Medicina a km 0. Dall’influenza d’estate ai virus dell’inverno

Il caldo incessante e gli sbalzi termici favoriscono le influenze estive e l’autunno porta con sé il consueto appuntamento con l’influenza tipicamente invernale. Ma dietro quella che spesso viene liquidata come una semplice febbre stagionale si nascondono complicanze, ricoveri e decessi, soprattutto tra anziani e persone fragili. Il professor Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università Statale di Milano e Direttore sanitario IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, richiama alla prevenzione: il Covid ci ha insegnato molto, ma non dobbiamo dimenticare che influenza e polmonite rappresentavano già prima della pandemia una delle grandi emergenze silenziose dell’inverno.

L’estate ha lentamente lasciato spazio a settembre, ma il caldo incessante di queste settimane non ha fermato febbre, tosse, mal di gola, stanchezza e disturbi respiratori. Migliaia di italiani hanno continuato ad ammalarsi anche lontano dal tradizionale appuntamento con l’influenza invernale. Ma parlare genericamente di “influenza estiva” può essere fuorviante: dietro sintomi simili possono esserci virus differenti e diverse infezioni respiratorie. L’estate, insomma, non mette i virus in vacanza. Viaggi, luoghi affollati, ambienti climatizzati e sbalzi di temperatura possono creare occasioni di contagio, il caldo e la disidratazione possono rendere più difficile affrontare febbre e malessere. Ora, però, lo sguardo è rivolto all’autunno. E il professor Fabrizio Pregliasco, una delle voci più conosciute della divulgazione sanitaria italiana quando si parla di virus, epidemie e prevenzione ci suggerisce qual è il punto da cui partire, semplice ma spesso dimenticato: l’influenza non è soltanto qualche giorno a letto con la febbre. Per la maggior parte delle persone sane si risolve senza conseguenze importanti, ma per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con malattie croniche e soggetti immunodepressi può diventare un’infezione molto seria. Le complicanze possono interessare soprattutto l’apparato respiratorio, fino alla polmonite, ma anche aggravare condizioni cardiovascolari e altre patologie preesistenti. 

La nuova stagione 2026-2027 arriva con una strategia di prevenzione che punta ancora una volta soprattutto sulle categorie più vulnerabili. Le indicazioni del Ministero della Salute e dell’ISS prevedono l’offerta della vaccinazione antinfluenzale ai principali gruppi a rischio e una particolare attenzione alla popolazione anziana; per la nuova stagione viene inoltre indicato l’impiego dei vaccini potenziati negli adulti dai 60 anni in su, secondo le modalità previste dalle raccomandazioni. La vaccinazione viene proposta anche ai bambini dai sei mesi ai sei anni e alle altre categorie per le quali l’influenza può comportare un rischio maggiore. Il vaccino, naturalmente, non è una promessa di invulnerabilità. Ci si può ammalare anche dopo essersi vaccinati. L’obiettivo, chiarisce il professor Pregliasco, è soprattutto diminuire la probabilità di sviluppare forme gravi e complicazioni. Ed è una distinzione fondamentale quando si parla di un anziano fragile: la prevenzione non deve promettere l’impossibile, ma ridurre il rischio di ricovero, polmonite, aggravamento delle patologie croniche e morte. 

L’autunno dovrebbe quindi diventare anche il momento del cosiddetto “tagliando vaccinale”. Non soltanto influenza, ma anche le altre vaccinazioni indicate in relazione all'età e alle condizioni di salute. Pneumococco, herpes zoster, Covid e richiami contro difterite, tetano e pertosse rientrano in un percorso di prevenzione che non termina con l'infanzia. E proprio mentre l’influenza torna al centro dell'attenzione, la cronaca ha riportato alla luce anche una malattia che sembrava appartenere a un’altra epoca: la difterite. La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, la cui infezione da Corynebacterium diphtheriae e la presenza del gene della tossina sono state confermate dall’ISS, ci ha ricordato drammaticamente che una malattia diventata rarissima grazie alla vaccinazione non può essere considerata definitivamente scomparsa. Ma la difterite resta un capitolo della prevenzione, non il cuore dell'emergenza autunnale.

E la domanda che abbiamo fatto al professor Pregliasco è quella di sempre: come arrivare preparati alla stagione fredda? Una prima risposta riguarda anche gli antibiotici. L’influenza è provocata da un virus e l’antibiotico non la cura. Può diventare necessario, per esempio, in presenza di una polmonite batterica, ma non deve essere utilizzato automaticamente alla comparsa della febbre. Riposo, idratazione, controllo dei sintomi e valutazione medica quando il quadro peggiora restano fondamentali. Ancora più importante è riconoscere i segnali d’allarme. Nei bambini piccoli una difficoltà respiratoria, marcata sonnolenza, un peggioramento rapido, meritano attenzione. Nell’anziano fragile, invece, un’infezione importante può manifestarsi anche senza una febbre altissima: confusione improvvisa, decadimento delle condizioni generali, difficoltà respiratoria o perdita significativa dell'autonomia possono essere segnali di una complicanza. 

(*) Foto: Ansa 

Aggiornato il 02 settembre 2026 alle ore 16:30