Il centrodestra tiene, Vannacci non over performa e la sinistra scompare
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Che Reggio Calabria (e la Regione tutta) sia fortino di Forza Italia, è un dato acquisito: il centrodestra fa cappotto da 6 anni ad ogni appuntamento elettorale trainato dalle percentuali bulgare degli azzurri, talmente elevate e in controtendenza rispetto al consenso elettorale che il partito dimostra di avere nelle altre regioni (Sicilia esclusa), da essere certamente il motore che traina il simbolo in tutto il Paese. E il risultato non è mai scontato: è frutto, oltre che del buon governo Occhiuto, di dirigenti di partito radicati e dell’impegno di una base elettorale solida.

Ma il dato politico rilevante emerso ieri dalle elezioni suppletive di Reggio Calabria è un altro. Per coprire il seggio in Parlamento lasciato scoperto dal neo eletto sindaco forzista Cannizzaro, a duellare a destra sono stati Fabio Roscioli, risultato eletto, candidato romano ai vertici di Forza Italia e uomo vicino alla famiglia Berlusconi (e questo la dice lunga su quanto bene stia facendo, anche strategicamente, il Presidente Occhiuto a cucire su di sé e sul suo buon governo un rapporto privilegiato con gli eredi del Cav, rappresentando l’ala più smart del partito) e Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in regione eletto con circa 10.500 voti che in estate, amplificando gli effetti del caldo record, come un fulmine a ciel sereno era approdato tra le fila di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Certo, niente Sassonia, come auspicava il Generale alla vigilia; ma il dato numerico, al primo banco di prova elettorale dalla sua nascita, è la veridicità delle proiezioni: Futuro Nazionale è davvero sopra il 10 per cento.

Allora, a voler fare un’analisi politica seria, si ammetta pure la conclamata forza elettorale del candidato (“rubato”, come dice Occhiuto); si ammetta dunque l’incidenza del dato di “attribuzione”, come direbbero quelli bravi, il pacchetto di preferenze personali costruito nel tempo e che si muove dietro un candidato radicato. Si ammetta anche la − fisiologica − bassissima affluenza delle elezioni suppletive che di certo sfavorisce i partiti solidi e strutturati, non il contenitore novità che ha ancora tutto da dimostrare e che deve radicarsi nei territori grazie alla spinta propulsiva dell’entusiasmo. E si tenga conto dell’evidenza che il simbolo non abbia over performato col voto d’opinione (il 10,94 per cento raggiunto da Futuro Nazionale è frutto di poco più di 8.000 preferenze, un numero anche più basso delle preferenze totali che Giannetta raccolse solo un anno fa alle ultime elezioni regionali).

Dire il contrario significherebbe accettare che con il cambio casacca, Giannetta abbia dilapidato l’intero pacchetto elettorale personale. Una fesseria per neofiti, ovviamente. Se è vero come è vero che Vannacci abbia portato poco o niente al suo candidato (che nella geografia del consenso territoriale ottiene preferenze in blocco proprio negli stessi Comuni dove le aveva raccolte alle ultime regionali), logica vuole che questo non possa essere proiezione esemplificativa dei futuri risultati attesi nonostante la criticabile, e probabilmente sconveniente, strategia di consolidamento basata su transfughi, delusi e futuri trombati che cercano il nuovo cavallo giusto: è fin troppo complicato imporle l’assunto per cui, pedissequamente, sono le strutture dei candidati scelti sul territorio a monopolizzare il voto opinione.

Fatte queste premesse, il dato risultante è l’inconsistenza degli altri interessati: l’ennesima debacle per Schlein, per il suo segretario in Calabria, il senatore Nicola Irto, e per la coalizione di sinistra tutta che riesce a perdere rovinosamente anche quando poteva contare su una stampella dissidente (e, probabilmente, dissipatrice) dell’11 per cento che si è smaterializzata dalla carta stampata e dai sondaggi per riapparire nelle urne a minare l’unità del centrodestra. Frank Benedetto, candidato di Pd e M5s, non va oltre il 36,6 per cento dei voti. Su questo non c’è altro da aggiungere. Una boccata d’aria per Meloni e per la maggioranza che, a sentire certi titoloni, erano già spacciati e “sotto tiro” dell’ascesa del Generale come quinta colonna della sinistra.

Aggiornato il 29 settembre 2026 alle ore 14:05