Perché il referendum stabilizzerà o rafforzerà la leadership di Giorgia Meloni

Il prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati si preannuncia come una partita politica radicalmente diversa da quella del 2016. Mentre Matteo Renzi trasformò il referendum sulle riforme costituzionali in un voto plebiscitario sulla sua persona, finendo travolto dal “No”, Giorgia Meloni sta gestendo la questione con una strategia opposta: depersonalizzare il voto per rafforzare la tenuta del governo e consolidare il consenso di centrodestra.

L’ERRORE DI RENZI: LA PERSONALIZZAZIONE COME BOOMERANG

Nel 2016, Matteo Renzi compì l’errore strategico di legare indissolubilmente il proprio destino politico all’esito del referendum costituzionale. “Se perdo, me ne vado”, dichiarò, trasformando un voto tecnico sulle riforme in un voto di fiducia o sfiducia al suo operato. Questo portò a un’unione di tutte le opposizioni (da destra a sinistra) e a una forte mobilitazione dell’elettorato contro la sua figura, piuttosto che sul merito della riforma. Il risultato fu una netta sconfitta del “Sì” e alla conseguente fine del suo governo.

LA STRATEGIA DI MELONI: UNA BATTAGLIA DI PROGRAMMA, NON DI PERSONA

A differenza di Renzi, Giorgia Meloni sta affrontando il tema della giustizia, e in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, come un punto programmatico cardine del centrodestra, non come un atto personale. La separazione delle carriere viene presentata come un rafforzamento dello Stato di diritto e un adeguamento ai principi europei di imparzialità del giudice. Il governo sta puntando sulla necessità di garantire la terzietà del giudice rispetto all’accusa, una riforma strutturale sostenuta storicamente da Forza Italia e ora condivisa dall’intera maggioranza.

ECCO PERCHÉ QUESTA STRATEGIA RAFFORZA LA MELONI

Sono almeno quattro i punti strategici che hanno caratterizzato questa contesa referendaria

  1. Nessuna “trappola” personale: La Presidente del consiglio non ha personalizzato il voto. Anche in caso di risultati incerti, il governo non appare precario. L’obiettivo dichiarato è portare a casa una riforma bandiera del centrodestra, non cercare un plebiscito.
  2. Unità del centrodestra: La separazione delle carriere è un cavallo di battaglia storico di Forza Italia, sposato da Fratelli d’Italia e dalla Lega. Il referendum funge da collante per la coalizione, unificando le varie anime su un tema identitario e garantista. Non essendo tema “meloniano” per eccellenza, anche un suo eventuale fallimento può rappresentare un colpo attutito facilmente dalla Presidente del consiglio e dal suo partito.
  3. Temi concreti contro la propaganda: A differenza del 2016, dove la riforma era percepita come astratta e accorpata a troppi cambiamenti, la separazione delle carriere è un tema chiaro, spesso percepito dall’opinione pubblica come necessario per garantire un processo più giusto, riducendo l’influenza delle correnti nella magistratura.
  4. Vittoria anche senza quorum: Sebbene il referendum confermativo non richieda il quorum, la narrazione governativa punta a una vittoria del “Sì” come una modernizzazione dell’Italia. Anche una campagna elettorale accesa, ma focalizzata sui contenuti tecnici (come la creazione di due distinti Csm), serve a mobilitare il nucleo duro dell’elettorato di destra. Giorgia Meloni potrebbe essere la prima Presidente del consiglio a portare a casa una vera e grande riforma dopo anni di promesse mancate.

LA BATTAGLIA SI SPOSTA SULLA RIFORMA, NON SULL’UOMO

La differenza fondamentale sta nel metodo. Meloni sta lasciando che il ministro della Giustizia Nordio e i parlamentari guidino la campagna tecnica, mantenendo una posizione di supporto politico senza legare la sua poltrona all’esito. Questo permette alla leader di Fratelli d’Italia di incassare un’eventuale vittoria come un successo riformatore, o di ridurre al minimo le perdite in caso di sconfitta, evitando l’effetto “boomerang” che abbatté il governo Renzi.

In definitiva, la separazione delle carriere è strutturata per essere una battaglia di civiltà giuridica che mira a separare i destini dei magistrati, mentre la strategia politica di Meloni mira a separare il proprio destino da quello di un eventuale voto contrario, rendendo l’esito, in ogni caso, un fattore di rafforzamento della propria immagine di leader coerente e non personalista.

Aggiornato il 17 marzo 2026 alle ore 10:14