La voce viva di Borsellino nel nido di vipere
Foto: copertina del volume di Vincenzo Zurlo

Si fa presto a fare memoria. Ci siamo abituati alle ricorrenze rituali, ai nastri tricolori e alla solenne retorica delle cerimonie di Stato, dove si piangono puntualmente gli eroi ma si tendono a dimenticare i complici. Il nido di vipere di Vincenzo Zurlo (Guida Editori) rompe questa routine consolatoria e compie una scelta narrativa coraggiosa e spiazzante: restituire la parola direttamente a Paolo Borsellino, facendolo parlare in prima persona.

L’ntroduzione appassionata di Lucia Borsellino rende questo libro un’opera inedita e profondamente struggente. ​Non si tratta dell’ennesimo saggio burocratico né di un’asettica ricostruzione giudiziaria.

È un racconto teso, intimo e implacabile che attraversa i 57 giorni compresi tra l’inferno di Capaci e il rogo di via D’Amelio. Cinquantasette giorni in cui il magistrato palermitano ha vissuto nella piena consapevolezza di essere un condannato a morte, sapendo che il timer della sua fine era già stato attivato.

LA SOLITUDINE DEL CONDANNATO E I VOLTI DEL PALAZZO

​A fare da bussola etica a questo testo è la prefazione di Lucia Borsellino, che affida alle pagine la memoria più autentica del padre. Ma chi abitava, davvero, quel “nido di vipere”?

​La tesi al centro dell’opera è netta e non fa sconti: il pericolo più mortale per Paolo Borsellino non proveniva soltanto dai boss nascosti nei casolari o dagli esecutori materiali con il telecomando in mano. Il veleno più insidioso covava all’interno delle stanze del potere, nei corridoi felpati del Palazzo di Giustizia: i silenzi calcolati di chi aveva il dovere di proteggerlo e ha scelto di voltarsi dall’altra parte; i tradimenti striscianti di colleghi e apparati che remavano apertamente contro l’esperienza del pool antimafia; l’isolamento sistematico costruito attorno al magistrato all’indomani della scomparsa di Giovanni Falcone.

​Scegliere la narrazione in prima persona significa costringere chi legge a camminare accanto a Borsellino mentre conta le ore, mentre guarda negli occhi chi sa che lo sta tradendo, mentre incrocia sguardi svuotati e porte che si chiudono al suo passaggio.

PERCHÉ È UNA LETTURA NECESSARIA

​In un panorama editoriale affollato da celebrazioni di maniera, Il nido di vipere s’impone come una lettura fondamentale per tre ragioni cruciali. ​Smonta la narrazione del complotto isolato: ricorda con la forza del racconto che la mafia da sola non avrebbe mai potuto compiere un simile salto di qualità senza le coperture, le omissioni e la complicità di settori deviatari delle istituzioni.

Toglie Paolo Borsellino dal piedistallo di gesso dell’icona intoccabile per restituirlo alla sua dimensione più vera: un uomo lucido, tradito, abbandonato, eppure incrollabile nel compiere il proprio dovere fino all'ultimo secondo.

Interroga il presente: più che offrire risposte rassicuranti, il testo solleva la questione che l’Italia ha spesso evitato di porsi: quanto di quel “nido” è rimasto intatto negli apparati del Paese?

Non è una lettura comoda. È una scossa elettrica contro l’assuefazione e la retorica dell’antimafia di facciata. Disponibile in libreria e negli store online, il libro di Vincenzo Zurlo rappresenta un tassello imprescindibile per chiunque cerchi un contributo sincero alla verità storica.

Un libro da leggere e, soprattutto, da rileggere.

(*) Il nido di vipere di Vincenzo Zurlo, Guida Editori, pagine 124, euro 13,00

Aggiornato il 26 agosto 2026 alle ore 13:02