Mary Poppins: quando la musica insegna a volare

Ci sono dei film che non appartengono a un’epoca, ma al tempo di chi li guarda. Mary Poppins è uno di questi. Uscito nel 1964, in un momento di profonda trasformazione del cinema e della società americana, il film è riuscito a fare qualcosa di rarissimo: unire la leggerezza del musical alla profondità della fiaba, la disciplina dell’educazione, al volo libero della fantasia. Non è soltanto una storia per bambini, è un racconto sull’immaginazione, sulla necessità di guardare il mondo con occhi capaci di stupore. Diretto con mano elegante e precisa da Robert Stevenson, Marry Poppins nasce dall’incontro tra la tradizione letteraria britannica e l’arte cinematografica hollywoodiana, trovando nella musica, il suo vero cuore pulsante. Non è solo un film con canzoni, è un film che respira attraverso la musica.

Ambientato nella Londra di inizio Novecento, il film racconta l’arrivo di una governante misteriosa, spinta dal vento dell’Est, che entra nella vita della famiglia Banks come una melodia inattesa. È austera e sorridente, severa e affettuosa, misteriosa e pratica. In lei convivono il rigore e la magia. Da quel momento, la quotidianità si trasforma, e ciò che sembrava rigido e immutabile comincia lentamente a respirare.

A darle volto e voce, è Julie Andrews, in una delle interpretazioni più luminose della storia del cinema musicale. La sua voce, limpida e naturale, non ha bisogno di effetti o virtuosismi: canta come si parla quando si è certi di ciò che si dice. Accanto a lei come contrappunto vitale e terrestre, c’è Bert, interpretato da Dick Van Dyke che porta nel film un’energia fisica teatrale straordinaria. Le sue danze, i suoi movimenti, il suo rapporto con il ritmo musicale, danno corpo alla dimensione più giocosa del racconto. Artista di strada, pittore, spazzacamino, narratore, è lui a fare da ponte fra la realtà quotidiana di Londra e il mondo incantato che Mary apre con un semplice gesto.

Le canzoni non interrompono il racconto, ma lo accompagnano con naturalezza. Ogni brano sembra nascere da un gesto, da uno sguardo, da un passo di danza. La musica diventa linguaggio quotidiano, parte della narrazione, come se fosse sempre esistita in quel mondo. La colonna sonora, firmata dai fratelli Richard M. Sherman e Robert B. Sherman, è uno dei capolavori assoluti del cinema musicale. Apparentemente semplice, è in realtà costruita con grande raffinatezza melodica e teatrale.

A Spoonful of Sugar è la dichiarazione di poetica nel film; con una melodia leggera e quasi infantile, la canzone suggerisce una verità profonda: il dovere può diventare gioco, la fatica può trasformarsi in danza.

Feed the Birds è forse il brano più intimo, commovente del film; una canzone sospesa, quasi contemplativa, che invita all’empatia e alla compassione.

Chim Chim Cher-ee, con il suo motivo malinconico e circolare, è una canzone che resta nella memoria come un ricordo d’infanzia, dolce e un po’ nostalgico; è il cuore emotivo di Merry Poppins. Non a caso, vincerà l’Oscar.

E poi c’è Supercalifragilisticexpialidocious, più di una canzone, è un’esplosione di energia verbale e sonora; la musica diventa puro divertimento linguistico   celebrazione dell’assurdo, libertà assoluta.

Il finale, Let’s Go Fly a Kite, è un inno alla riconciliazione; la musica accompagna la trasformazione del padre, il ritorno del gioco, il recupero del tempo perduto.

Le celebri sequenze danzati, dagli spazzacamini sui tetti in numeri animati, mostrano un uso meraviglioso dello spazio e del movimento. Il film mescola attori reali e l’animazione con una naturalezza che, ancora oggi, conserva un fascino intatto.

Le registrazioni originali del film, pubblicate su disco fin dall’uscita nel 1964, hanno avuto una diffusione enorme. Le canzoni di Mary Poppins sono entrate nel repertorio collettivo, cantate, studiate, reinterpretate nel corso dei decenni. Ancora oggi, ascoltando quelle incisioni, si percepisce una qualità rara: voci chiare, orchestrazioni eleganti, tempi mai eccessivi. Le canzoni entrano ed escono dalla scena come il vento, non si vedono ma cambiano tutto; restano nella memoria non solo per la loro orecchiabilità, ma perché sono legate a un’emozione precisa, a un gesto, a uno sguardo. Il riconoscimento arrivò anche sotto forma di premi: vinse Academy Awards importanti 13 Nomination e 5 Oscar ricevuti, tra cui a Julie Andrews e ai fratelli Sherman, consacrando un’opera che univa cinema, musica e teatro in una forma nuova, luminosa, accessibile eppure profondamente curata. La musica di questo film insegna che l’immaginazione non è fuga dalla realtà, ma uno strumento per comprenderla meglio.

E quando, alla fine, Mary Poppins se ne va così come è arrivata, resta la capacità di guardare il mondo con un sorriso discreto, sapendo che, a volte, basta davvero poco. Magari solo un pizzico di zucchero.

Aggiornato il 21 gennaio 2026 alle ore 12:17