Perché l’Europa deve tornare a essere severa contro la criminalità
Per anni l’Europa ha coltivato un’illusione: quella di poter affrontare il problema della criminalità con strumenti sempre più deboli, confidando che il benessere economico, l’inclusione sociale e il progresso culturale fossero sufficienti a contenere ogni forma di illegalità. I risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.
In molte città europee i cittadini percepiscono una crescente insicurezza. Furti, rapine, aggressioni, spaccio di stupefacenti, baby gang, violenze urbane e criminalità diffusa alimentano una sensazione di vulnerabilità che nessuna statistica può cancellare. Quando una persona evita di uscire la sera, cambia percorso per paura o rinuncia a frequentare determinate zone della propria città, il problema è già diventato politico.
Lo Stato moderno nasce per garantire sicurezza. Quando non riesce più a farlo, la sua stessa legittimità viene messa in discussione.
L’errore più grave commesso da una parte delle classi dirigenti europee è stato quello di considerare la sicurezza una questione secondaria, quasi un tema da lasciare alle forze politiche più radicali. Nel frattempo, la criminalità si è evoluta, si è organizzata e ha saputo sfruttare ogni debolezza istituzionale.
Le organizzazioni mafiose operano ormai su scala internazionale. Le reti del narcotraffico muovono miliardi di euro. Le bande giovanili reclutano nelle periferie degradate. Le truffe informatiche colpiscono cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. In molti quartieri la percezione dell’autorità pubblica si è progressivamente indebolita.
Di fronte a questo scenario non bastano più interventi simbolici.
Occorre innanzitutto ristabilire il principio della certezza della pena. Una società nella quale il reato viene percepito come un rischio accettabile è una società destinata a vedere crescere l’illegalità. Chi delinque deve sapere che verrà individuato, processato e sanzionato in tempi rapidi.
Serve poi una presenza molto più visibile dello Stato. Non esistono zone franche. Non esistono quartieri sottratti alla legalità. Ogni metro quadrato del territorio nazionale deve essere percepito come spazio nel quale la legge prevale sulla forza, sull’intimidazione e sulla criminalità organizzata.
La tecnologia può diventare una risorsa decisiva. Videosorveglianza avanzata, analisi investigativa supportata dall’intelligenza artificiale, cooperazione internazionale tra forze di polizia e tracciamento dei flussi finanziari illeciti devono diventare strumenti ordinari dell’azione pubblica.
Anche il tema dell’immigrazione irregolare non può essere affrontato con superficialità. La stragrande maggioranza degli immigrati che vivono e lavorano onestamente in Europa non deve essere confusa con chi entra illegalmente o viene coinvolto in circuiti criminali. Tuttavia, negare l’esistenza di problemi di sicurezza legati all’irregolarità significa ignorare la realtà. Uno Stato serio deve sapere chi entra, chi soggiorna e chi deve essere allontanato dal proprio territorio.
Le politiche di integrazione funzionano soltanto quando sono accompagnate dal rispetto rigoroso delle regole. Senza legalità non esiste integrazione; esiste soltanto disordine.
L’Europa si trova oggi a un bivio storico. Può continuare a minimizzare i problemi, rincorrendo emergenze sempre più frequenti, oppure può scegliere di recuperare autorevolezza. Non si tratta di rinunciare alle libertà democratiche, ma di difenderle. Le società aperte sopravvivono soltanto se sono capaci di proteggere se stesse.
La sicurezza non è un lusso, né una concessione politica. È il fondamento stesso della convivenza civile. Quando i cittadini iniziano a dubitare della capacità dello Stato di garantire ordine e legalità, il rischio non è soltanto l’aumento della criminalità. Il rischio è l’erosione della fiducia nelle istituzioni democratiche.
Ecco perché l’Europa deve tornare a essere severa. Non per paura. Non per vendetta. Ma per responsabilità verso i propri cittadini e verso il futuro delle proprie democrazie.
Aggiornato il 18 giugno 2026 alle ore 10:19
