Lilli Gruber ha fatto uno scoop al contrario. L’onorevole Vannacci, il generale, ha conquistato la Gruber, che avrebbe dovuto atterrarlo, avvalendosi di Lina Palmerini. Del resto il generale combatteva contro due donne, Lilli e Lina, e non gli è stato difficile stravincere. La furbissima Lilli ha voluto Vannacci perché prevedeva che l’audience sarebbe andata alle stelle, com’è stato, considerando gli standard della trasmissione. E l’ha voluto anche per sfogare a squarciagola il sinistrismo militante contro un bersaglio ideale, per lei.
Doveva essere una passeggiata per l’elettrica Lilli. Invece è caduta e scaduta inopinatamente. Ma forse no, perché ha disvelato la faziosità che la caratterizza e nasconde, in genere, dietro un impeccabile savoir-faire giornalistico. Domande di ferro in parole di velluto. Stavolta no, tanto che a me ha ricordato un aforisma del vecchio Winston: “I fascisti del futuro si definiranno antifascisti.” Sia chiaro, il sinistrismo antifascistico di Lilli è comprovato dalla sua prestigiosa carriera giornalistica. Eppure, di fronte a Vannacci, per dimostrare la fibra democratica di cui è fatta, si è lasciata andare persino alla irriguardosa domanda clou dello spettacolo: “E se scoprissimo che lei è gay?” Beh, signora Gruber, davvero le interessa saperlo? Davvero le importava approfondire la relazione coniugale del generale e investigare se fosse fedele alla moglie, guarda un po’, straniera? Ma non erano domande di questo genere che lei, signora Gruber, ha sempre stigmatizzato perché intime e dunque volgari, specie in questo specifico caso dove nulla le giustificava, non avendo esse agganci con l’attualità politica del “caso Vannacci”?
L’intervento di Vannacci a “Otto e mezzo” era un’ottima occasione per fare dell’ottimo giornalismo al servizio degli spettatori: domande corte e puntuali; altrettali le risposte. Invece l’aggressività della Gruber, alla quale si è occasionalmente associata la Palmerini, altrimenti mite e professionale, nel poco spazio lasciatole dall’incalzante Lilli nella parte di pubblico ministero anziché d’intervistatrice, è esplosa con virulenza inusitata. L’effetto è stato sconcertante, ma non per Vannacci, che ha esposto le sue idee nonostante le continue interruzioni e l’accavallarsi delle voci. Nondimeno l’occasione di conoscere a fondo e in dettaglio il pensiero del generale è andata non dico smarrita, ma fortemente ridimensionata. E la colpa è tutta di Lilli, più interessata a riaffermare sue ben note idee che a stimolare ed ascoltare le idee di Vannacci.
Peccato! Lilli Gruber ha perso la calma mentre il generale sembrava “in comando” della trasmissione di cui era ospite-imputato. Non volendo, Gruber e, di meno, Palmerini, hanno regalato a Vannacci uno super-spot per “Futuro nazionale”. La sua vantata virtù maieutica stavolta Gruber non l’ha sfoggiata. S’è fatta prendere la mano dal protagonismo catodico.
A scanso d’equivoci, quel poco che ho capito di Vannacci, basta e avanza. Egli dice di rappresentare la “destra autentica”. Ebbene, la sua “destra autentica” è autenticamente illiberale.
Aggiornato il 12 giugno 2026 alle ore 09:56
