Le dinamiche dei conflitti possono apparentemente sorprendere, ma indugiando sulla osservazione delle loro evoluzioni, involuzioni o stagnazioni, si palesano sviluppi tutt’altro che sorprendenti. È noto come la lunga guerra tra Russia e Ucraina, che ha superato la durata della II Guerra Mondiale, sia in una fase di stallo attivo, ovvero non si notano tendenze che favoriscono il successo russo nonostante “l’uso illimitato (o quasi) della forza bruta” (Carl Von Clausewitz), come non si riscontrano azioni ucraine da sbilanciare gli esiti. Insomma una guerra dalla escalation in verticale con l’aumento continuo della forza di fuoco da ambo le parti tramite il veloce sviluppo di sistemi tecnologici bellici, soprattutto ucraini, che drammatizzano ulteriormente lo scenario.
Allo stesso tempo, anche se la durata è ancora computabile in mesi, ad oggi sei contro i quattro anni e sei mesi della guerra di Vladimir Putin, il conflitto di Donald Trump contro Teheran, ha raggiunto un punto morto strategico. Il regime degli ayatollah-pasdaran sta incassando i feroci, ma sempre più centellinati, bombardamenti americani, e come reazione continua ad attaccare con le batterie balistiche perfettamente efficienti, i Paesi arabi alleati di Trump nella regione e nel Golfo, Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Kuwait. Se l’escalation in verticale è oramai una costante, l’escalation in orizzontale, ovvero l’allargamento ad altri Paesi, è stata fino ad ora volutamente semi occultata, salvo i casi noti di collaborazionismo più o meno soft da parte iraniana e della Corea del Nord con la Russia, con la Cina in “vigile attesa” e l’area indo-cinese attenta osservatrice, il salto di livello si è avuto alcuni giorni fa quando droni ucraini hanno colpito una nave, “coperta”, iraniana nel Mar Caspio carica di armi diretta verso un porto russo.
Ricordo che l’Ucraina, sin dalla invasione russa del febbraio 2022, è stata colpita da ondate di droni di progettazione iraniana, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che nel Mar Caspio è stata colpita una nave utilizzata per il trasporto di materiale militare destinato alla Russia proveniente dall’Iran. Anche il canale israeliano Keshet 12, ha riferito che l’ambasciatore ucraino in Israele aveva informato che questa nave trasportava armi iraniane destinate all’esercito russo da utilizzare contro l’Ucraina. Inoltre Kiev, dopo l’inizio della guerra di Trump contro il regime teocratico iraniano, ha offerto di condividere la propria tecnologia militare di intercettazione dei droni con i paesi del Medio Oriente colpiti dagli attacchi di Teheran. L’intelligence ucraina che in questi quattro anni e mezzo ha sviluppato modalità strategiche di elevata qualità, ha anche permesso a Zelensky di rivelare che la Russia ha fornito all’Iran capacità di ricognizione satellitare che hanno permesso ai missili balistici dei pasdaran di colpire le basi statunitensi ubicate nell’area mediorientale.
Da parte sua Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha assicurato che l’Ucraina, indicando il suo presidente con l’appellativo di “opportunista Zelensky”, subirà ritorsioni in seguito al sanguinoso attacco nel Mar Caspio, che sarebbe stato condotto dopo una pianificata offensiva condivisa con Israele. Infatti più fonti di informazione, come il New York Times, hanno affermato che l’Iran sta valutando l’ipotesi di colpire l’Ucraina con missili balistici, in particolare l’obiettivo individuato sarebbe un porto ucraino nel Mar Nero. Quindi l’apertura di un nuovo fronte nel conflitto vista la palesata alleanza tra Iran e Russia? Il Cremlino ha rafforzato la “questione Mar Caspio” affermando che l’attacco ucraino contro una nave iraniana equivale a un attacco contro l’Iran. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha affermato che l’Ucraina ha così allargato la portata geografica del conflitto, auspicando la neutralizzazione definitiva di Kiev.
Cosa si può evincere da quanto accaduto nel Mar Caspio? Intanto c’è una tendenza alla saldatura dei due conflitti in atto fino ad ora ufficialmente separati; si è formalizzata, anche se ancora senza effetti concreti, una alleanza tra Russia e Iran contro il nemico comune ucraino, ma è noto che Zelensky ha stretto ufficialmente rapporti strategici con Israele che, con gli Stati Uniti, mira all’annichilimento del Regime iraniano. Quindi una definizione di coalizioni a scopo militare, considerando le alleanze dei Paesi arabi del Golfo, sunniti, già cooperanti con gli Stati Uniti, guidati dall’Arabia Saudita che stanno programmando un letale attacco agli Houthi yemeniti, sciiti, alleati dell’Iran, che minacciano la chiusura, quindi l’interruzione dei “flussi”, dello stretto di Bab el-Mandeb, che con lo stretto di Hormuz rappresentano ora il fulcro delle criticità.
È evidente che il nucleare iraniano è stato il pretesto per l’avvio del conflitto contro l’Iran, in quanto oggi è innegabile che il vero potere poggia le basi sulla capacità di controllare i “flussi”, fisici e eterei, piuttosto che su un potente esercito, o sul controllo di una regione e delle sue ricchezze. Il nuovo ordine geopolitico si basa così su quella che potremmo definire “rhéos-crazia”, (rhéos – dal greco “flusso”), quindi il controllo dei flussi è il potere, come una distorsione del controllo di tali flussi scaturisce una crisi sistemica nei mercati energetici e effetti conseguenti.
Inoltre, sia Putin che Trump, primi attori sullo scenario bellico, in qualche modo dovranno uscire dai loro pantani; per il presidente russo è una questione prettamente personale zavorrata dalle nostalgie sovietiche, mentre per Trump è una questione di semplice politica, visto che rischia una continua alienazione dell’opinione pubblica a solo quattro mesi dalle elezioni di medio termine. La saldatura di due strategici conflitti, quello ucraino e quello iraniano, potrebbe essere una via di uscita, anche se dalla previsione complessa, per i due presidenti dai comportamenti sempre più dissociati. Intanto il presidente cinese Xi Jinping osserva Taiwan alla luce della penuria degli armamenti Usa.
Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 09:55
