Papa Leone e il buon pastore: “Accogliere chi moltiplica la gioia”

In occasione della recita del Regina Caeli di ieri, Papa Leone XIV ha riflettuto sulle parole del Vangelo di Giovanni sul buon pastore. Anzitutto, alcune parole evidenziano la forte contrapposizione tra il pastore, che guida e protegge, e il ladro, cioè l’impostore: “Chi non entra nel recinto dalla porta è un brigante. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e la abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). L’ingresso all’ovile è il luogo che evidenzia la prospettiva dell’incontro con la persona – il pastore – che ha un legame speciale con le pecore; chi non dovesse entrare “regolarmente”, scavalcando il recinto, non sarebbe altro che una persona intenzionata a fare del male alle pecore. Gesù è il buon pastore perché è nostro amico. Dice il Papa: “Egli ci conosce, ci chiama per nome, ci guida e, come fa il pastore con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo e fascia le nostre ferite quando siamo malati”. Il rapporto tra le pecore e il pastore, loro riferimento, è fatto di fiducia, che permette a ogni creatura dell’ovile di affidarsi alle cure e alle attenzioni di chi sta sempre con loro.

Gesù – continua Prevost – non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza. Non viene come a inquinare le nostre gioie terrene, ma le apre a una felicità più piena e duratura. Chi si affida a Lui non ha nulla da temere: Egli non mortifica la nostra vita, ma viene per donarcela in abbondanza”. Il pontefice paragona il nostro cuore al recinto delle pecore: dobbiamo stare attenti a chi può entrare, non solo perché possiamo accogliere nella nostra vita qualcuno in grado di “moltiplicare la gioia”, ma anche chi può togliercela. Il Papa mette in guardia dagli impostori e descrive il modo in cui agiscono: “Sono coloro che, nonostante le apparenze, soffocano la nostra libertà o non ci rispettano nella nostra dignità; sono convinzioni e pregiudizi che ci impediscono di avere uno sguardo sereno sugli altri e sulla vita”. Per il pontefice c’è anche altro: quando la vita è superficiale e orientata all’accumulo, alla ricerca di cose effimere; i ladri del gregge sono anche quelli che alimentano ogni forma di male e ostacolano la pace.

Afferma infatti Leone XIV: “Sono stili di vita superficiali o improntati al consumismo, che ci svuotano interiormente e ci spingono a vivere sempre all’esterno di noi stessi. E non dimentichiamo anche quei “ladri” che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”. Il monito del Papa è quello di chiederci continuamente chi vogliamo nella nostra vita, cercando di respingere coloro che provano a entrare ingannevolmente nel recinto del nostro cuore. Al termine del Regina Caeli, tenuto dopo la messa di ordinazione di dieci nuovi sacerdoti, il pontefice ha ricordato il 40° anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, evento che “rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti”. Da parte di Prevost l’auspicio che “prevalgano sempre discernimento e responsabilità, perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”.

Aggiornato il 27 aprile 2026 alle ore 11:37