Summae Onlus, al fianco dei più fragili
Claudia Conte e Francesco Sarcina. © Riproduzione riservata

Ci sono povertà che si vedono e altre che restano invisibili. Famiglie che lavorano ma non riescono ad arrivare alla fine del mese, pensionati costretti a scegliere tra una visita medica e la spesa, persone che hanno perso non solo un reddito, ma anche la fiducia nel futuro.

Da quasi vent’anni, Summae Onlus è al fianco di chi vive queste fragilità, offrendo assistenza alimentare, supporto sanitario e psicologico, ma soprattutto percorsi capaci di restituire dignità e speranza. Perché dietro ogni richiesta di aiuto c’è una storia che merita di essere ascoltata.

Ne parliamo con Francesco Sarcina, presidente di Summae Onlus, che ci racconta come sia cambiato il volto della povertà in Italia, quali siano oggi le emergenze più urgenti e perché, per aiutare davvero una persona, non basta rispondere a un bisogno materiale: bisogna ricostruire fiducia, relazioni e futuro.

Presidente Sarcina, Summae è nata nel 2008 con una missione molto concreta: sostenere chi vive situazioni di fragilità. Quando ha capito che aiutare gli altri non sarebbe stato solo un gesto di solidarietà, ma la missione della sua vita?

Dopo aver prestato servizio per lo Stato, ho sentito che potevo continuare a dare il mio contributo in un modo diverso. Ho scelto di stare accanto a persone che attraversavano momenti di grande difficoltà, cercando di offrire non solo un aiuto, ma una presenza concreta. È lì che ho capito che questa sarebbe diventata la mia missione.

In questi anni ha incontrato migliaia di persone in difficoltà. C’è una storia che porta ancora nel cuore e che le ricorda ogni giorno perché vale la pena continuare?

Uno dei casi che mi ha segnato di più è stato quello di un uomo divorziato, allontanato dalla propria casa, senza reddito, costretto a dormire in un garage. In quella situazione il sostegno psicologico è stato persino più impegnativo di quello alimentare. Purtroppo oggi storie come questa sono sempre più frequenti e si assomigliano tutte, perché raccontano una sofferenza che sta diventando diffusa.

Nel corso dell’audizione alla Commissione parlamentare sulle periferie avete raccontato una realtà spesso invisibile: famiglie, pensionati e lavoratori che, pur avendo una casa, faticano a mettere il cibo in tavola. Come è cambiata la povertà negli ultimi anni e quali sono oggi le emergenze più urgenti?

La povertà è cambiata profondamente. Oggi coinvolge anche persone che fino a pochi anni fa non avremmo mai immaginato di vedere in difficoltà: impiegati, lavoratori e pensionati. È una fragilità silenziosa, che spesso resta nascosta per vergogna, ma che è sempre più presente nelle nostre comunità.

L’assistenza alimentare è solo una parte del vostro lavoro. Avete parlato anche di ambulatori solidali, accesso alle cure e di un futuro “negozio solidale”. Quanto è importante passare dall’emergenza alla costruzione di percorsi di dignità e autonomia?

Le emergenze riguardano i bisogni essenziali: il cibo, la casa, la salute. Ma alla base di ogni nostro intervento c’è soprattutto il recupero della dignità. Molte persone finiscono per identificarsi con il proprio stato di bisogno e perdono fiducia in sé stesse. Per questo il sostegno psicologico è fondamentale: senza restituire speranza e fiducia, anche l’aiuto materiale rischia di essere insufficiente.

Summae riunisce professionisti, volontari ed ex appartenenti alle Forze dell’Ordine. Quanto conta mettere competenze diverse al servizio del bene comune?

È uno dei nostri punti di forza. Le diverse competenze presenti in Summae ci permettono di affrontare la povertà e il disagio sotto molteplici aspetti. Alle mani si uniscono le menti, le professionalità e le sensibilità. È questa collaborazione che ci consente di offrire un aiuto davvero efficace e di raggiungere più facilmente il nostro obiettivo.

Viviamo in una società in cui si parla tanto di individualismo. Lei, invece, ha costruito un progetto fondato sulla condivisione. Secondo lei stiamo perdendo il senso della comunità? E come possiamo ritrovarlo?

Il senso della comunità si ritrova vivendo la comunità. Non contano i ruoli che ricopriamo o le esperienze che abbiamo alle spalle, ma la disponibilità a mettersi al servizio degli altri. Se abbiamo chiare le finalità, prima ancora degli obiettivi, allora possiamo ricostruire quel legame umano che oggi, troppo spesso, sembra essersi indebolito.

Aggiornato il 24 agosto 2026 alle ore 13:34