Il primo ministro irlandese Micheál Martin valuta “seriamente”, tra le soluzioni per ridurre la futura dipendenza dai combustibili fossili, l’idea di sviluppare l’energia nucleare, anche se l’obiettivo immediato del governo è accelerare sui parchi eolici offshore, per incrementare ulteriormente l'approvvigionamento di energie rinnovabili. All'inizio degli anni 2030, ha detto di recente il Taoiseach, “l'Irlanda si troverà in una posizione di forza grazie alla combinazione di energia eolica offshore, onshore e solare”. È evidente, però, ha aggiunto, che vanno esplorate “tutte le strade”, compresa dunque quella del nucleare, considerando soprattutto i “progressi tecnologici in corso”. In questo senso, il Fianna Fail ha presentato una proposta di legge per togliere il divieto di sviluppo del nucleare in Irlanda, che sarà discusso dal Dàil (la Camera bassa irlandese) nei prossimi mesi. I progressi nella tecnologia nucleare, in particolare nello sviluppo di piccoli reattori modulari, hanno abbassato gli standard, un tempo molto elevati, necessari per la costruzione di centrali nucleari, sia in termini di tempi che di costi.
Negli ultimi 50 anni, ricorda Martin, “abbiamo assistito a periodi di instabilità e insicurezza energetica a causa della nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati”. L'Irlanda dipende dalle importazioni per l’81 per cento del suo fabbisogno energetico, risultando la quarta economia più dipendente dalle importazioni nell'Ue, dopo Malta, Lussemburgo e Cipro, secondo un rapporto dell'Ufficio centrale di statistica (Cso). Il petrolio, importato al 100 per cento dall'estero, soddisfa il 60 per cento del fabbisogno energetico dell'economia, seguito dal gas naturale con il 36. La restante parte del fabbisogno energetico irlandese è soddisfatta dal carbone (2 per cento) e dalla torba (1 per cento). Secondo il Cso, l’Irlanda detiene generalmente scorte di petrolio sufficienti per circa 90 giorni, in linea con la maggior parte degli Stati Ue. A settembre 2025, riporta Irish Times, l’Irlanda deteneva scorte di petrolio nell’Ue sufficienti per 86 giorni, mentre cinque Stati membri ne detenevano almeno 100, con la Finlandia che, con 184 giorni, deteneva una quantità significativamente maggiore.
Il Belgio, da par suo, ha deciso di avviare i negoziati con Engie, per una possibile acquisizione di tutte le sue attività nucleari. L’obiettivo è chiudere entro il 1 ottobre 2026, un memorandum d'intesa che specifichi i principali termini e condizioni della transazione. La transazione proposta riguarda tutte le attività nucleari attualmente possedute e gestite da Engie in Belgio, inclusa l'intera flotta nucleare, composta da sette reattori a Doel e Tihange, il relativo personale, tutte le filiali nucleari e tutte le attività e passività associate, compresi gli obblighi di smantellamento e smaltimento, che con l’avvio della trattativa sono stati immediatamente sospesi. L’iniziativa “riflette la decisione strategica del governo belga di assumere la proprietà diretta degli asset nucleari del Paese”, con l'obiettivo di estendere l’operatività dei reattori esistenti e sviluppare nuove capacità, spiega il comunicato stampa congiunto governo federale-Engie. A meno di un anno dall'entrata in vigore della legge che apre la strada al ritorno dell'energia nucleare, la decisione di nazionalizzare il settore, spiega il ministro federale dell'energia Mathieu Bihet “si inserisce in una visione politica coerente: garantire un'energia accessibile, controllabile e decarbonizzata, rafforzando al contempo l'autonomia strategica e la sovranità del Belgio”. Le imprese hanno accolto con favore la decisione. Per Febellec, la Federazione dei grandi consumatori industriali di energia, “un’elettricità accessibile, affidabile e a zero emissioni di carbonio non è un lusso, ma una condizione essenziale per consolidare l'attività industriale in Belgio e favorire nuovi investimenti”.
La nazionalizzazione, osserva il Forum nucleare belga, “dimostra la volontà politica e la visione del governo, rafforza le prospettive positive per la sicurezza energetica del Paese”. Attualmente, solo 2 dei 7 reattori nucleari situati in Belgio sono ancora in grado di produrre energia elettrica. Le licenze di Doel 4 e Tihange 3, sono state infatti prorogate di altri 10 anni. Ora sono fermi per manutenzione, per poter operare fino al 2035. Il governo aveva già espresso la volontà di mantenerli in funzione anche dopo il 2035. Il reattore Tihange 1, che è stato spento nell'ottobre 2025 dopo 50 anni di attività, è considerato prioritario per la riattivazione. Anche i reattori Doel 1 e Doel 2 sono stati definitivamente spenti nel 2025. I reattori Doel 3 e Tihange 2 sono stati spenti rispettivamente nel 2022 e nel 2023. Nel 2012 erano state scoperte migliaia di anomalie nelle pareti del recipiente del reattore. Su di essi sono già stati effettuati interventi approfonditi, fa sapere la Rtbf, tra cui la rimozione del combustibile dai noccioli, lo smantellamento delle turbine a vapore e la pulizia delle tubature.
Aggiornato il 04 giugno 2026 alle ore 09:08
