Il 28esimo regime Ue è una trappola per i lavoratori, dice la Ces
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Doveva semplificare le regole per le start-up, senza compromettere i diritti dei lavori. E invece la versione (molto) riveduta e (molto) corretta di Eu Inc si è trasformata in una proposta di vasta portata che minaccia i diritti dei lavoratori all’informazione, alla consultazione, alla partecipazione e alla contrattazione collettiva. E riduce la responsabilità delle imprese e si contrappone alla stessa strategia Made in Europe della Commissione, che evidentemente con una mano dà e con l’alta toglie.

Per questi motivi la Confederazione europea dei sindacati (Ces) tornerà a manifestare il 23 settembre per le strade di Bruxelles. La grande minaccia è l’ennesima corsa al ribasso dei salari in tutta Europa. La Ces, in collaborazione con le sue affiliate belghe, Acv-Csc, Fgtb-Abvv e Synova, terrà una manifestazione davanti al Consiglio europeo, proprio in concomitanza con la riunione dei ministri competenti sulla normativa contestata. L’iniziativa dovrà servire a sollecitare correzioni o addirittura chiedere di abbandonare il progetto, noto come “28esimo regime societario”.

La versione attuale della proposta di Palazzo Berlaymont creerebbe, osserva la Ces, un codice societario parallelo a livello europeo che, nella sua forma attuale, potrebbe essere utilizzato da aziende di ogni dimensione per eludere le leggi nazionali sul lavoro, le strutture di contrattazione collettiva e i diritti dei lavoratori all’informazione, alla consultazione e alla rappresentanza nei consigli di amministrazione.

Secondo un’analisi giuridica condotta dall’Ituc, l’Istituto europeo dei sindacati, Eu Inc consentirebbe alle aziende di: registrarsi negli Stati membri con standard sociali deboli, anche quando i lavoratori si trovano altrove; offrire stock option al posto di salari o contratti di lavoro; eludere il diritto dei lavoratori alla partecipazione alle decisioni e alla rappresentanza nel consiglio di amministrazione; sottrarre l’obbligo di informare e consultare i dipendenti sulle decisioni; accelerare le procedure di liquidazione in modo tale da privare i lavoratori dei salari non pagati. Nella sua forma attuale, afferma Esther Lynch, il progetto della Commissione “consentirebbe a un’azienda operante in Belgio di registrarsi in Bulgaria, dove il salario minimo è inferiore e la contrattazione collettiva è più debole, e di impiegare i propri lavoratori in condizioni meno favorevoli”. Consentire questo tipo di “acquisto regolamentare”, rileva la segretaria generale della Ces, “porterebbe inevitabilmente a una corsa al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro in tutto il continente”.

La Commissione, fa notare il sindacato europeo, ha affermato che non era questa la sua intenzione, ma non ha previsto alcuna garanzia legale per impedire ai datori di lavoro scorretti di sfruttare l’enorme lacuna nella legislazione del lavoro che il sistema Eu Inc creerebbe. “Ecco perché il nostro messaggio ai ministri oggi è semplice: correggetelo o abbandonatelo”, scandisce Lynch. Allo stesso tempo, insiste, “i lavoratori si trovano ad affrontare problemi molto concreti”, tra cui burnout, impiego incontrollato dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro, abuso del subappalto e delle pratiche lavorative precarie, e mancanza di opportunità formative per garantire che la forza lavoro sia preparata a guidare l’Europa nelle transizioni tecnologiche ed ecologiche.

Eu Inc, insomma, rincara la Confédération des syndicats chrétien, è un’iniziativa trasversale volta a deregolamentare l’intera Unione europea. E quando si interroga la Commissione sulla sua portata esatta e sulle garanzie in atto, nessuno è in grado di fornire risposte chiare, fa notare la segretaria generale Marie-Hélène Ska. Da mesi, avverte, “i sindacati mettono in guardia sui rischi di cercare il regime più favorevole, selezionare i Paesi con gli standard più deboli e le imposte sulle società più basse”.

Per Selena Carbonero Fernandez, segretaria generale dell’Abvv-Fgtb, il 28esimo regime “rischia di consentire alle imprese di scegliere le norme che meglio si adattano alle loro esigenze e di contrapporre le garanzie nazionali tra loro”. Ma l’Europa, osserva, “non ha bisogno di un nuovo paradiso fiscale per le imprese, ma di norme comuni e transfrontaliere che garantiscano elevati standard sociali, un solido dialogo sociale e la contrattazione collettiva, nonché una partecipazione significativa dei lavoratori in tutta Europa”. Allo stato attuale, “tali garanzie non sono in vigore”, e il sindacato europeo “non parteciperà a questa corsa al ribasso”.

Eu Inc, allora, non può che essere un “cavallo di Troia” che, presentato come sostegno alle start-up, “si è trasformato in un attacco frontale ai diritti dei lavoratori e alla responsabilità delle imprese, in diretta contraddizione con l’obiettivo dichiarato dalla Commissione di rafforzare la posizione delle imprese europee di fronte alla concorrenza globale”, scandisce il segretario regionale di Uni Europa, Oliver Roethig.

Consentendo alle imprese di scegliere Paesi con standard meno rigorosi, dicono i sindacati, si rischia in sostanza di compromettere il modello sociale europeo, le relazioni industriali e i posti di lavoro di qualità.

Per Roethig, la proposta “è purtroppo molto chiara: i diritti di partecipazione dei lavoratori dipendono dal luogo di registrazione dell’azienda, e un’azienda può registrarsi ovunque desideri”.

Aggiornato il 22 settembre 2026 alle ore 10:13