L’Unione europea si appresta a varare una trasformazione senza precedenti nel settore dell’innovazione con la presentazione della proposta per il nuovo Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione 2028-2034, convenzionalmente denominato FP10. Non siamo di fronte a una semplice evoluzione di Horizon Europe, bensì a una vera e propria discontinuità storica che sposta il baricentro dell’intervento pubblico dalla pura scoperta scientifica alla solidità della manifattura continentale. Con una dotazione finanziaria di 175 miliardi di euro, il programma si configura come il piano pubblico di ricerca più imponente su scala globale, quasi raddoppiando le risorse attualmente stanziate, eppure la cifra non basta a rassicurare pienamente gli addetti ai lavori. Sul punto è intervenuto con fermezza Fabrizio Canetto, Presidente Nazionale di Assoeuro, avvertendo che “quei 175 miliardi, pur rappresentando un incremento dell’83 per cento, rimangono al di sotto dei 220 miliardi raccomandati dagli esperti; si tratta di un budget ambizioso ma fragile, e come associazione di categoria abbiamo il dovere di vigilare affinché almeno questa soglia minima venga protetta” durante i delicati negoziati con gli Stati membri.
La vera rivoluzione di FP10, tuttavia, risiede nella sua architettura strutturale: il programma è progettato per operare in simbiosi con il nuovo European Competitiveness Fund, eliminando i compartimenti stagni tra la ricerca d’eccellenza e l’applicazione industriale. L’obiettivo è creare una pipeline ininterrotta che accompagni un’idea dal laboratorio fino alla produzione di massa, superando le croniche difficoltà europee nel trasformare i brevetti in campioni commerciali. Secondo il Presidente Canetto, questa visione rappresenta “un’ambizione che, se realizzata, potrebbe finalmente affrontare quella valle della morte che troppi progetti europei hanno attraversato senza sopravvivere”.
Ma l’entusiasmo per la spinta industriale è accompagnato da una vigilanza critica su alcuni segnali preoccupanti, come la contrazione del budget destinato ai settori del clima, dell’energia e della mobilità, che scende dal 16 per cento al 14,5 per cento. In questo scenario, Assoeuro svolge un ruolo fondamentale nel monitorare che l’orientamento verso la competitività non finisca per soffocare la ricerca di base, una partita che lo stesso Canetto definisce “ancora aperta” e vitale per la sovranità tecnologica di lungo periodo. Per il sistema Italia, e in particolare per i professionisti della progettazione europea, il cambio di paradigma è totale: l’eccellenza scientifica non sarà più l’unico parametro, poiché i nuovi criteri di valutazione premieranno la scalabilità e l’impatto economico tangibile.
I consorzi del futuro dovranno necessariamente includere hub tecnologici, investitori e imprese, richiedendo competenze nuove che spaziano dall’equity alle logiche di de-risking finanziario. Il lavoro di accompagnamento avviato da Assoeuro per la comunità degli europrogettisti italiani punta proprio a trasformare queste nuove sfide in vantaggi competitivi, ricordando che il biennio 2026-2027 sarà strategico per non farsi trovare impreparati.
La sintesi di questa rivoluzione è racchiusa nelle parole di Fabrizio Canetto: “FP10 non è Horizon Europe con più soldi. È un cambio di filosofia: l’Europa smette di finanziare la ricerca come fine a sé stessa e inizia a finanziarla come motore di competitività industriale”, segnando così l’inizio di una nuova era in cui l’innovazione deve farsi impresa per garantire il futuro economico del continente.
Aggiornato il 22 aprile 2026 alle ore 11:45
