Marx e Nietzsche: il coraggio dell’ingannatore
Foto generata da AI

Alcuni pensatori del XIX secolo rilevanti non soltanto in quel secolo, mi riferisco specificamente a Karl Marx e a Friedrich Nietzsche, hanno creato concezioni diffusissime e di rilievo storico. Si sono incarnate nella storia, specialmente Marx; Nietzsche invece si è incarnato nella filosofia, nel pensiero, anche se con presumibili e discutibili incarnazioni sociali. Qual è il fondamento di queste concezioni?

Un pensatore italiano, poeta innanzitutto ma pensatore adeguato alla poesia, concepì una visione radicale. Se vi è la morte vi è il nulla e se vi è il nulla l’esistenza è come se non esistesse, o per dire più facilmente l’esistenza finisce nel nulla della morte. Questa concezione è di Giacomo Leopardi ed è una concezione limpida e discutibile, si può stabilire una concezione opposta, che abbiamo solo la vita e che è bene viverla, concezione onesta: soltanto la vita. No, purtroppo non è così, Marx e Nietzsche hanno avuto bisogno di mentire in senso filosofico rispetto a questo problema, hanno abolito la morte.

Invece di dire all’uomo “c’è la morte dunque vivi più che puoi”, hanno detto: “”, hanno creato argomenti assurdi, ricorso a delle trovate per coprire la menzogna ossia l’inesistenza della morte. Marx sostiene che la morte non è individuale. La morte è una caratteristica della specie; l’uomo, facendo parte della specie, quindi non muore come individuo, non c’è la tragedia dell’individuo, ma la caratteristica mortale della specie. È un inganno. Assolutamente ingannevole. La morte è individuale, la tragedia individuale per eccellenza. Marx ricorre ad una vera e propria menzogna abile ma assolutamente falsa, la specie muore perché muoiono gli individui, quindi bisogna capovolgere, la specie muore nei singoli. Se non esistessero i singoli non esisterebbe la morte. E poi: il singolo muore ‘personalmente'.

Nietzsche ricorre ad una menzogna chimerica, ritiene certo l’eterno ritorno dell’identico, una rinascita totale con i medesimi accadimenti. A parte l’indimostrabilità, il risorto individuo sarebbe altro individuo, tu singolo muori per sempre. Pensatori che sembrano spregiudicatissimi, in fondo non hanno avuto il coraggio di dire, come invece disse Giacomo Leopardi, che la vita non vale viverla perché c’è la morte. Puoi dire: voglio vivere appunto perché muoio. Senza nascondere la morte che anzi ti fa amare estremamente la vita!

Aggiornato il 02 settembre 2026 alle ore 13:56