Domani potrebbe attenderci un altro weekend di guerriglia urbana, forse ben peggiore del precedente perché anche Roma sarà tristemente protagonista di eventi che potrebbero degenerare, mentre Milano si sta preparando alla replica della devastazione che ha subito la scorsa settimana. Se anche si fermasse a queste sue città, lo scontro per il disagio minorile, per i diritti e le rivendicazioni sarebbe un’altra grave ferita nella storia democratica di questo paese, che nei decenni precedenti ha dovuto affrontare e superare fenomeni come le Brigate rosse, e ha ancora a che fare con il fenomeno mafioso e malavitoso che affligge ampie aree del Paese.
Dinanzi a tutto ciò, la libertà di milioni di persone costrette a subire loro malgrado la volontà di una sparuta minoranza di abitanti della nostra bella penisola, viene compressa o calpestata perché qualcuno ritiene che i propri diritti siano rivendicabili solo a scapito dei diritti e la libertà di molti altri, ed è stato come tornare indietro di decenni quando abbiamo dovuto leggere le giustificazioni socio-antropologiche di fenomeni di violenza che sono e rimangono puri atti di illegalità, di devastazione, e di nobile e degno di essere preso in considerazione non hanno proprio nulla. “Moriremo soffocati di diritti” ci ammoniva anni fa Sergio Marchionne. Fu profetico e totalmente inascoltato, anche se aveva tremendamente ragione.
Quando alcuni anni fa si pronunciavano le parole “guerra ibrida” chi lo faceva veniva tacciato di catastrofismo, di esagerazione ed ignoranza.
Ed invece eccoci qua, a subire i danni di quella miopia intellettuale, sociologica e quindi strategica, e a dover amaramente riconoscere che se da allora si fosse prestata la dovuta cautela ai chiari segnali che si potevano scorgere all’orizzonte e si fossero messe in atto tutte le azioni necessarie per intercettare quei segnali di un tipo di guerra a cui noi non eravamo abituati, ma di cui ci venivano fornite le avvisaglie, oggi forse non saremmo costretti a mettere in campo l’esercito per attivare tutte le azioni di difesa necessarie ad arginare quello a cui si rischia di assistere domani.
Speriamo domani piova, anzi diluvi, perché quando piove, si sa, le rivoluzioni sono rimandate.
Milano e Roma non meritano un nuovo sacco.
Aggiornato il 23 ottobre 2026 alle ore 10:41
