianamente ormai ovunque?

Però forse il problema è proprio Sydney Sweeney. La sua colpa è doppia: da una parte è bella e sfrontata. Non vergognandosi di farsi vedere nuda è stata accusata di sessualizzare la propria immagine. Dall’altra è stata accostata al mondo MAGA di Donald Trump e tanto basta per essere additata come una delle cause dei mali del mondo.

Sebbene l’attrice sia repubblicana, ha smentito categoricamente la sua vicinanza al mondo politico. Non solo, sconta il fatto che è stata la politica a sfruttare la sua immagine provocante per tentare di veicolare i propri messaggi, diversi a seconda dei contesti.

Sempre suo malgrado, l’immagine del suo corpo ha aperto il vaso di Pandora. Perché la guerra culturale su come sarebbe giusto (ma giusto per chi?) rappresentare il corpo femminile è ancora in corso.

Da una parte c’è chi considera la sua immagine ipersessualizzata una regressione: donna bionda, bianca, formosa utilizzata come oggetto del desiderio maschile. Dall’altra, però, c’è la posizione sostenuta ripetutamente dalla stessa Sweeney: mostrare volontariamente il proprio corpo e sfruttare la propria sensualità sarebbe il suo modo per valorizzare l’empowerment femminile.

Chi ha torto? E se tutti avessero ragione? Perché le due posizioni non possono convivere?

Perché non possiamo cercare di creare visioni alternative, che vedano oltre la mera sessualizzazione del corpo della donna, e allo stesso tempo rispettare la scelta libera di una donna che decide di mostrare il proprio corpo?

Sydney Sweeney ha scoperto l’acqua calda: che il sesso vende sempre. E lei, che è una donna bella e provocante, ha deciso di approfittare di questa banalità per lavorare.

Sono d’accordo con la sua scelta di vita? Non proprio! Però, parafrasando una frase diventata celebre, non sono d’accordo con quello che fai, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di farlo (nei limiti della legalità ovviamente, ma è meglio specificarlo).

Perché alla base dello Stato di diritto e della civiltà occidentale ci sono tre pilasti imprescindibili: la lotta all’intolleranza, la difesa della libertà di espressione e quindi di scelta e l’uso critico della ragione.

Chi non condivide questi valori, può sempre scegliere di emigrare in paesi meno democratici e più dittatoriali. Magari paesi bigotti dove la morale di Stato viene imposta con la pena la morte.

Da parte sua, Sydney Sweeney non si scompone, anzi. In risposta alle ennesime critiche ha pubblicato sul suo account Instagram, seguito da oltre 25 milioni di utenti, una serie di immagini di campionesse ritratte nude.

Alla faccia della morale e delle pseudo neo-femministe a targhe alterne.

Aggiornato il 16 settembre 2026 alle ore 14:19