L’Islanda deciderà da sola il suo futuro. Sabato scorso il Paese ha confermato, con un referendum, di non voler riprendere i negoziati per l’ingresso nell’Unione europea. Il no ha vinto con il 52,8 per cento delle preferenze, mentre i voti favorevoli si sono fermati al 47,2 per cento. Nella capitale, Reykjavík, ha vinto il sì, ma senza il distacco necessario per ribaltare i dati degli altri collegi. Alto il tasso di partecipazione, con un’affluenza attestata all’82,5 per cento. I sondaggi disponibili nella settimana prima del voto parlavano di un risultato in bilico. La prima ministra Kristrún Frostadóttir, che pure guida un governo filoeuropeo ed era stata eletta con la promessa di organizzare il referendum, non si è esposta più di tanto per il sì: ha soprattutto parlato del referendum come di un’occasione per i cittadini islandesi di decidere tutti insieme cosa fare.
La campagna sul referendum si è concentrata principalmente su temi economici. La stessa premier ha scelto una linea “opportunista” per sponsorizzare il fronte del sì. In un incontro con gli elettori del 26 agosto, Frostadóttir ha spiegato che nessuno può prevedere se i benefici di entrare nell’Ue superino i costi. Per conoscere le condizioni di ingresso, tuttavia, occorre iniziare a negoziare. Questa linea “cauta” del primo ministro islandese, in fin dei conti, non ha pagato.
Se avesse vinto il sì allora l’Ue avrebbe fatto la parte del leone. Sarebbe stata una vittoria simbolica – ma neanche tanto, considerata la ricchezza dell’isola scandinava – per i Ventisette, visto che i processi di adesione sono tutti praticamente fermi da anni. Per non parlare della proliferazione di partiti euroscettici e sovranisti soprattutto ai confini nord dell’Unione, che potranno cogliere al balzo l’opportunità del no dell’Islanda per portare acqua al proprio mulino.
La premier ha accolto senza troppi patemi la decisione del popolo, affermando che durante questa legislatura – quindi almeno fino al 2028 – non proverà più a riaprire i negoziati con Bruxelles. Frostadóttir si è compiaciuta dell’alto tasso di partecipazione. “È stata una buona sessione per il Paese”, ha osservato la premier in conferenza stampa. “Penso che la cosa più importante sia che usciamo da questa sessione con il rispetto per questi risultati. E una grande lezione per me e anche per il governo è che le persone sono contente dell’accordo sull’Efta. Sono contenta dell'attuale rapporto con l’Ue. So che una grande parte di coloro che hanno votato no in queste elezioni lo hanno fatto perché erano contenti dell’attuale rapporto con l’Ue”, ha aggiunto Frostadóttir. E ancora: “Quindi questa è la lezione che ci portiamo dietro. Continueremo a rafforzare il rapporto con lo Spazio economico europeo (See)”, ha chiosato la premier.
Aggiornato il 31 agosto 2026 alle ore 09:27
