Meloni agli alleati: “Avanti sulla legge elettorale”

Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi i leader della coalizione per dettare la linea sulla legge elettorale. Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno condiviso i punti cardine del cosiddetto Stabilicum: un sistema proporzionale puro con correttivi di stabilità molto marcati. Il centrodestra tira dritto sulla riforma della legge elettorale, aprendo al dialogo con le opposizioni su qualche modifica. Dopo settimane di confronti, con il montare delle indiscrezioni sui distinguo fra alleati, era necessario fare il punto della situazione. Per queste ragioni, la premier ha visto gli alleati di Governo per un’ora e mezza di riunione in cui è stata anche analizzata la crisi nello Stretto di Hormuz, con gli scenari di un’eventuale partecipazione dei cacciamine italiani a una missione internazionale e le preoccupazioni per la crisi energetica, che spingono ad accelerare verso il nucleare per ridurre la dipendenza dall’estero. Non c’è ancora la sintesi, invece, sulle presidenze di Consob e Antitrust.

Martedì scorso Meloni si era detta “abbastanza ottimista” di chiudere queste nomine entro la settimana. Salvini sarebbe tornato alla carica per Federico Freni alla Consob, ma sul leghista sottosegretario all’Economia resisterebbero le remore ai piani alti del Governo. “Ne parliamo un’altra volta ora non c’è tempo”, avrebbe tagliato corto la presidente del Consiglio il pranzo di lavoro, in cui si sancisce che sullo Stabilicum non ci sono ripensamenti. Tajani ha smentito le velleità di Forza Italia di frenare, e Salvini è apparso “il più convinto di tutti”, dicono i suoi alleati. Si procede “dritti”, dice il leader leghista. Che però non vedrebbe affatto di buon occhio l’ipotesi avanzata dagli azzurri di eliminare il listino per la distribuzione del premio. In generale, è stato comunque ammesso che alcuni correttivi debbano essere fatti alla proposta di legge su cui in Commissione Affari costituzionali della Camera sono in corso le audizioni. In primis, la soluzione del ballottaggio. Fratelli d’Italia e Noi moderati poi preparano emendamenti per introdurre le preferenze. Su altri aspetti, come l’abbassamento del premio di maggioranza, si potrebbe intervenire, è la linea che filtra dal centrodestra, se le opposizioni accetteranno di condividere l’impostazione della riforma. Non a caso, dopo il vertice vengono notati vari capannelli in Transatlantico a tema elettorale. E c’è chi nota che anche il ministro Francesco Lollobrigida si intrattiene a parlare con esponenti del centrosinistra. Si sta ragionando anche su un altro aspetto, il rischio di avere due maggioranze diverse alla Camera e al Senato. Un’ipotesi di scuola, considerata remota, che si potrebbe fronteggiare prevedendo in quel caso di attribuire tutti i seggi con il proporzionale, senza premio. Già la prossima settimana la maggioranza si sarebbe data appuntamento a un tavolo per le valutazioni tecniche.

Un fatto è certo, la maggioranza dopo il vertice di Palazzo Chigi, è intenzionata a procedere speditamente sulla legge elettorale ma, anche a fronte delle audizioni di questi giorni, mette in conto una serie di aggiustamenti tecnici sulla riforma. Limature delle quali si parlerà più approfonditamente la prossima settimana in una riunione tecnica di centrodestra. E tra le ipotesi sulle quali starebbe ragionando Forza Italia metterebbe sul piatto anche quella, nel caso di maggioranze differenti tra Camera e Senato, di procedere con una attribuzione dei seggi solo proporzionale, senza prevedere il premio. Premio che, sempre secondo gli azzurri, potrebbe inoltre essere attribuito anche dopo il voto e non attraverso il listino di 70 deputati e 35 senatori. Oltre alle limature tecniche, spiegano fonti di maggioranza, è possibile valutare altri aggiustamenti più corposi ma solo nel caso le opposizioni inizino a dialogare e non snaturando l’impianto. Ma se il centrosinistra continuerà a sostenere che il testo è “irricevibile” allora l’indicazione sarà quella di procedere comunque anche in solitaria per modificare una legge che, si sostiene nel centrodestra, rischia di consegnare al Paese un pareggio.

Aggiornato il 07 maggio 2026 alle ore 16:22