Il diavolo veste Mullally (per qualcuno)

La Chiesa anglicana, per la prima volta nella sua storia secolare, ha una guida spirituale in rosa. Sarah Mullally, originaria di Woking, nel Surrey inglese, dal 28 gennaio scorso è arcivescovo (o arcivescova) di Canterbury. Il vescovo che guida la diocesi di Canterbury è la massima autorità della Chiesa anglicana e della Comunione anglicana, e fino allo scisma del XVI era il primate cattolico d’Inghilterra. L’anglicanesimo permette anche il sacerdozio femminile e quindi l’episcopato, che è il terzo livello ed ultimo livello tra gli ordini, può vedere la presenza di donne. Sarah Mullally, dopo aver fatto l’infermiera, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 2002 e quella episcopale tredici anni dopo; prima della nomina a Canterbury, è stata vescovo di Londra dal 2018 al 2026. Anche se guida la sede più importante della Chiesa d’Inghilterra, non è certamente la prima donna vescovo del clero anglicano: ad esempio ci sono anche Libby Lane, capo della diocesi di Derby, e Rachel Treweek, vescovo di Gloucester.

Il 27 aprile il nuovo arcivescovo anglicano, Sarah Mullally, è stato accolto in udienza da Papa Leone in Vaticano: è la prima volta che un uomo e una donna si incontrano rispettivamente come capo della Chiesa Cattolica e capo della Chiesa anglicana. La visita romana della Mullally, lunga quattro giorni, è stata molto intensa e ha visto il leader inglese ai Musei Vaticani, nelle basiliche papali e in altre realtà istituzionali. Sicuramente il suo ingresso in Vaticano e la sua preghiera con il pontefice hanno fatto storcere il naso a molti. Nell’udienza concessa a Sua Grazia, Prevost ha anzitutto ricordato l’apertura di Paolo VI all’arcivescovo anglicano Arthur Ramsey, che il 23 marzo del 1966 hanno permesso l’incontro, dopo secoli, tra cattolici e anglicani. L’incontro tra Robert Francis Prevost e Mullally è incentrato sulla comunione e sul dialogo: ‘‘Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace’’, afferma Prevost, ‘‘se vogliamo che il mondo accolga a cuore la nostra predicazione, dobbiamo essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere qualsiasi pietra di inciampo che ostacoli la proclamazione del Vangelo’’.

Da Leone quindi il monito a proclamare il Vangelo senza farsi distrasse dalle tentazioni, cercando di portare il messaggio di pace in un mondo che ha bisogno di Cristo. Guardando alle relazioni passate tra Roma e l’Inghilterra, il pontefice non nega le serie difficoltà affrontate, soprattutto quelle relative alla strada dell’ecumenismo. ‘‘Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Sebbene siano stati compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere. So che anche la Comunione anglicana sta affrontando molte delle stesse questioni al presente’’, ha detto Leone. Nel prendere la parola, anche Sarah Mullally fa riferimento alle ferite del mondo moderno: ‘‘Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia di speranza: che ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; che la famiglia umana è chiamata a vivere come fratelli e sorelle’’, e ancora: ‘‘spero di essere un pastore che ama e si prende cura della Chiesa, che incoraggia l’ospitalità nonostante le nostre differenze, che parla profeticamente alla nostra realtà presente e che annuncia la speranza cristiana con la fiducia che il Vangelo di Gesù Cristo rimane una buona notizia per il nostro mondo di oggi’’.

Infine, rivolgendo un pensiero al cammino ecumenico e di comunione tra le chiese, Mullally chiede che lo Spirito Santo possa portare con sé il dono dell’ospitalità, non come prassi di benvenuto, ma come impegno proprio del ministero. L’incontro si è concluso con il consueto scambio di doni.

