Giorgia Meloni rivendica la paternità della legge elettorale. Davanti alle telecamere di Porta a Porta, su Rai 1, la presidente del Consiglio ribadisce che la riforma di voto non favorisce “il centrodestra” o “il centrosinistra” ma “gli italiani”. La premier non crede che “ci si possa cucire addosso le leggi elettorali. Perché la gente ti vota se ti vuole votare, se non ti vuole votare, non c’è legge elettorale che tenga. Solo che nel tentativo di vincere delle elezioni, quando la gente non ti vuole votare, ti giochi pure la faccia, che è comunque la cosa più preziosa che abbiamo”. Intanto, Partiranno domani in mattinata in Commissione Affari costituzionali alla Camera i voti sugli emendamenti, tutti di opposizione, sulla legge elettorale. L’esame delle proposte di modifica proseguirà fino alle 15.30 e poi nelle giornate di martedì 29 e mercoledì 30 fino alle 14 quando si voterà il mandato al relatore e il testo approderà in Aula. È quanto è stato stabilito nell’Ufficio di presidenza della commissione. Durante la riunione il presidente ha anche comunicato che 7 emendamenti su 63 sono stati dichiarati irricevibili. Una quarantina quelli unitari del centrosinistra che vanno dalle preferenze “pure” alla parità di genere alle firme. Le proposte di modifica sono firmate dai capigruppo del campo largo in commissione, Simona Bonafè (Partito democratico), Alfonso Colucci (Movimento 5 stelle) e Filiberto Zaratti (Alleanza verdi e sinistra) oltre che dal segretario di +Europa Riccardo Magi e dalla capogruppo Italia viva Maria Elena Boschi.
Nel dibattito sulla legge elettorale interviene anche l’ex ministro forzista e docente di Storia contemporanea Gaetano Quagliariello. “La situazione appare paradossale”, scrive sulla Gazzetta del Mezzogiorno. “Una maggioranza che vuol cambiare la legge elettorale aumentando il rischio di sconfitta e, di contro, un’opposizione che, per quanto favorita, contesta le nuove regole con toni ultimativi”. Secondo Quagliariello, “se ci si spinge in profondità ci si accorge che la situazione è più complessa. Giorgia Meloni si sta giocando una scommessa, la più ardita dopo quella del referendum sulla giustizia andatagli male. Lei aveva immaginato la riforma in un contesto completamente diverso perché Roberto Vannacci non era all’orizzonte. Nonostante la sua Epifania, e la difficoltà oggettiva che comporta, ha deciso di andare avanti. Non le piace il pareggio, perché lo ritiene prodromico a ciò che definisce “inciucio”, (il “normale” prevalere, in realtà, in momenti emergenziali dell’esigenza di trovare un accordo provvisorio). Preferisce perdere piuttosto che considerare l’ipotesi di larghe intese”.
Aggiornato il 23 settembre 2026 alle ore 16:31
