Io + Te, l’amore contemporaneo di Valentina De Amicis
Valentina De Amicis © Riproduzione riservata

Valentina De Amicis è una regista dal percorso internazionale, capace di muoversi tra cinema, sensibilità autoriale e attenzione alle storie umane. Dopo l’esperienza americana, che l’ha portata anche a dirigere un interprete del calibro di Anthony Hopkins nel lungometraggio Where Are You, è tornata in Italia con Io + Te, un film con Matteo Paolillo ed Ester Pantano che racconta l’amore senza filtri, tra desiderio, fragilità, responsabilità e paura di scegliere.

Il film, dall’11 Settembre su Amazon, offre anche l’occasione per riflettere sul ruolo delle registe nell’industria cinematografica e sulla necessità di dare sempre più spazio a nuovi sguardi e nuove sensibilità.

Partiamo da Io + Te: che cosa ti ha spinto a raccontare un amore così contemporaneo, fatto di libertà, paura di impegnarsi e scelte difficili?

Volevo raccontare l’amore nella sua magia e nella sua meraviglia, ma mostrarne anche l’aspetto fragile, umano e, a volte, doloroso. Desideravo raccontare una storia vera, capace di arrivare al cuore delle persone, senza costruire una storia romantica edulcorata. L’amore, nella realtà, è molto più complesso e proprio questa complessità mi interessava raccontare.

Mia e Leo sembrano appartenere a due mondi molto diversi: cosa rappresentano, secondo te, le loro due visioni dell’amore?

Mia e Leo sono diversi sotto molti aspetti, ma hanno entrambi il coraggio di chi afferra la vita e la vive intensamente. Per me amare significa scegliere ogni giorno e tradurre questo sentimento nella quotidianità. Che si tratti di una relazione sentimentale o di un’amicizia, l’amore si dimostra attraverso azioni concrete. Non è soltanto una parola o un’emozione: è una scelta quotidiana.

Nel film l’innamoramento è solo l’inizio: maternità, responsabilità e paure mettono tutto in discussione. Quanto volevi mostrare l’amore nella sua dimensione più reale e imperfetta?

È proprio questo il punto: l’amore è imperfetto, perché noi siamo imperfetti, e dobbiamo imparare ad accettarlo. Anche la vita lo è. Possiamo però cercare di migliorarci, e ogni giorno ci troviamo davanti a delle scelte. Sono proprio le nostre scelte quotidiane a determinare, nel tempo, chi siamo e che tipo di persone vogliamo essere.

Sei tornata a dirigere in Italia dopo un percorso internazionale. Che cosa hai ritrovato nel cinema italiano e che cosa, invece, hai portato con te dall’esperienza maturata negli Usa?

La mia esperienza americana mi ha segnato molto, in senso profondamente positivo, sia come donna sia come artista, e sono davvero grata per il percorso che ho avuto la possibilità di vivere. Ho avuto anche l’onore di dirigere artisti incredibili, come Anthony Hopkins, e la sua saggezza, la sua umanità e la sua magia sono qualcosa che porto dentro di me. Amo l’Italia e dirigere un film italiano è stata un’esperienza meravigliosa. Spero davvero di poterla ripetere presto.

Nel tuo precedente lungometraggio, Where Are You, hai lavorato con Anthony Hopkins. Cosa significa dirigere un attore di questo calibro e qual è l’insegnamento professionale che ti è rimasto più impresso?

Lavorare con Anthony Hopkins è stata un’esperienza fantastica e mi ha insegnato moltissimo. La sua gentilezza, la sua calma e la sua umiltà sono qualcosa di difficile da spiegare a parole. È un artista estremamente generoso, capace di farti guardare il mondo con occhi diversi. Da lui ho imparato tantissimo, non soltanto professionalmente. È un vero master.

Io + Te è l’unico film italiano diretto da una donna presente nella Top 10: secondo te, questo dato racconta ancora un cinema italiano che offre meno spazio alle registe? Ci sono ancora forme di maschilismo nell’industria cinematografica?

Sono molto felice che Io + Te sia nella Top 10 da più di una settimana e che, tra l’altro, sia l’unico film italiano presente nella classifica. È un risultato che mi rende particolarmente orgogliosa, anche perché è diretto da una donna. È bello credere in un progetto e poi vederlo ricevere il consenso e l’affetto del pubblico. Alla fine, è il pubblico a decidere liberamente, e io mi sto godendo questo momento.

Credo però che in Italia siamo ancora poche registe donne rispetto ad altri Paesi e che, all’estero, l’industria cinematografica sia in alcuni casi più aperta nei confronti delle donne. Allo stesso tempo, sono convinta che le cose stiano cambiando rapidamente e spero che questo risultato possa contribuire a far comprendere ai produttori italiani, e non solo, quanto sia importante investire anche nelle registe.

È importante raccontare storie attraverso punti di vista femminili, con sensibilità diverse e ancora tutte da scoprire. E trovo particolarmente bello che Io + Te piaccia molto anche agli uomini: significa che una storia con uno sguardo femminile può parlare davvero a tutti.

Aggiornato il 25 settembre 2026 alle ore 14:53