A settembre, alla riapertura del Parlamento, l’Esecutivo di centrodestra si dovrà misurare con l’ultima Legge di stabilità della XIX Legislatura. È una tappa fondamentale per la coalizione in vista delle elezione legislative del 2027. Il Governo di Giorgia Meloni ha inanellato una serie di successi straordinari: in politica estera, nel risanamento delle finanze pubbliche, nella riduzione del rischio sull’affidabilità finanziaria sul nostro debito sovrano che si è palesato con la promozione del nostro rating da parte di tutte le agenzie internazionali. È, inoltre, molto probabile l’uscita, con un anno di anticipo, dalla procedura d’infrazione Ue per debito eccessivo, grazie alla revisione di settembre sui dati del rapporto deficit-Pil che per molti osservatori è dato al di sotto del 3 per cento. Il merito è ascrivibile al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. I risultati che ha conseguito in finanza e in economia sono stati sempre migliori delle sue prudenti previsioni, non ultimo la probabile crescita del Pil per il 2026 che sarà superiore a quanto previsto dal Governo e dalle più importanti istituzioni e centri studi economici e finanziari. Il tutto, nonostante la finanza allegra del Governo Conte e un contesto internazionale molto difficile per la guerra in Ucraina e quella in medio oriente. Crisi internazionali che hanno fatto esplodere il costo dell’energia prodotta con fonti fossili (petrolio e gas) dei quali siamo grandi importatori, e che hanno inciso significativamente sulla bolletta energetica per imprese e famiglie e sull’inflazione importata.
Meno incisivo è stato il tentativo di ridurre il carico fiscale, che nel 2025 ha raggiunto il 43,1 per cento del Pil. Ha pesato in maniera determinante l’effetto devastante del super bonus 110 percento. Meno convincenti sono state le motivazioni addotte dal vice ministro, con delega alla riforma fiscale il tecnico Maurizio Leo; la pressione tributaria è cresciuta grazie “all’aumento delle entrate per circa 100 miliardi di euro nell’ultimo triennio dovuto alla lotta alla evasione fiscale e all’incremento dell’occupazione”. “Per ridurre il carico fiscale medio si deve agire non sul numeratore (entrate complessive) ma sul denominatore Pil. Se cresce il Pil si riduce la pressione tributaria”. A nostro modesto avviso, invece occorre intervenire con il bisturi sul lato della spesa pubblica improduttiva e sulle Tax Expenditure ovvero le deduzioni, le detrazioni, i crediti d’imposta e bonus. Nel rapporto annuale sulle spese fiscali (minori entrate) pubblicato nel mese di giugno 2026, redatto dalla Commissione per le Spese fiscali del ministero dell’Economia e delle Finanze, la commissione ha elencato ben 573 misure di agevolazioni fiscali previste per particolari settori dell’economia. Per l’esercizio 2025 le minori entrate per lo Stato sono state di 119 miliardi di euro. Nel medesimo rapporto, si prevedono minori entrate per Erario dello Stato per il 2026 di 129.749,4 miliardi di euro, 104.760,1 per il 2027 e 87.625 per il 2028. I settori economici che godono di maggiori provvidenze pubbliche sono: competitività e sviluppo delle imprese (104), diritti sociali, politiche sociali e famiglia (88), politiche economico-finanziarie di bilancio (86), la casa (19) il lavoro (26) e l’istruzione (23).
Nel rapporto è riportato dai redattori un considerazione assolutamente condivisibile “la situazione italiana in materia di spese fiscali appare alquanto peculiare: le spese fiscali tendono ad avere nel nostro paese una natura piuttosto frammentata e un carattere sistemico, che mette in evidenza il prevalente utilizzo per finalità di scambio con vari gruppi d’impresa”. Tradotto, sono spese fiscali che si sono stratificate nel tempo che favoriscono alcuni settori (lobby) e che vengono pagate da tutti i contribuenti. In altre parole clientele! Un Governo di centrodestra non può tollerare una pressione media (quella di Trilussa) dove ci sono contribuenti che vengono letteralmente salassati dall’Erario e molti altri che non pagano nulla, però godono pienamente del Welfare State. Per rispettare una vera equità fiscale, il Governo dovrebbe ridurre le spese in generale e quelle fiscali in particolare per abbassare l’incidenza del fisco per tutti. Meno privilegi per pochi, meno imposte per tutti. Così agisce un Esecutivo che si rifà ai valori del centrodestra. Speriamo in una Legge di stabilità di centrodestra!
Aggiornato il 07 agosto 2026 alle ore 11:46
