Dallo sport alla formazione, dal mental coaching al mondo dell’impres. Gabriele Bani ha costruito il suo percorso mettendo al centro una convinzione precisa: dietro ogni risultato c’è innanzitutto una persona da accompagnare, motivare e valorizzare. Un’esperienza maturata al fianco di atleti di diverse discipline e nazionalità, fino alle Olimpiadi di Parigi 2024, e arricchita da importanti risultati sportivi.
Al Meeting di Rimini, insieme a UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, abbiamo parlato di talento, mentalità vincente, educazione, leadership e responsabilità. Perché lo sport, così come l’impresa, può diventare una straordinaria palestra di vita: insegna a conoscere i propri limiti, ad affrontare le difficoltà, a chiedere aiuto e a trasformare gli ostacoli in opportunità di crescita.
In questa intervista Bani racconta il suo metodo e la sua visione, con uno sguardo particolare ai giovani e alla necessità di tornare a costruire relazioni educative fondate su fiducia, amorevolezza e responsabilità.
Al Meeting di Rimini hai partecipato insieme a UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Che valore ha avuto per te questa esperienza e, soprattutto, che cosa può offrire oggi il mondo dell’impresa ai giovani in termini di formazione, responsabilità, crescita personale e costruzione del futuro?
Il valore di aver partecipato in maniera attiva al Meeting grazie a UCID è di carattere assoluto. Per me UCID rappresenta la concretezza del poter fare economia e generare ricchezza e dignità all’interno di una comunità.
Il mondo imprenditoriale ha l’obiettivo di sostenere e offrire opportunità di dignità e realizzazione personale attraverso il lavoro, che rappresenta anche il riconoscimento dei talenti, delle abilità e delle capacità insite in ogni persona.
Il tessuto imprenditoriale cristiano e cattolico ha l’opportunità di sviluppare il senso di appartenenza e alimentare un senso di contributo e di speranza, investendo in ogni momento sull’umanità delle persone e sul territorio.
Dallo sport al mental coaching: come nasce il tuo percorso e quando hai capito che la mente poteva essere determinante quanto la preparazione tecnica per raggiungere un risultato?
Il mio percorso sportivo nasce all’interno delle PGS salesiane. Il percorso per diventare “alleducatore” e lo studio del metodo preventivo di Don Bosco mi hanno illuminato su quanto sia efficace e vincente lavorare sulla relazione, sull’atteggiamento e sulle strategie mentali, motivazionali ed emotive.
Nel corso della tua carriera hai lavorato con atleti di diverse discipline e nazionalità, arrivando anche alle Olimpiadi di Parigi 2024. Quali sono le difficoltà mentali più ricorrenti negli sportivi di alto livello e come si lavora per trasformare pressione, paura e stress in risorse?
I quattro aspetti più ricorrenti del mio lavoro sono:
1) La gestione delle emozioni, in particolare ansia e confusione, e la capacità di mantenere una presenza emotiva nelle gare importanti;
2) La costruzione di obiettivi “ecologici”, che permettano di vivere pienamente il proprio percorso, eliminando l’idolo della perfezione;
3) Il proprio dialogo interno, ovvero capire dove dirigere i propri pensieri durante l’allenamento e la gara;
4) La capacità di comunicare all’interno del team e con lo staff tecnico.
Esistono varie metodologie, dalle visualizzazioni alle tecniche di cambiamento, che devono però essere adattate e integrate sulla base dell’unicità della persona.
I numeri della tua esperienza sono significativi: 79 titoli regionali, 112 titoli nazionali, 19 medaglie europee e 5 medaglie mondiali, oltre a una medaglia d’oro olimpica giovanile. Quanto conta, dietro un successo, la capacità di costruire una mentalità vincente?
La mentalità vincente è fondamentale per costruire una carriera lunga e prospera. Nello sport e nelle imprese, quelli che io definisco “fenomeni” – persone che hanno talento ma non hanno un atteggiamento proattivo – ottengono magari un successo, ma non riescono a essere consistenti nel medio e lungo periodo.
I Campioni, invece, sono coloro che anche nella loro performance peggiore mostrano atteggiamento, dedizione e riescono a emozionarsi sempre. I fenomeni vengono dimenticati, i Campioni vengono ricordati.
Ti occupi anche di formazione dei giovani e hai ideato il progetto “Maturità – Essere Grande”, dedicato allo sviluppo dell’autostima. In una società in cui molti ragazzi vivono insicurezza e paura di non essere all’altezza, quali strumenti possiamo offrire loro per imparare a credere maggiormente in se stessi?
Noi adulti abbiamo bisogno di riprendere in mano i principi dell’amorevolezza di Don Bosco, al fine di costruire un ambiente realmente educativo.
Educare significa “tirare fuori”, cioè permettere ai giovani di mostrare tutto il loro talento e insegnare loro a trasformare gli errori in preziosi insegnamenti di vita.
A mio avviso è necessario creare spazi di dialogo e rimanere saldi davanti alle provocazioni che i giovani di questa generazione “2D” – due dimensioni, ndr – hanno imparato a “skippare”: dopo due secondi non ti ascolto più. Oppure a “grattare”: voglio vedere se ciò che dici è consistente.
Noi adulti possiamo, con maturità, impegnarci a lasciare andare il giudizio e la prevaricazione per poter camminare insieme verso il futuro, spalla a spalla, con fiducia e amore reciproci.
Bisogna essere in grado di amare nella Durezza, intesa come ordine e assenza di giustificazioni, e nella Dolcezza, intesa come empatia e vicinanza.
Dal campo sportivo alle aziende: oggi il coaching entra sempre più nel mondo del lavoro, della leadership e della gestione dei team. Quali insegnamenti dello sport possono aiutare imprenditori, manager e professionisti ad affrontare meglio il cambiamento, la responsabilità e il raggiungimento degli obiettivi?
La performance quotidiana ha bisogno di allenamento e obiettivi. Come leader ho la necessità di essere lo stato d’animo che voglio vedere nelle persone che ho vicino. Ho bisogno di immaginare di aver già ottenuto ciò che sogno. Le notti in bianco sono la benzina extra per ottenere tutto.
Se desidero eccellere, ho bisogno sia di delegare sia di chiedere aiuto. Molto dipende da noi e il finale è tutto nostro. Sacrificio significa rendere sacro. Cambiare significa governare l’ambiente, perché il Campione prevede gli scenari.
Questi sono alcuni degli spunti che lo sport offre alle aziende per far evolvere le persone che ne fanno parte, perché sono e saranno sempre le persone l’elemento di potenza e unicità, il vero valore aggiunto.
Se dovessi lasciare ai nostri lettori un solo consiglio per affrontare una difficoltà, superare un limite personale o raggiungere un obiettivo che sembra lontano, quale sarebbe?
Scrivi l’obiettivo che vuoi raggiungere nel dettaglio. Definiscine i contorni, stabilisci una data di scadenza e firmalo. Sotto, scrivi le tre azioni quotidiane che ti aiuteranno a realizzarlo. Infine, prega e loda ogni giorno Dio, chiedendogli di aiutarti a capire se quello che desideri è davvero il tuo bene.
Aggiornato il 09 settembre 2026 alle ore 11:19
