L’Ambasciata del Messico celebra l'alleanza con l’Italia
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Un intreccio indissolubile fatto di storia, valori civili, ritmi caraibici e autentiche tradizioni gastronomiche ha animato a Roma le celebrazioni per la Festa d’Indipendenza del Messico, ospitate nella suggestiva cornice dell’Ambasciata messicana e capaci di trasformare la ricorrenza nazionale in un vibrante punto di incontro tra due popoli. La serata del 15 settembre ha richiamato autorità civili e militari, esponenti del Corpo Diplomatico accreditato nella Capitale e una numerosissima rappresentanza della comunità messicana e italo-messicana residente in Italia, unita per rievocare il momento fondativo in cui, esattamente 216 anni fa, nella cittadina di Dolores, il sacerdote Miguel Hidalgo pronunciò lo storico “Grito de Dolores” dando l’avvio alla sollevazione popolare che avrebbe condotto il Paese all’affrancamento dal dominio coloniale spagnolo.

Ad aprire solennemente la cerimonia condotta dall’Ambasciatore del Messico in Italia, Genaro Lozano, figura di rilievo accademico e diplomatico accreditato presso le istituzioni italiane e la Presidenza della Repubblica, è stato un gesto di profondo valore civile e solidale con l’assegnazione del prestigioso Reconocimiento Ohtli 2026 all’Associazione Telefono Rosa; un premio che trae origine dal vocabolo náhuatl Ohtli, il cui significato è “aprire un cammino”, ed è conferito dal Governo messicano a personalità od organizzazioni che abbiano aperto strade di integrazione e tutela per le comunità messicane all’estero.

La scelta di insignire il Telefono Rosa ha voluto così suggellare e rendere omaggio all’instancabile opera di supporto, orientamento e vicinanza che l’associazione garantisce quotidianamente alle donne messicane e italo-messicane residenti nel nostro Paese. Il culmine emotivo dell’evento si è toccato quando l’Ambasciatore Lozano, al termine del suo discorso istituzionale rivolto alle comunità presenti, ha rievocato dal balcone della sede diplomatica il solenne “Grito de Independencia”, al cui richiamo la folla di ospiti ha risposto all’unisono con il festoso e corale «¡Viva México!», un rito identitario che ogni anno rinnova l’orgoglio nazionale ben oltre i confini della patria.

La dimensione culturale della serata ha avuto quale assoluto protagonista lo Stato costiero di Veracruz, rappresentato magistralmente dall’ensemble musicale e dal corpo di ballo Nematatlín, guidati dal maestro Salvador Peña Cadeza, i quali hanno travolto il pubblico con le contagiose sonorità e le coreografie del son jarocho. Questa straordinaria esibizione ha offerto lo spunto per riscoprire un affascinante legame storico-musicale di matrice italica. Le origini del son jarocho affondano infatti le proprie radici nella gagliarda, una danza di corte del Rinascimento italiano formalizzata a Napoli nel 1576 dal celebre organista Antonio Valente che, viaggiando lungo le rotte marittime dell’Impero spagnolo, sbarcò nel porto di Veracruz fusasi poi nel corso dei secoli con i ritmi africani e le melodie indigene fino a dare origine a capolavori immortali della musica mondiale come la celeberrima “La Bamba”. Ad arricchire la festa si sono poi aggiunte le travolgenti note dei tradizionali mariachis, mentre la dimensione enogastronomica ha guidato i partecipanti in un percorso tra i sapori veracruzani più autentici, condotto in sinergia con La Parroquia, storica istituzione fondata nel 1808. Durante la degustazione è stato messo in scena il rito del “café lechero” servito con il tipico tintineo, la secolare usanza veracruzana di far risuonare il cucchiaino sul bicchiere di vetro per richiamare i camerieri al tavolo.

L’incontro di Roma si è così confermato molto più di una formalità diplomatica, rivelandosi una testimonianza tangibile di come la cultura, il cibo e le tradizioni condivise sappiano farsi linguaggio universale e strumento privilegiato di dialogo, capace di unire il Messico all’Italia nel segno della memoria e del reciproco rispetto.

Aggiornato il 17 settembre 2026 alle ore 14:03