Questo è in sintesi ciò che si sono detti Prevost e Mullally: la loro interpretazione dei drammi attuali, le loro prospettive sul dialogo interreligioso e la necessità di mettere al centro della predicazione la pace di Cristo. Il problema di questo incontro è la pessima accoglienza da parte di tanti gruppi, combriccole di tradizionalisti e presunti esperti di teologia e diritto canonico. Tra social e stampa ho letto di tutto: papessa, pseudobenedizione (con riferimento alla preghiera alla benedizione impartita da Mullay sulla tomba di San Pietro in Vaticano), eresia, tradimento. Sembra che il papa abbia accolto il Diavolo in persona. I riferimenti all’inaccettabilità dei ruoli femminili si sprecano e subito tutti pronti a ostentare quelle poche frasette del Vangelo che si tengono a mente per fare scena. Il sacerdozio femminile non esiste, è eretico, è anticristiano, Maddalena non era nessuno, e così via.

Di tanto in tanto qualcuno ci ricorda che duemila anni di storia, non solo di storia conciliare, ma anche di evoluzioni teologiche, di aggiornamenti dottrinali, non siano esistiti. La Chiesa di Roma ha le sue idee e questo va bene. La Chiesa inglese, costola staccata del cattolicesimo, ha fatto la sua scelta. Accogliere un’altra interpretazione biblica e da questa scrivere il proprio diritto. La religione è una struttura sociale umana, non è una branca della biologia. Nel discorso teologico non esistono le certezze, le leggi, le oggettività proprie (pur con molti limiti) delle verità scientifiche. Nessuno può dire che qualcosa è giusto e qualcosa è sbagliato proprio perché ogni cosa della religione proviene dalla mente umana e come tale è soggetta continuamente a cambi, talvolta inaccettabili, ma fa parte del gioco. C’è ancora tanta gente che parla di religioni superiori o di vera religione, come se si facesse un discorso darwiniano sulle razze. Il principio di fondo è accogliere: e l’accoglienza si fa piena e coerente quando l’infervorazione lascia spazio alla libertà. Comico, forse, vedere nel 2026 una donna vescovo: hanno tutte un po’ quel look da frontman (o frontwoman) di qualche gruppo rock degli anni Settanta, con le croci pettorali stilizzate che sembrano più delle sigarette elettroniche, con il loro gruppo di assistenti sacerdotesse che seguono il leader come tanti seminaristi seguono il loro porporato preferito.

Ma è anche comico vedere cardinali o laici che parlano della nostra religione cattolica come se fosse il centro di tutto, e che ciò che si distanzia è necessariamente deviato ed eretico. A dire il vero fa ridere proprio tutto il pacchetto di sacro e profano in questo momento avvilito da scenari apocalittici (non mi si fraintenda: un conto è parlare di religione come conforto, un conto è continuare ad aprire scismi su ogni cosa). A leggere certi titoli e certi articoli sarò sempre poco professionale perché riderei di continuo a cose come ‘‘eresia’’ o ‘‘scandalo sulla tomba dell’apostolo’’ o ‘‘pseudovescovo’’. Sembrano i tempi, in realtà ancora non conclusi, dove si parlava di Jorge Mario Bergoglio come di un ‘‘impostore’’ poiché eletto durante un pontificato non ‘‘canonicamente’’ concluso (quello di Joseph Ratzinger). Per cui Francesco era un eretico, era l’antipapa, l’anticristo, l’antitutto. Sarah Mullally è il nuovo diavolo. Pare che Bergoglio abbia ceduto lo scettro dell’impostore a qualcun altro. C’è ancora tanto da fare per rendere la religione uno spazio di pace, a quanto pare. C’è chi vuole parlare di pace, di accoglienza e di comunione, ovviamente senza rinnegare la propria appartenenza, e chi invece prende la religione come valvola di sfogo dei propri limiti e delle proprie frustrazioni. Non ci resta che scegliere da che parte stare. Il discorso è comunque più ampio e arriva a coinvolgere tutto quel sistema woke e femminista che invece vede positivamente la nomina di una donna alla guida di una Chiesa. Da parte loro, invece, tutto dovrebbe essere in rosa perché le donne sanno “svecchiare” ambienti sterilizzati dal machismo occidentale, che la Chiesa è donna (frase già detta anche da qualche pontefice) e che ora che c’è la Mullally le cose cambieranno in meglio per molti, viste le sue posizioni su alcuni temi etici. Staremo a vedere.

Aggiornato il 30 aprile 2026 alle ore 10:32