Giorgia Meloni punta sulle preferenze. Per queste ragioni, il vertice dei leader ha impresso un’accelerazione nella discussione del centrodestra sulla legge elettorale. La prima settimana di agosto la maggioranza in Commissione Affari costituzionali potrebbe formalizzare un emendamento sul modello di quello affossato dai franchi tiratori a Montecitorio. Ma con una novità: l’aggiunta del cosiddetto “lodo La Russa” dell’alternanza di genere dei capilista (probabilmente 60 a 40). A presentare una proposta di modifica in questo senso per la coalizione sarà certamente Noi moderati: “Al Senato – ha fatto sapere Maurizio Lupi – ripresenteremo un emendamento sulle preferenze, per ridare la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare e garantire la parità di genere”. Ma la vera partita, però, a conti fatti, si giocherà a settembre visto che è praticamente certo che i voti sulle proposte di modifica in commissione partiranno solo alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva (probabilmente nella prima settimana). È infatti in corso un braccio di ferro sul timing d’esame tra centrodestra e opposizioni con una soluzione di compromesso che potrebbe essere quella di fissare il termine per gli emendamenti, dopo le audizioni, e a ridosso della chiusura dei lavori, intorno al 6 agosto.
A sottolineare in chiaro che si entrerà nel vivo solo a settembre è Forza Italia che a più riprese ha fatto mostra di non scalpitare sulla riforma. “Non c’è nessuna volontà di correre”, ha evidenziato Roberto Rosso, senatore di Forza Italia che sta seguendo in Commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama la legge elettorale e l’esame non entrerà nel vivo prima della ripresa per cui “le vere decisioni sono a settembre”. Compresa, dunque, quella sulle preferenze. Un punto che però Fratelli d’Italia ritiene dirimente anche per evitare di incappare in possibili rilievi da parte della Consulta. Tra gli alleati, intanto, la Lega continua a mostrare di non dare peso all’argomento. Tra i temi in cima alle priorità del partito – spiega più di qualcuno nel partito – c’è sempre l’Autonomia che, si sottolinea, va portata a casa prima di tornare alle urne. “Ci sono cose un tantinello più importanti” della riforma del sistema di voto, ha sottolineato Matteo Salvini che ribadisce anche di non essere contrario alle preferenze. E il ragionamento che, a questo punto, quasi tutti fanno nella maggioranza è che, al di là dei mal di pancia, nel voto palese in commissione ed eventualmente in Aula a Palazzo Madama nessuno potrà tirarsi indietro. Una volta incassato il via libera del Senato, intorno alla metà di settembre, ci sarà il terzo passaggio alla Camera che, evidenzia più di qualcuno, è importante avvenga prima dell’avvio della sessione di bilancio per evitare incroci complicati visto che quest’anno la manovra parte da Montecitorio.
È alla Camera che si giocherà la partita più complessa sulla legge elettorale visto che, anche in caso di apposizione della fiducia, il voto finale potrebbe avvenire, su richiesta, a scrutinio segreto. E dunque il rischio di imboscate è sempre possibile. Certo è, ragiona però più di qualcuno nel centrodestra, che un conto è affossare un emendamento, altro è l’intero provvedimento, cosa che potrebbe comportare la fine della legislatura. Intanto, il senatore Antonio De Poli ha rivendicato la predilezione delle preferenze. “Noi ripresenteremo l’emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale. Per noi le preferenze significano riportare la politica in mezzo tra la gente”. Lo ha detto il segretario dell’Udc questa mattina in occasione del Consiglio nazionale del partito. A suo avviso, “bisogna far scegliere ai cittadini i propri candidati che devono rispondere chiaramente ai loro elettori, così si recupera anche la fiducia nella politica e recuperare quell’assenteismo di cui spesso la politica è accusata”.
Aggiornato il 23 luglio 2026 alle ore 15:34
