Antisemitismo, il pericolo che l’Europa non può ignorare
Foto: Ansa

Il tentativo di assalto da parte di un gruppo di naziskin a un hotel in Bulgaria dove alloggiavano giovani ebrei italiani è un campanello d’allarme che l’Europa non può più permettersi d’ignorare. L’antisemitismo sta tornando con una forza che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile. Per decenni, nel Vecchio Continente, ci si era illusi che Auschwitz avesse reso, di fatto, impossibile il ritorno dell’odio antiebraico. Era stato dimenticato l’ammonimento di Primo Levi, che con lucida amarezza scriveva: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo”. Le ragioni di questa recrudescenza sono innanzitutto politiche. L’Europa attraversa una stagione caratterizzata da una crescente sfiducia verso le istituzioni liberaldemocratiche e da profonde tensioni economiche e sociali. In un clima simile, prosperano movimenti che alimentano il consenso attraverso la ricerca di capri espiatori e la diffusione di teorie complottiste. Cambiano i mezzi, ma non il bersaglio. L’ebreo, ieri come oggi, continua a essere rappresentato come il simbolo dell’élite finanziaria, del potere occulto e della manipolazione globale. Si tratta di menzogne antiche, tramandate per secoli, che oggi vengono rilanciate con la velocità dei social network e amplificate dalla potenza degli algoritmi. Sarebbe però un errore attribuire la responsabilità del crescente clima antiebraico esclusivamente all’estrema destra nostalgica del nazismo. Esiste anche un’altra forma di antisemitismo che, prendendo le mosse dal conflitto mediorientale, non riesce più a distinguere tra la critica al Governo israeliano e il mondo ebraico nel suo complesso.

Accade in alcuni ambienti della sinistra. Criticare le scelte del Governo israeliano è pienamente legittimo; trasformare quella critica in un giudizio sugli ebrei, attribuendo loro una responsabilità collettiva per le decisioni assunte dal Governo di Benjamin Netanyahu, significa invece ricadere in un antico pregiudizio antisemita. È proprio su questo terreno che la politica è chiamata a dare prova di lucidità e responsabilità. Contrastare l’antisemitismo significa anzitutto riconoscerlo in tutte le sue manifestazioni, senza indulgere in ambiguità o doppi standard. Nessuna tradizione politica può considerarsi immune da questa responsabilità. Ogni volta che l’odio antiebraico viene minimizzato, giustificato o mascherato dietro altre parole, si contribuisce, consapevolmente o meno, a renderlo socialmente accettabile. L’antisemitismo è sempre stato uno dei principali indicatori dello stato di salute di una democrazia. Quando gli ebrei diventano il bersaglio dell’odio pubblico significa che una società ha iniziato a considerare normale individuare una minoranza da additare come responsabile dei propri mali. Per questo minimizzare è pericoloso. Dopo la Shoah, l’Europa rischia di dimenticare la lezione più importante della propria storia: quando l’odio contro una minoranza viene tollerato, nessuna libertà rimane davvero al sicuro.

Aggiornato il 06 agosto 2026 alle ore 10:31