Legge elettorale, Fontana: “Non mi appassiona ma serve stabilità”

Lorenzo Fontana rispetto al dibattito sulla legge elettorale invoca la “sensibilità politica”. Il tema non lo “appassiona particolarmente”. Il presidente della Camera, nel corso della tradizionale cerimonia del ventaglio, precisa che personalmente ha affrontato “la maggior parte delle elezioni con le preferenze” e “non è un sistema” in cui si è “trovato male”. Fontana ricorda: “L’ultima volta sono stato eletto in un collegio maggioritario, anche il maggioritario ha caratteristiche che non mi dispiacciono”. Il presidente sottolinea: “In generale ritengo che la cosa più importante di una legge elettorale, soprattutto nazionale, sia la stabilità e capire non dico la sera delle elezioni ma almeno il giorno dopo se c’è una maggioranza che possa governare in maniera stabile. Indipendentemente da chi sia al Governo la stabilità è necessaria. Avere interlocutori che possono rimanere lì per qualche anno diventa ancora più pressante” in questo momento: “Importante e auspicabile che ci possa essere una stabilità”. Fontana risponde a una domanda sulle preferenze nella riforma della legge elettorale. “Ignazio La Russa è un giurista, io ho fatto altri studi. Quindi, sicuramente è più competente di me da questo punto di vista. Non lo so. Bisogna vedere che cosa succederà al Senato. Io dissi anche in altre occasioni che per scaramanzia non l’avrei cambiata, poi vedendo anche tutte le difficoltà sarebbe stato più leggero il lavoro in Parlamento. Però, al di là delle battute, immagino che la Corte costituzionale potrà pronunciarsi come ha fatto altre volte in passato. Non voglio rubare il lavoro alla Corte costituzionale”.

Intanto, il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, in Commissione Affari costituzionali al Senato, si esprime in modo critico sulla riforma della legge elettorale. “La corsa della maggioranza verso una nuova legge elettorale si fonda su una tesi che i fatti hanno già smentito”, dice. “Da settimane ci viene ripetuto che, senza una riforma del sistema elettorale, nella prossima legislatura il Paese rischierebbe di ritrovarsi senza una maggioranza parlamentare chiara e quindi senza un Governo stabile. Eppure, proprio l’attuale Esecutivo, sostenuto da una maggioranza eletta con il Rosatellum, si appresta a diventare l’Esecutivo più longevo della storia repubblicana. Alcune modifiche introdotte nel corso della discussione alla Camera sono positive –aggiunge – come la scomparsa del ballottaggio e l’innalzamento della soglia dal 40 al 42 per cento per accedere al premio. Ribadisco, tuttavia, come tale soglia sia ancora del tutto insufficiente per tranquillizzare l’elettorato rispetto a una minoranza che diventa magicamente maggioranza. Del resto, nelle principali democrazie europee, dalla Germania alla Spagna, costruire maggioranze in Parlamento dopo il voto non è affatto considerato una patologia, ma il normale funzionamento delle democrazie parlamentari. Trovo preoccupante – spiega – l’idea di condannare il Paese a un innaturale bipolarismo, attribuendo alla più forte minoranza elettorale un’artificiale maggioranza parlamentare”.

Aggiornato il 29 luglio 2026 alle ore 15:42