Il passato è passato e ripassa spesso
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En Passant

Sostiene Federico Fubini che “dovevamo cambiare la Russia, la Russia ha cambiato noi” nel sottotitolo del libro “Imperi allo specchio”. Il recensore sul Corriere della Sera del 6 settembre 2026 ne ricava un’annotazione da precisare per le implicazioni generali, anche a prescindere dalle tesi del libro. Scrive dunque il recensore che “il capitalismo di modello americano ha generato una classe di oligarchi che, come i loro colleghi russi, cercano di controllare la politica per garantirsi i propri privilegi” e ci riescono “con un sistema di finanziamenti delle campagne elettorali che di fatto genera una totale cattura plutocratica delle istituzioni. Come nella Russia che ha portato a Putin”. Svista del recensore o dell’autore? È Putin che tiene in pugno e controlla gli oligarchi, non viceversa!

Il vecchio Marx ritiene che la storia compare prima in tragedia e poi in farsa. Ma sbaglia anche qui, specie riguardo alla Russia, il cui passato è ripassato più volte nella storia ma sempre come variazione del dispotismo asiatico, mentre la comicità e il ridicolo del farsesco sono sempre stati estranei alla Russia, se non nella letteratura e nel teatro, ed in certo umorismo di popolo.

Assimilare fino ad identificare un miliardario americano (a parte Trump che è inclassificabile di suo) con un miliardario russo risulta incredibile. Messi a confronto, dimostrano una sola cosa, cioè che lo specchio deformante genera anamorfosi mostruose. Allo stato nascente dell’oligarchia russa, i miliardi degli oligarchi sono il frutto degli artifizi e raggiri mediante i quali una ristretta cerchia di gente sveglia e di avventurieri derubò il popolo delle ricchezze collettive e ne fece proprietà private. L’oligarchia venutasi a creare con l’avallo e la complicità del potere pubblico generò un sistema politico chiamato cleptocrazia, fatto di corruzione e prevaricazione all’ombra di pseudo leggi. Generalmente parlando, nessuno degli oligarchi russi, vale a dire degli sconosciuti (inizialmente) che in patria e all’estero spendevano e spandevano, senza limiti, imponenti somme non guadagnate, aveva inventato o prodotto alcunché d’innovativo ascrivibile allo spirito del capitalismo propriamente inteso e vendibile sul mercato.

Sempre generalmente parlando, i miliardari americani, al contrario, sono talentuosi imprenditori di successo che devono la ricchezza al fatto di aver saputo inventare ciò che imponenti masse di consumatori desideravano e acquistavano. Hanno realizzato novità. Li abbiamo giustamente esaltati come i geni che dal garage di casa hanno saputo conquistare il mondo. Divenuti ricchissimi, formano naturalmente un’oligarchia essendo però un’aristocrazia economica acquisita sul campo.

L’America non ha trasformato la Russia in democrazia liberale. Tuttavia, se la Russia permane quel ch’è sempre stata, imputet sibi. Ma di cambiare noi, la società libera, gliene manca l’essenziale forza morale.

Aggiornato il 15 settembre 2026 alle ore 09:43