Bonaccini smaschera gli schiavisti di sinistra
Foto: Imagoeconomica

Il grande argomento per le chiacchiere progressiste che da anni alimenta la retorica giustificazionista della smodata passione sinistra per l’immigrazione, ruota attorno ai pomodori. “E senza di loro chi li raccoglie i pomodori? Ben vengano! Ne servono di più”. Per questi signori maestri del passato (è proprio il caso di dirlo) e delle conserve, ci vuole sempre un sacco di gente che raccolga ‘sti benedetti pomodori. Che poi è la semplificazione edulcorata per riferirsi a qualunque mansione nei campi o a tutti quei lavori che i radical dell’insalatina di quinoa reputano – evidentemente – umilianti.

Anche Stefano Bonaccini, eurodeputato, ex governatore dell’Emilia-Romagna e illustre esponente del Partito democratico – uno per il quale alle ultime primarie dem, sono pronto a scommettere, molti elettori di centrodestra si sono sentiti chiamati ai gazebo affinché perdesse (in quanto candidato ritenuto più pronto dei competitor, pensa un po’) votando l’attuale segretaria Elly Schlein, si è lasciato corteggiare da questa balla dei pomodori. In un suo incredibile intervento di qualche mese fa ad Omnibus, su La7, come grande argomentazione per contestare la cosiddetta “remigrazione” che oggi fa tanto chic (ma che altro non è che una ferma politica di rimpatri per gli irregolari) ha detto che all’Italia servono gli immigrati, appunto, per raccoglierli. “Manderei Vannacci a raccogliere tutta la verdura nei campi, a fare il badantato presso le famiglie italiane, a pulire le stanze degli alberghi e le cucine dei ristoranti”. È un elogio della schiavitù.

La domanda è immediata ed evidenzia la fallacia logica: se ci fossero meno migranti chi pulirebbe gli alberghi, chi raccoglierebbe la verdura? Io, per questa complicatissima questione, abbozzerei una risposta alternativa: ci possono andare gli italiani nei campi, ad occuparsi dei nostri nonni e a lavorare negli hotel. Così com’è stato per centinaia di anni. E gli hotel funzionavano comunque benissimo e noi mangiavamo verdura e frutta anche senza l’invasione immigrazionista. Non è chiaro il perché dovremmo continuare a importare manodopera sottopagata per questi impieghi. Certo, braccianti e lavoratori stagionali devono essere pagati dignitosamente, devono godere delle giuste condizioni di lavoro; ed è fondamentale punire tutti coloro che queste condizioni non le garantiscono, drogando il mercato al ribasso danneggiando le imprese. Ma non c’è bisogno di andare a prendere degli schiavi dalla Africa o dall’Asia. Questo fa l’immigrazione di massa: crea tratte schiaviste, lavoratori importati a basso costo per fare dei lavori massacranti. E c’è tanta folla imbonita, i santoni dei porti aperti e “dell’inclusione perché si”, che ci crede davvero.

Vi svelo un segreto: a fare i “lavori che gli italiani non vogliono più fare” non sono gli immigrati che sbarcano a Lampedusa e poi vengono portati nei Cpr. Questa è solo una mistificazione. Quei poveracci coccolate dall’illusione di cambiare la propria vita tanto da metterla a rischio affidandola agli scafisti del Nord Africa, quasi mai (e comunque solo dopo un percorso di anni) finiscono effettivamente a colmare le “lacune” nel mondo del lavoro. No, non sono loro che vanno a fare questi lavori; banalmente perché sono irregolari. L’unico caso limite logicamente ammesso, dunque, è quello del loro sfruttamento a nero e senza tutele da parte di delinquenti e schiavisti veri, come fossero fantasmi. E a volte finiscono pure per morire. La verità è che tutto al più, nei campi, ci vanno quelli che arrivano con il decreto flussi, cioè quel mezzo milione di persone che arriverà grazie al decreto del Governo Meloni e che verrà impiegato in alcune aziende perché già formato.

Le parole dell’ex governatore dell’Emilia-Romagna lasciano riflettere: scava, scava esce fuori l’anima classista di certa sinistra. Basta farli parlare a ruota libera. Non avendo alcun motivo reale – se non ideologico – per sostenere lo scempio multiculturale che hanno promosso per anni e continuano a sostenere con ardore, sono costretti a usare il tema dei “lavori che gli italiani non vogliono fare”. Un ragionamento di un razzismo unico. Vogliono gli schiavi! Nel loro caso dei pomodori, come quelli del cotone del sud degli Stati Uniti nei primi dell’Ottocento. È l’esercito di riserva di Karl Marx riletto in chiave moderna, altro che solidarietà: l’accoglienza indiscriminata per poterli sfruttare, sottopagare, e per poi volerne pure il voto, visto che – evidentemente – non possono più contare su quello degli italiani. E alle ultime amministrative a Venezia, date le liste elettorali che hanno presentato, pare se ne siano accorti.

Aggiornato il 28 agosto 2026 alle ore 09:30