Da oltre quarant’anni Roberto Schiavone di Favignana guida Universo Humanitas, realtà impegnata nel soccorso sanitario, nella protezione civile, nella formazione e nella solidarietà internazionale. Dall’emergenza sul territorio alle missioni umanitarie, il suo percorso racconta una vita dedicata al servizio degli altri. Lo abbiamo incontrato per parlare di volontariato, sanità, giovani e del valore della solidarietà in un tempo segnato da nuove fragilità.
Presidente Schiavone, Humanitas rappresenta oggi una delle realtà più importanti del volontariato sanitario italiano. Da dove nasce questa missione?
La nostra storia nasce da un’idea molto semplice: nessuno deve sentirsi solo davanti alla sofferenza. Più di quarant’anni fa abbiamo deciso di mettere le persone al centro, costruendo una rete fatta di volontari, professionisti e strutture capaci di intervenire nelle emergenze ma anche di accompagnare chi vive situazioni di fragilità. Oggi Humanitas è molto più di un’associazione: è una comunità di donne e uomini che credono nel valore della solidarietà.
Lei ripete spesso che il volontariato non è assistenzialismo ma responsabilità. Cosa significa concretamente?
Significa non limitarsi a intervenire quando accade qualcosa di grave, ma contribuire a costruire una società più consapevole. Il volontariato educa al rispetto, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva. Chi sceglie di servire gli altri diventa anche un esempio per la comunità.
Humanitas opera quotidianamente nell’emergenza sanitaria, ma è presente anche nelle grandi crisi umanitarie. Cosa insegnano queste esperienze?
Insegnano che il dolore non conosce confini, religioni o nazionalità. Quando ci troviamo davanti a una persona che soffre esiste un solo linguaggio: quello dell’aiuto. Ogni missione ci ricorda quanto sia importante mettere al centro la dignità umana.
Dalla pandemia ai conflitti internazionali, il mondo sembra vivere un’emergenza continua. Come è cambiato il modo di fare soccorso?
Le emergenze sono diventate più complesse e richiedono professionalità sempre maggiori. Oggi non basta avere buona volontà: servono formazione, tecnologia, organizzazione e capacità di lavorare in squadra. Per questo investiamo molto nella preparazione dei nostri operatori.
Universo Humanitas dedica grande attenzione anche alla formazione. Perché è così importante investire sui giovani?
Perché i giovani sono il futuro del volontariato e della sanità. Formare una persona significa darle competenze, ma soprattutto trasmetterle valori. Abbiamo bisogno di professionisti preparati, ma anche di cittadini capaci di mettersi al servizio degli altri.
In questi anni avete promosso numerose iniziative internazionali. Quanto conta oggi la cooperazione tra istituzioni e organizzazioni umanitarie?
È fondamentale. Nessuna organizzazione può affrontare da sola le grandi sfide del nostro tempo. Fare rete significa condividere esperienze, risorse e competenze per rispondere in maniera più efficace ai bisogni delle persone.
Oltre all’assistenza sanitaria, Humanitas è vicina ai più fragili: persone senza dimora, famiglie in difficoltà, anziani. Cosa le lascia questo contatto quotidiano?
Mi ricorda ogni giorno che dietro ogni richiesta di aiuto c’è una storia. Spesso chi soffre non chiede soltanto cure, ma ascolto, rispetto e vicinanza. L’aspetto umano resta sempre il primo intervento che possiamo offrire.
La tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno entrando sempre più nel mondo della sanità. Opportunità o rischio?
Sono strumenti straordinari, purché restino al servizio dell’uomo. L’innovazione può migliorare diagnosi, organizzazione e tempestività degli interventi, ma non potrà mai sostituire l’empatia, il rapporto umano e la responsabilità del personale sanitario.
Guardando al futuro, quale sogno ha ancora per Humanitas?
Continuare a crescere senza perdere la nostra identità. Vorrei vedere sempre più giovani impegnati nel volontariato e una società capace di considerare la solidarietà non come un gesto straordinario, ma come uno stile di vita quotidiano.
Se dovesse lasciare un messaggio ai ragazzi che oggi guardano con preoccupazione al futuro, quale sarebbe?
Di non perdere mai la speranza e di non avere paura di mettersi al servizio degli altri. Aiutare una persona significa migliorare il mondo, anche solo di un piccolo passo. E spesso è proprio da quei piccoli passi che nascono i cambiamenti più grandi.
Aggiornato il 31 agosto 2026 alle ore 13:12
