martedì 17 marzo 2026
Il prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati si preannuncia come una partita politica radicalmente diversa da quella del 2016. Mentre Matteo Renzi trasformò il referendum sulle riforme costituzionali in un voto plebiscitario sulla sua persona, finendo travolto dal “No”, Giorgia Meloni sta gestendo la questione con una strategia opposta: depersonalizzare il voto per rafforzare la tenuta del governo e consolidare il consenso di centrodestra.
L’ERRORE DI RENZI: LA PERSONALIZZAZIONE COME BOOMERANG
Nel 2016, Matteo Renzi compì l’errore strategico di legare indissolubilmente il proprio destino politico all’esito del referendum costituzionale. “Se perdo, me ne vado”, dichiarò, trasformando un voto tecnico sulle riforme in un voto di fiducia o sfiducia al suo operato. Questo portò a un’unione di tutte le opposizioni (da destra a sinistra) e a una forte mobilitazione dell’elettorato contro la sua figura, piuttosto che sul merito della riforma. Il risultato fu una netta sconfitta del “Sì” e alla conseguente fine del suo governo.
LA STRATEGIA DI MELONI: UNA BATTAGLIA DI PROGRAMMA, NON DI PERSONA
A differenza di Renzi, Giorgia Meloni sta affrontando il tema della giustizia, e in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, come un punto programmatico cardine del centrodestra, non come un atto personale. La separazione delle carriere viene presentata come un rafforzamento dello Stato di diritto e un adeguamento ai principi europei di imparzialità del giudice. Il governo sta puntando sulla necessità di garantire la terzietà del giudice rispetto all’accusa, una riforma strutturale sostenuta storicamente da Forza Italia e ora condivisa dall’intera maggioranza.
ECCO PERCHÉ QUESTA STRATEGIA RAFFORZA LA MELONI
Sono almeno quattro i punti strategici che hanno caratterizzato questa contesa referendaria
LA BATTAGLIA SI SPOSTA SULLA RIFORMA, NON SULL’UOMO
La differenza fondamentale sta nel metodo. Meloni sta lasciando che il ministro della Giustizia Nordio e i parlamentari guidino la campagna tecnica, mantenendo una posizione di supporto politico senza legare la sua poltrona all’esito. Questo permette alla leader di Fratelli d’Italia di incassare un’eventuale vittoria come un successo riformatore, o di ridurre al minimo le perdite in caso di sconfitta, evitando l’effetto “boomerang” che abbatté il governo Renzi.
In definitiva, la separazione delle carriere è strutturata per essere una battaglia di civiltà giuridica che mira a separare i destini dei magistrati, mentre la strategia politica di Meloni mira a separare il proprio destino da quello di un eventuale voto contrario, rendendo l’esito, in ogni caso, un fattore di rafforzamento della propria immagine di leader coerente e non personalista.
di Leonardo Raito