L’Europa non si costruisce soltanto con i fondi che mette a disposizione, ma con la competenza strategica di chi sa trasformare quelle risorse in sviluppo reale, diritti e futuro. Dal congresso nazionale di Assoeuro (Associazione nazionale europrogettisti) svoltasi a Roma, il presidente riconfermato Fabrizio Canetto ha lanciato un allarme chiarissimo alla politica: basta soluzioni improvvisate ed emergenziali, serve il riconoscimento giuridico immediato dell’europrogettista. La complessa lezione ereditata dall’attuazione del Pnrr ha dimostrato che questa figura professionale non può più essere ridotta a una funzione burocratica di semplice compilazione di formulari. L’europrogettista rappresenta l’ingranaggio centrale, lo snodo multidisciplinare che collega l’Unione europea, lo Stato, le Regioni, le Pubbliche Amministrazioni e le Pmi. Si tratta di un vero e proprio mediatore istituzionale che opera tra l’indirizzo politico e l’azione amministrativa, garantendone la legalità ed evitando sovrapposizioni improprie grazie a competenze che spaziano dal project management al diritto dell’Ue e agli aiuti di Stato. Proprio l’assenza di una valorizzazione di questo ruolo ha evidenziato le storiche fragilità del Mezzogiorno, dove gli organici ridotti all’osso dei Comuni hanno reso impossibile gestire la complessità dei bandi europei. Di fronte alla crisi, le istituzioni hanno risposto creando ridondanti cabine di regia che hanno aumentato la burocrazia e assumendo a tempo determinato figure prive di esperienza specialistica. Canetto ha descritto questo fallimento con una forte metafora medica: si è scelto di curare un paziente grave con tirocinanti della guardia medica anziché con medici specialisti, dimenticando che i veri professionisti del mercato non accettano contratti precari e a termine con la Pa. Il Sud ha così pagato il prezzo più alto, registrando la stragrande maggioranza dei progetti de-finanziati o revocati e vedendo allargarsi il divario con il Nord che il Pnrr doveva colmare. A questa miopia nazionale si aggiunge la deriva europea sul programma Erasmus+, le cui nuove linee guida scoraggiano il ricorso a esperti esterni, penalizzando le realtà più periferiche e fragili che non hanno competenze interne. Una scelta che Assoeuro contesterà direttamente a Bruxelles, creando alleanze transnazionali.
Per non ripetere tali errori in vista della programmazione europea 2028-2034, l’associazione chiede riforme su due binari: una rivisitazione normativa della Legge 4/2013 per definire giuridicamente la professione, istituire un Registro nazionale dei professionisti certificati in cui l’iscrizione ad associazioni riconosciute sia titolo qualificante e introdurre clausole premiali nei bandi, e una riforma strutturale della Pa tramite un Fondo nazionale per la Progettazione europea che permetta ai Comuni di ingaggiare esperti qualificati esterni, insieme all’istituzione di sportelli territoriali e al divieto di affidare fondi Ue a chi non possiede competenze verificate. La sfida futura sarà geopolitica e richiederà capacità di creare reti transnazionali; per questo il dibattito non deve più essere su quanti fondi avremo, ma sul valore e lo spazio di autonomia da riconoscere ai professionisti per trasformare le risorse in sviluppo reale. Il tempo delle diagnosi è ormai finito, conclude Fabrizio Canetto, è il momento delle terapie, e questa volta le terapie vogliamo somministrarle noi: i medici specialisti.
Aggiornato il 19 maggio 2026 alle ore 10:36
