Trump: l’Iran è uno Stato fallito
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L’Iran è “fallito”. Donald Trump ha parlato alla Nazione dallo Studio ovale, toccando vari temi e concentrandosi soprattutto sulla situazione nel Golfo persico. Teheran “non sa più chi è il suo leader”, ha detto il tycoon. Secondo il presidente degli Stati Uniti, in media 30 navi transitano ogni notte per lo stretto di Hormuz. Per Donald siamo agli sgoccioli di una guerra iniziata iniziata il 28 febbraio che fatica a esaurirsi. Ma a chi gli ha chiesto se ha escluso l’utilizzo dell’arma nucleare contro la Repubblica islamica, il Potus ha risposto senza mezzi termini: “Non lo direi mai, ma la risposta è sì. Che domanda stupida. Non c’è motivo di farlo. Sono stati sconfitti militarmente. Quindi no: li sconfiggo, e dovrei usare un’arma nucleare?” Ha osservato Trump davanti ai giornalisti.

La guerra tra Usa e Iran sta aprendo nuove crepe nell’establishment statunitense. Il segretario dell’esercito Dan Driscoll ha rassegnato le sue dimissioni al presidente, dopo mesi di tensioni con Pete Hegseth, il capo del Pentagono. L’uscita di scena dell’ex militare – figlio e nipote di due veterani americani – compagno di università del vicepresidente J.D. Vance, ha lasciato l’esercito senza un vertice in un momento in cui i militari Usa sono impegnati su più fronti. I malumori tra Driscoll e Hegseth, per la precisione, risalgono a prima del conflitto in Iran. I primi litigi risalgono al 2025, quando il segretario dell’esercito entrò nell’ufficio di Hegseth proponendosi di organizzare una visita di Donald Trump e J.D. Vance, di cui è amico di vecchia data, con i militari. Un’iniziativa che il capo del Pentagono non ha digerito: di fronte alla proposta, Hegseth aveva infatti alzato la voce, gli aveva ordinato di non intromettersi in cose non sue e gli aveva ricordato che il capo era lui. Da allora i rapporti si sono logorati ulteriormente e il licenziamento in aprile del capo dello Stato maggiore aggiunto Randy George li ha complicati. Secondo il Washington Post, Hegseth temeva di essere rimpiazzato da Driscoll, ma i motivi delle dimissioni del segretario sono tuttora poco chiari.

L’Iran continua a mantenere la barra dritta nei confronti degli Stati Uniti. Ma la ricerca del dialogo con gli omologhi a stelle e strisce forse lascia trapelare dei segnali di cedimento da parte dell’establishment della Repubblica islamica. “L’Iran non ha iniziato la guerra. Si è difeso. Allo stesso tempo, l’Iran continua a considerare la diplomazia e il negoziato come la via principale per risolvere le controversie”, ha detto il presidente Masoud Pezeshkian, in un discorso pronunciato al vertice Sco in corso a Bishkek, capitale del Kirghizistan. “Ma una diplomazia senza buona fede, senza rispetto degli impegni e senza astenersi dal ricorrere alla forza non può creare una pace duratura” ha aggiunto.

Aggiornato il 01 settembre 2026 alle ore 14:05