Benedetto Croce e il pacifismo
Foto: Mario Nunes Vaid

En Passant

 Le lettere scelte di Benedetto Croce appena pubblicate da Adelphi a cura di Emanuele Cutinelli-Rendina, “Perdersi negli altri e nelle cose”, sono una lezione di vita in quasi tutte le sue forme, come capita sempre nei suoi scritti, in verità. In una lettera del 3 novembre 1921 (inedita!) Croce risponde ad una signora inglese sulla questione della pace e del disarmo, che agitava la politica allora come oggi. Egli osserva innanzitutto che è “una di quelle questioni sulle quali si è costretti a dire banalità” (corsivo del Filosofo!), e le banalità a lui non piacevano. “Chi può rifiutarsi di fare atto di adesione all’immagine della pace mondiale? Ma con ciò si trasferisce semplicemente un desiderio che è nell’animo umano. Il difficile si ha quando si passa dal vago desiderio al pensiero, perché allora si deve riconoscere che la pace mondiale suppone un’autorità mondiale, qualcosa di simile all’Impero universale”.

Croce pone all’interlocutrice, in realtà a sé stesso retoricamente, le domande cruciali: “È ciò possibile? È desiderabile? Non rimane dunque, praticamente, se non far ciò che si è fatto sempre: procurare al possibile di evitare, con saggia politica, le guerre. Ed eccoci affidati alla saggezza degli uomini politici che ora governano le sorti dei varii stati”.

Quante banalità dell’epoca, in cui Croce scrive, risuonano al giorno d’oggi, peggiori se possibile. I tormenti e gli sconvolgimenti conseguenti alla Grande Guerra sono diversi nella misura in cui gli inizi del XXI secolo sono differenti dagli inizi del XX. Tuttavia le ovvietà dozzinali non cessano di fluire dalla bocca dei creduli e depongono contro, non a favore della “saggia politica” che Croce auspicava nei governanti d’allora. Invano, come risultò presto. Al presente, sulla pace e sul disarmo abbondano non solo quelle banalità risapute ma anche, purtroppo, nuove insulsaggini e illusioni, con tradimenti e fellonie di politicanti meno provveduti che sprovveduti, meno giudiziosi che avventati, meno lungimiranti che sconsiderati.

Aggiornato il 05 agosto 2026 alle ore 09:41