L’estremismo nichilista che preoccupa il Belgio

Il jihadismo resta il pericolo principale. Ma c’è dell’altro. L’Unità di coordinamento per l’analisi delle minacce (Ocam) mette in guardia contro l’emergere di una nuova e preoccupante forma di estremismo in Belgio. Nel 2025 stati aperti almeno 10 procedimenti penali in relazione a certi movimenti anarchici, che mirano a creare una società in cui prevale il più forte. “L’estremismo nichilista”, secondo l’Ocam, fonde diverse credenze e influenze estremiste, tra cui elementi di satanismo, nichilismo, estremismo di destra, misantropia, l’ideologia incel (un movimento maschilista composto da uomini scapoli che affermano di essere stati rifiutati dalle donne, che incolpano del loro celibato), jihadismo e “accelerazionismo” (che propugna un’accelerazione del capitalismo). L’estremismo nichilista è già considerato un fenomeno globale. Esso opera, per ora, solo su Internet, ispirato dai movimenti di estrema destra e neonazisti, glorifica la violenza, assegnando punti a coloro che riescono a incitare altri a commettere crimini o a condividere le immagini più violente.

“Mentre gli estremisti di sinistra, di destra e islamisti, perseguono un’utopia, che è quella di un mondo alternativo, l’estremismo nichilista mira a una distopia. Per loro, spesso giovani, si tratta di distruggere la società per crearne una più anarchica in cui vince il più forte”, commenta Gert Vercauteren, direttore dell’Unità di coordinamento belga per l’analisi delle minacce, intervistato da L’Echo e De Tijd. Nel 2025, il livello di minaccia complessivo in Belgio è rimasto a 3 (grave). Allo stesso tempo, l’Ocam ha rilevato una diminuzione sia del numero di segnalazioni di minacce sia della loro gravità. Nonostante questo sviluppo incoraggiante, il panorama della sicurezza rimane complesso, soprattutto a causa delle persistenti tensioni geopolitiche internazionali. La minaccia principale rimane quella jihadista. Contemporaneamente, si è registrata un’intensificazione dell’attività sia negli ambienti estremisti di destra che in quelli di sinistra. La radicalizzazione avviene ormai in gran parte attraverso canali digitali, dove gli algoritmi dei social media, l’uso di applicazioni di messaggistica crittografata e la mancanza di moderazione su alcune piattaforme giocano un ruolo decisivo. La diffusione di contenuti problematici, come propaganda o incitamento all’odio, favorisce percorsi di radicalizzazione più rapidi e individualizzati.

È in questo contesto che si inserisce l’estremismo nichilista, ambito in cui i tradizionali schemi ideologici spesso passano in secondo piano, lasciando spazio alle dinamiche online, alle tattiche di manipolazione e alla fascinazione per la violenza gratuita, che spesso prende di mira individui giovani e vulnerabili. Questa evoluzione dimostra come il panorama delle minacce sia in continua trasformazione e renda necessario un costante adattamento dei modelli analitici. Le analisi, tuttavia, si fondano spesso anche sulla logica del “peggiore scenario possibile”. Uno di questi, per esempio era legato alla preoccupazione del rientro in Belgio delle mogli e dei figli dei jihadisti. Nessuna delle 58 donne rientrate sembra prendere in considerazione l’idea di commettere atti di terrorismo o altre forme di violenza, afferma Gert Vercauteren, nel nuovo podcast di Vrt Nws intitolato Donne dell’Isis, secondo quanto riporta 7sur7. Il temuto scenario catastrofico, dopo che non meno di 112 donne avevano lasciato il Belgio tra il 2012 e il 2015 per unirsi al gruppo terroristico Daesh in Siria e Iraq, non si è concretizzato. “Siamo ormai praticamente certi che tutte queste donne siano sulla retta via”, assicura Vercauteren.

Il timore che le persone rimpatriate potessero utilizzare le proprie convinzioni estremiste o le competenze acquisite in Siria con attentati sul territorio belga, “era del tutto giustificata all’epoca”, afferma Gert Vercauteren. Che ricorda che “nel 2014, abbiamo effettivamente visto un commando tornare per compiere attentati in Occidente, come quello al Museo ebraico di Bruxelles”. In termini proporzionali, si fa notare, il Belgio è stato tra i più colpiti in Europa. Le radici della radicalizzazione risiedevano in particolare in Sharia4Belgium, un gruppo terroristico attivo dal 2010 che rifiutava i valori democratici della società e auspicava la trasformazione del Belgio in uno stato islamico. In seguito all’arresto del suo portavoce, circa 500 persone hanno lasciato il Belgio per la Siria e l’Iraq tra il 2012 e il 2014.

Aggiornato il 23 giugno 2026 alle ore 11:49