Taccuino Liberale. Libero individuo per una libera Chiesa
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Il vescovo di Milano, prorogato dal Papa per un altro anno presso la diocesi ambrosiana, ha sferrato un pesante attacco all’individualismo e di conseguenza all’individuo, nell’intervista concessa qualche giorno fa al Il Corriere della Sera. Ha infatti dichiarato che “sarebbe il momento di una conversione dall’individualismo a un senso di appartenenza e di comunità”. Il giornalista lo incalza e cerca di approfondire il tema e chiede quale possa essere un antidoto all’individualismo, ed il vescovo, prontissimo gli risponde che lui crede (ah quando si dice la fede) che l’individualismo sia una forma di ottusa stupidità: ci vorrebbe quindi un po’ di intelligenza lungimirante. L’individualismo – gli – sembra un gretto egoismo: ci vorrebbe una conversione del cuore”. Conclude l’affondo definendo l’individualismo come “la difesa di una illusoria comodità: ci vorrebbe un senso di responsabilità che si lascia anche disturbare”.

Parole molto dure per uno che si definisce “irrilevante”, e che auspica che il suo successore sia meglio di lui, anche se ammette che “non ci voglia molto”. In effetti se il tenore del suo episcopato, o meglio, della cura pastorale della diocesi che gli è stata affidata, fa il paio con le parole sulla sua strenua avversione nei riguardi dell’individualismo, e dunque delle pecorelle che compongono il suo gregge, non ci vuole davvero molto per dire e fare di meglio. 

Troppa acqua è scorsa nei navigli (ormai nascosti) da quando a curare l’arcidiocesi c’erano figure come il Carlo Maria Martini (arcivescovo dal 1979 al 2002), o Dionigi Tettamanzi (dal 2002 al 2011) o anche Angelo Scola (2011–2017). Tutti alti prelati di grande profilo e spessore umano, teologico, e pienamente consapevoli del ruolo pastorale affidato loro dal Papa, in una arcidiocesi molto importante, impegnativa ed a dir poco unica. L’attuale arcivescovo è stato prorogato dal Papa per un altro anno, quindi si spera che l’anno prossimo, Milano trovi la guida laica (sindaco) e spirituale (arcivescovo) che merita, per ritrovare se stessa e per assumere quel ruolo protagonista nel Paese che ha sempre avuto e che è bene che mantenga ancora a lungo.

Quanto all’individuo, così bistrattato dall’attuale arcivescovo di Milano, ci spiace davvero che sia interprete del più retrivo accanimento contro l’individuo, ideologicamente astratto nell’individualismo contemporaneo che la Chiesa considera come una chiusura egoistica e una “malattia dell’anima” che tiene lontano dal bene comune. 

L’individuo è e rimane l’atomo fondante della società tanto cara al vescovo, e senza l’attività umana individuale è difficile immaginare qualcosa di collettivo, e la produzione o la ricchezza del singolo consente di condividere poi con gli altri. Non dovremmo mai dimenticare che anche San Francesco, prima di spogliarsi di tutti i suoi beni, per darli ai poveri, quei beni li aveva, per l’appunto.

Si può scegliere se immaginare le persone come tante pecorelle o operai della vigna, ma si parla sempre di individui e mai di astrazioni generiche. Si spera dunque che si torni a guardare al rispetto profondo che merita ogni individuo con la sua libertà e responsabilità individuale, perché senza individui non esistono le comunità tanto care al pastore ambrosiano, il quale forse non ha nemmeno letto o ascoltato mai Dario Antiseri, che su individualismo ed il suo legame con la Dottrina Sociale della Chiesa ha svolto una lunga parte della sua riflessione e opera intellettuale e filosofica.  

Antiseri vedeva nel principio di sussidiarietà (radicato nella Rerum Novarum e nella Centesimus Annus) il punto d’incontro ideale tra cattolicesimo e liberalismo, ed affermava che lo Stato non deve sostituirsi all’iniziativa dei singoli e dei corpi intermedi, e riprendendo Alexis de Tocqueville e Friedrich Hayek,  sottolineava che una società aperta fiorisce grazie alle associazioni volontarie, ed i fenomeni sociali si spiegano partendo dalle azioni, dai progetti e dalle responsabilità dei singoli individui.  

La società, per Antiseri, non è un ente astratto con una sua coscienza autonoma, ma l’insieme delle relazioni tra persone libere, e dare dello stupido agli individui, non è la cosa migliore da fare se si tiene al bene ed al progresso della collettività.

Aggiornato il 18 settembre 2026 alle ore 13:06