C’è un momento preciso in cui il cinema smette di essere “solo” spettacolo e diventa uno specchio deformante, ma terribilmente lucido, della realtà. Noi de L’Opinione quel momento lo abbiamo avvertito nitidamente guardando le prime immagini del nuovo, attesissimo trailer di Paolo Sorrentino.
C’è un’atmosfera sospesa, una grazia estetica che avvolge la figura del protagonista, un monumentale Toni Servillo, nei panni di un Presidente della Repubblica vedovo, cattolico, segnato da un rigore che trasuda solitudine e senso del dovere. Ufficialmente, Sorrentino nega. Il regista si schernisce, allontana i paragoni, dichiara che il suo è un personaggio di pura finzione. Ma i dettagli, si sa, sono i nascondigli preferiti della verità. E quegli indizi, incastrati tra le inquadrature, sembrano gridare un nome: Sergio Mattarella.
IL LEGAME SOTTILE: LA FIGLIA E IL PRESIDENTE
Non è solo la postura o l’appartenenza a un cattolicesimo democratico e silenzioso. A colpire al cuore è il riferimento alla figlia del Presidente. Quell’ombra rassicurante e discreta che nella sceneggiatura accompagna il vedovo al Quirinale, ricalcando in modo clamoroso la figura di Laura Mattarella. Ma c’è un elemento ancora più profondo, quasi un “non detto” che fluttua tra la celluloide e la cronaca giudiziaria: il tema della grazia.
L’OMBRA DI AMBROGIO CRESPI
Mentre sullo schermo si dipana la narrazione di un Presidente chiamato a decisioni cruciali, il nostro pensiero corre inevitabilmente alla lunga, estenuante odissea di Ambrogio Crespi. Un regista, un comunicatore, un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l’attesa infinita di una grazia parziale, giunta solo dopo valutazioni lunghissime e tormentate. È possibile che Sorrentino, sempre sensibilissimo ai chiaroscuri del potere e dell’animo umano, non abbia attinto a piene mani da questo vissuto? La “lunga valutazione” di cui parla la sceneggiatura sembra l’eco della realtà vissuta da Crespi. Il tormento interiore del Presidente del film riflette il peso di una firma che può cambiare il destino di un uomo.
UN’IPOTESI CLAMOROSA
Noi de L’Opinione non crediamo al caso. Crediamo invece che il cinema di Sorrentino abbia intercettato lo “spirito del tempo” del Quirinale, quel misto di etica cattolica e sofferenza privata che caratterizza il mandato di Sergio Mattarella. Forse il regista non lo ammetterà mai, trincerandosi dietro la libertà creativa. Eppure, quel riferimento alla grazia, in un momento storico in cui la firma del Capo dello Stato è diventata il perno di un dibattito sulla giustizia e l’umanità, appare come un segnale luminoso. La fantasia è una realtà che non ha ancora avuto luogo, o che sta accadendo proprio ora sotto i nostri occhi, ma preferiamo chiamarla finzione per non spaventarci.
Sarà solo una clamorosa ipotesi? Forse. Ma guardando Servillo muoversi nei corridoi del potere cinematografico, non vediamo solo un attore. Vediamo le domande irrisolte della nostra Storia recente, il peso di una vedovanza vissuta con dignità istituzionale e, soprattutto, quel richiamo a una giustizia che, per essere tale, deve saper ritrovare la via della grazia.
Aggiornato il 20 gennaio 2026 alle ore 11:30
