Inizio della fine o fine dell’inizio?

En Passant

L’élite europea è nel panico mentre AfD e Le Pen avanzano in tutta Europa. Von der Leyen è ‘profondamente preoccupata. Entrambi i partiti sono in testa ai sondaggi e promettono di rompere con Bruxelles. È l’inizio della fine dell’UE?”, ha postato su “X” il “Dissidente globale”. Può essere davvero l’inizio della fine ma pure la fine dellinizio, in verità. L’Unione europea ha conseguito il successo politico dimostrato dall’allargamento progressivo nel corso dei decenni dal 1957. La forza attrattiva esercitata verso sempre più numerosi Paesi interessati a farne parte è la prova che essa ha sprigionato vitalità morale e materiale completata con l’euro. 27 Stati volontariamente l’hanno perseguita e consolidata mentre altri 9 sono candidati a farne parte di pieno diritto. In 21 dei 27 Stati la moneta ufficiale è l’euro. 25 su 27 aderiscono allo spazio Schengen senza frontiere. Sono i numeri del successo. Ciò nonostante l’Unione è ancora una confederazione, non una federazione. Gli Stati confederati hanno conservato la loro sovranità. Non si sono fusi negli Stati Uniti d’Europa: una legge, un governo, una giustizia, a livello federale.

L’Ue è una entità politica in bilico tra perfezionamento e dissoluzione. Ma mentre finora prevalevano le correnti centripete verso il perfezionamento federale, i risorgenti nazionalismi nel suo seno hanno rafforzato le correnti centrifughe verso la dissoluzione. L’affermarsi di leader e partiti dichiaratamente, con malriposto orgoglio, antieuropei sta mettendo in discussione non più soltanto le politiche e il funzionamento delle singole istituzioni ma soprattutto la ragione stessa dell’Unione europea. Se in Francia e Germania, le più grandi nazioni fondatrici dell’Europa unita, dovessero insediarsi al governo i partiti oggi in maggioranza relativa, in molte altre nazioni consimili movimenti politici avrebbero successo, dobbiamo presumerlo. E tuttavia ciò innescherebbe una resistenza virtuosa, dobbiamo sperarlo. I virtuosi credenti nella Federazione sarebbero spinti finalmente a compiere quel passo in avanti che finora è stato frenato dalla convinzione che dovessero muoverlo tutti assieme. La “geometria variabile”, per la quale i pochi avrebbero trascinato alla federazione i molti senza spezzare il legame confederale, dovrebbe essere rivista nel senso della costituzione di un nucleo duro di nazioni determinate a marciare speditamente verso gli Stati Uniti dEuropa: “chi ci sta, ci sta.” Fossero pure piccoli, purché come la Svizzera, libera, sovrana, armata.

Marie Le Pen e Alice Weidel al momento non sono consapevoli di guardare all’Europa con gli occhi dietro la nuca. Guardano al primo Novecento. Von der Leyen è giustamente preoccupata per le sorti dell’Unione europea. Le due rampanti leader che promettono di rompere con Bruxelles probabilmente romperanno la testa dei loro popoli. Il fallimento della reazione antieuropea dovrà essere la fine della fase storica della confederazione e l’inizio del suo compimento in federazione, se l’Europa avrà un futuro.

Aggiornato il 30 luglio 2026 alle ore 10:31