Arrestato un dipendente Nvidia: vendeva chip alla Cina

L’arresto eseguito dalla procura di Keelung potrebbe essere legato a un caso ben più ampio. La misura cautelare disposta nei confronti di un dipendente di Nvidia Taiwan potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. La procura ha contestato al fermato il presunto trasferimento illegale in Cina di server per l’Intelligenza artificiale equipaggiati con chip sottoposti ai controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti. Al centro dell’indagine ci sono componenti sviluppati da Nvidia, leader del settore, la cui vendita verso Pechino è soggetta a rigide restrizioni da parte di Washington per limitarne l’impiego nei sistemi di IA più avanzati. “Il dipendente di Nvidia è stato identificato come persona coinvolta nel caso dopo che gli investigatori hanno analizzato le prove pertinenti a seguito della precedente serie di perquisizioni mirate a Super Micro”, ha affermato una fonte vicina alle indagini.

Secondo quanto riferisce Focus Taiwan (Cna), il dipendente è stato interrogato dopo le perquisizioni eseguite il 24 luglio sia nella sua abitazione sia sul luogo di lavoro. La procura di Keelung, citata dall’agenzia, ritiene che il sospettato possa essere coinvolto in diversi reati, tra cui il falso documentale, e ha motivato la richiesta della misura cautelare con il rischio di fuga, di inquinamento delle prove e di possibili contatti con altri indagati. Con il nuovo arresto salgono a sette le persone finite in custodia nell’ambito dell’inchiesta. Secondo il Taipei Times, che cita fonti investigative, il fascicolo riguarda circa 50 server prodotti da Super Micro Computer e dotati di chip Nvidia, che sarebbero stati inviati verso Cina, Hong Kong e Macao attraverso documentazione ritenuta falsa. Una parte delle spedizioni, inoltre, avrebbe transitato dal Giappone prima di raggiungere il territorio cinese. Gli inquirenti precisano infine che, allo stato attuale, è ancora prematuro stabilire se vi siano collegamenti tra questa indagine e procedimenti analoghi aperti in altri Paesi.

L’arresto è arrivato il giorno dopo la notizia della trattativa tra Nvidia e OpenAI per garantire un finanziamento da 250 miliardi di dollari dedicato alla realizzazione di un mega data center nell’Ohio, il più grande progetto del suo genere mai annunciato finora negli Stati Uniti. L’energia necessaria – aspetto degno di nota – è controllata dal governo Usa e finanziata separatamente dal Giappone in base a un recente accordo tra Washington e Tokyo per ricomporre le tensioni sui dazi. Il sostegno di Nvidia darebbe allo sviluppatore del data center, di proprietà di SoftBank, controllata dal miliardario giapponese Masayoshi Son, di contrarre debiti a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle ottenibili senza un garante finanziario come OpenAI.

Aggiornato il 28 luglio 2026 alle ore 14:47