Legge elettorale, Pera medita sul ballottaggio
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Marcello Pera riflette a proposito dell’emendamento sul ballottaggio. In un’intervista al Foglio, l’ex presidente del Senato, ora a Palazzo Madama tra le fila di Fratelli d’Italia, medita di ritirare la proposta relativa alla riforma della legge elettorale. “Deciderò avendo sentito la maggioranza. Ma non metterò in testa lo scolapasta per fare l’eroe. Ho presentato da solo l’emendamento – dice – ed è giusto che, per ora, da solo resti. Come avevo detto, chiedevo a tutti, in primo luogo al mio centrodestra, una riflessione seria e un dibattito meditato. Ho indossato le vesti del suggeritore non certo quelle del protagonista. Ora tocca alle forze politiche. Se facessero riflessioni diverse dalle mie – aggiunge – me ne farei una ragione e anche io farei le mie riflessioni. Faccio di mestiere il filosofo e non ritengo che la verità sia vox populi, che è una aberrazione dei relativisti. E però se io mi alzo in Aula e dico ballottaggio e duecento senatori mi dicono ballottaggio no, un pensiero lo devo fare. Anche se continuo a pensare che la mia soluzione sia la migliore, lo scolapasta dell’eroe in testa non me lo metto”.

A chi gli chiede se “il bicameralismo sia un ostacolo al suo progetto sul ballottaggio”, Pera replica: “È vero, il bicameralismo perfetto è un ostacolo, ma la Corte costituzionale ha già detto che si può superare”. E all’ipotesi che invece la norma sia da leggere in chiave anti-Vannacci, il senatore di FdI dice: “Non è solo questione di Roberto Vannacci. Il generale viareggino con simpatie moscovite ha tanti omologhi a sinistra. Vero professor Giuseppe Conte? Lei li sente i tamburi di guerra in Europa? Io sì, li prendo sul serio e li temo”. L’ex presidente del Senato riconosce che sul ballottaggio “ci sono ostacoli anche perché c’è non poca confusione sulla stampa e fra i politici, compresi i cosiddetti sherpa del centrodestra” e aggiunge che “evidentemente, leggere e capire stanca”.

Sulla presidente del Consiglio dice: “Giorgia Meloni la capisco: è titubante storicamente. Perché tanti a destra hanno sempre pensato di non poter portare la gente a votare al secondo turno. Ma se l’immagina la gente che non vota proprio il giorno in cui, di fatto, si elegge il presidente del Consiglio? Dopo che due settimane di dibattiti televisivi testa a testa da Mentana o da Vespa hanno trasformato il duello Meloni-Schlein o Meloni-Conte in un duello Coppi-Bartali?”. Secondo Pera l’obiettivo non è ostacolare Vannacci e per spostare il suo bottino a Meloni. “Non è vero neppure questo. Con un turno solo, quanti seguaci di Vannacci voterebbero Meloni? Pochi, perché vogliono contarsi. Col doppio turno, quando Vannacci avrà fatto il pieno dei suoi parlamentari e il suo simbolo non sarà sulla scheda, quanti dei suoi seguaci direbbero sì a Meloni? Tanti, perché vogliono governare”.

Frattanto, si registra il via libera della Commissione Affari costituzionali del Senato all’emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze nella riforma della legge elettorale. Il testo, che ricalca quello bocciato a luglio per un solo voto alla Camera, lascia bloccato il capolista, mentre per tutti gli altri candidati l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze, mettendo una croce sulla scheda. L’alternanza di genere parte dal candidato successivo al capolista, che resta dunque escluso dal meccanismo. Per i capilista non viene dunque riproposta la regola del 60-40 per cento del Rosatellum, che pone un limite alla prevalenza di uno dei due generi.

Aggiornato il 03 settembre 2026 alle ore 17:07