Legge elettorale, i dubbi di Forza Italia e Lega sul ballottaggio
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Il centrodestra non ha ancora ultimato la discussione sul ballottaggio all’interno della legge elettorale. In realtà, c’è ancora qualche giorno di tempo per la decisione definitiva, ma le possibilità che la maggioranza ritocchi la riforma del voto introducendo il doppio turno sembrano esigue. A pesare sono i tanti dubbi tecnici ma soprattutto la freddezza di Lega e Forza Italia. Così, in vista della battaglia parlamentare, che le opposizioni preannunciano dura, l’idea sembra tornare nel cassetto anche dopo che Forza Italia – tentata in un primo tempo di presentare una propria proposta di modifica – non deposita nessun emendamento a suo nome sul punto. Per chi è vicino al dossier nella maggioranza è un chiaro segnale di stop nonostante qualche possibilità resti legata all’emendamento annunciato e depositato dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera (doppio turno se nessuno supera il 48 per cento in entrambe le Camere ma con due forze sopra il 38 per cento) ma solo per l’Aula in modo anche da rinviare il nodo.

C’è dunque, ancora un po’ di tempo per approfondire il tema che, en passant, sarebbe stato toccato anche nel vertice tenutosi a casa della premier Giorgia Meloni con gli alleati per fare un punto sulla situazione, sull’azione del governo alla ripresa e sulla prossima festa di Bari. Il ballottaggio, del resto, si osserva nella maggioranza, è una misura che la premier vedrebbe con favore anche in chiave di contributo alla stabilità e di contenimento dell’effetto di partiti al di fuori delle coalizioni come, in questo momento, quelli di Roberto Vannacci o Carlo Calenda. Si riflette ancora un po’, dunque ma pesa la contrarietà degli alleati. Lega in primis che rivendica la necessità di “una legge elettorale chiara dove chi viene scelto può governare subito, senza accordi sottobanco”. Mentre Forza Italia in un primo momento più aperta al ballottaggio frena: “Ragioniamo laicamente su quale sia il migliore sistema per garantire governabilità, omogeneità delle coalizioni e stabilità”.

Il centrodestra procede unito, invece, sull’introduzione delle preferenze (“andiamo avanti su questa nostra battaglia storica”, dice Maurizio Lupi) e presenta un emendamento unitario che ricalca quello bocciato alla Camera compresa l’eliminazione, non senza polemiche, dell’alternanza 60 a 40 del genere nei capilista. Destinata a cambiare è poi la norma ribattezzata anti-cespugli introdotta alla Camera e che prevede che i voti dei partiti sotto il 3 per cento (salvo il miglior perdente) non vengano computati ai fini del calcolo per il premio di maggioranza. Una norma in odore di incostituzionalità sulla quale arriva un emendamento siglato FdI-Lega-Nm ma non da Forza Italia (che lo aveva presentato a proprio nome alla Camera) e Udc. Il centrosinistra, intanto, prepara la propria battaglia parlamentare con oltre 650 emendamenti, dei quasi 700 complessivi, di cui 8 comuni che prevedono, preferenze per tutti i parlamentari, senza capilista bloccati, stop all’indicazione del premier e l’alternanza 50 a 50 sui capilista. “Con le altre opposizioni faremo muro – promette la segretaria dem Elly Schlein – e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani”. Lo stop del Pd è netto anche sul ballottaggio, una formula che in passato, si osserva dal centrodestra, da quel lato non dispiaceva. Ma, oltre alle questioni tecniche legate al bipolarismo l’accusa al centrodestra è quella di volersi costruire “una legge a proprio uso e consumo”.

Aggiornato il 02 settembre 2026 alle ore 15:58